I funerali di Togliatti, per memoria

Giuliano Procacci
Storia degli italiani
Laterza, Bari 1998 [1968], pp. 557-559

… Dopo la sconfitta del 1948 sembrava a molti che la stella del comunismo italiano volgesse ormai al suo tramonto, ma non fu così. Di elezione in elezione il Partito comunista accrebbe considerevolmente il proprio quoziente di voti sino a raggiungere quasi gli otto milioni nelle elezioni del 1963. Né il miracolo economico, né la crisi seguita al XX Congresso del Pcus e ai fatti di Ungheria, sono valsi a frenare questa progressione.

Il segreto, se di segreto si può parlare, di questo successo lo si può trovare nell’esortazione di Togliatti ai suoi compagni ad “aderire a tutte le pieghe” della società italiana, un suggerimento che essi seppero comprendere e applicare. […]

Come già il Partito socialista all’inizio del secolo, il Partito comunista è divenuto così il grande collettore di tutte le varie e talvolta divergenti spinte e correnti di opposizione che fermentano nella varia e contraddittoria società italiana. Ciò costutuisce la sua grande forza, ma ciò costituisce anche la sua debolezza, in quanto lo pone continuamente di fronte al dilemma tra il tener fede alla propria antica vocazione rivoluzionaria e proletaria o il trasformarsi in un partito di opposizione “dentro il sistema”, una sorta dilaburismo all’italiana. Della difficoltà di conciliare queste due anime del comunismo italiano e della necessità di riuscirvi, così come dell’altra consistente nell’accentuarne le caratteristiche nazionali tenendo fermo il collegamento con la politica internazionale dell’Unione Sovietica, fu pienamente consapevole Palmiro Togliatti. Il suo testamento politico – il celebre memoriale di Yalta – che egli scrisse pochi giorni prima della sua morte, è la testimonianza di come fino all’ultimo egli sia rimasto impegnato in questo improbo sforzo politico e intellettuale. 

Togliatti

Quando la sua salma venne riportata in Italia, seguirono la sua bara un milione di persone. Da vivo egli era stato paragonato a Cavour, per la sua lucidità politica e la sua fermezza. Ma Cavour era morto al culmine della sua gloria, mentre a lui toccava di morire in un’Italia gaudente e volgare. Nella tristezza della folla che lo accompagnava per l’ultima volta, vi era la consapevolezza di un traguardo che non era stato raggiunto e la consapevolezza di un lungo e faticoso cammino. 

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http://www.mariocarnicelli.com/gallery/58721/funerale-di-togliatti

http://www.arte.it/opera/funerali-di-togliatti-2431

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2007/08/04/cosi-morivano-vecchi-compagni.html.

°°°

Guido Crainz
Quell’Italia scomparsa di Togliatti e De Gasperi
la Repubblica, 21 agosto 2014

… non capiremmo né Togliatti né De Gasperi se non li collocassimo in un’Italia scomparsa da tempo, quasi “antropologicamente” diversa (ce lo ricordano le straordinarie immagini dei funerali di Togliatti scattate da Mario Carnicelli)

°°°

Ormai non ve lo chiedo neanche più dove andare
sento che arriveremo alla fine
e io che so tante cose questo non lo saprò mai.
Mah! Il cammino incomincia
e il viaggio è già finito

https://www.youtube.com/watch?v=yYPN_XVwSm0

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