Contro l’abuso dei buoni sentimenti in letteratura

Thomas Mann

Tonio Kröger

Mondadori, Milano 1988 [1903], traduzione di Emilio Castellani

… quello che si dice non può mai, in nessun caso, essere la cosa più importante; bensì null’altro che la materia, indifferente di per sé dalla quale si deve ricavare in composto dominio di gioco l’immagine estetica. Se quello che avete da dire vi preme troppo, se il vostro cuore palpita con troppo slancio a suo riguardo, allora potete esser certa di un fiasco completo. Cadrete nel patetico, ne sentimentale; qualcosa di pesante, di goffamente serio, di non dominato, non ironico, scipito, noioso, banale uscirà dalle vostre mani, e per concludere non otterrete che indifferenza tra il pubblico e delusione e desolazione in voi stessa… Proprio così, Lisaveta: il sentimento, il caldo cordiale sentimento, è sempre banale e inservibile […] Non parlate di mestiere, Lisaveta Iwanowna! La letteratura non è affatto un mestiere, ma una maledizione, perché lo sappiate. E quando incomincia a farsi sentire, questa maledizione? Presto, terribilmente presto. A un’epoca in cui si potrebbe ragionevolmente pretendere di vivere d’amore e d’accordo con Dio e con il mondo. Uno comincia a sentirsi segnato, a rendersi conto di essere in incomprensibile contrasto con gli altri, coi normali, con la gente ordinaria; sempre più profondo si scava l’abisso di ironia, d’incredulità, d’opposizione, di lucidità, di sensibilità che lo separa dagli uomini; la solitudine lo inghiotte, e da quel momento non c’è più possibilità d’intesa. Che destino! … Un artista, un vero artista – non uno che abbia l’arte per predestinazione borghese, ma per cui l’arte sia predestinazione e condanna – è distinguibile tra una folla umana allo sguardo meno esperto. Il senso dell’isolamento, della non appartenenza, di’essere riconosciuto e osservato, un che di regale e d’impacciato insieme gli sta dipinto in viso. Qualcosa di simile potrebbe cogliersi nei tratti di un principe che passi in abiti borghesi attraverso una folla. Non c’è abito borghese che tenga, Lisaveta! Uno può mascherarsi, camuffarsi finché vuole, vestirsi come un addetto d’ambasciata o un ufficialetto della guardia in permesso: basterà che alzi gli occhi, che pronunci una parola, perché ciascuno sappia che quello non è un uomo, bensì qualcosa di estraneo di sorprendente, di diverso…

Claudio Magris

letteratura e sentimenti una relazione molto pericolosa                                                                                                                                   rappresentare la contraddizione
Corriere della Sera, 27 aprile 1993

Con i buoni sentimenti, diceva Gide, non si fa letteratura. Non c’ è infatti artista che, timoroso di essere considerato edificante, non predichi la trasgressione piuttosto che invitare a osservare i comandamenti o la morale kantiana. Di fatto la letteratura mantiene raramente la promessa di fare i conti con il male, di cui la realta’ e’ permeata come l’ aria metropolitana dallo smog, e di esprimere quei sentimenti maligni che si impastano nell’ animo, rendendolo sporco e opaco […] L’ ostentata profanazione, cara a molte espressioni artistiche di effetto, si rivela spesso benintenzionata, cosi’ come sono in genere le persone piu’ a modo a vantarsi di aver ricevuto brutti voti in condotta. Gli scrittori dissacranti celebrano l’ eros contro la repressione, le scelte ribelli contro l’ autoritarismo dogmatico, la rivolta degli emarginati contro i tutori delle gerarchie sociali. Tutto cio’ e’ lodevole, ma e’ appunto una professione di moralita’ e di buoni sentimenti; sono questi ultimi che inducono a difendere le liberta’ d’ogni genere e le vittime di oppressioni, mentre sono gli inquisitori e i tiranni a rappresentare il male e ad avere quindi il diritto di ammantarsi della sua infera seduzione. Proprio gli scrittori che amano le provocazioni sono spesso dei bravi ragazzi, come ad esempio avviene oggi in Germania, in cui quasi tutti celebrano la democrazia occidentale ma criticano doverosamente il capitalismo, avversano il defunto comunismo dispotico ma coltivano un nobile e vago socialismo libertario. […] Ma per affrontare realmente la rete di malvagita’ che ci invischia e che ognuno di noi fila come un velenoso baco da seta, non bastano né la declamazione pur sincera di buoni sentimenti né la brada apoteosi della trasgressione, che implica spesso un caldo e rassicurante pathos sentimentale […] occorre viaggiare come Céline sino al fondo della notte, senza indorare la pillola. Céline ha osato esaltare uno dei mali piu’ abietti, l’ antisemitismo, ma perfino nella forsennata e autodistruttiva furia del suo colpevole pamphlet affiora, suo malgrado, la sua distorta generosita’ , che avrebbe potuto e dovuto fargli scrivere un altro libro, opposto a quell’ aberrazione. Solo una letteratura capace di confrontarsi senza compiacimenti e senza riguardi con l’ immane potenziale del negativo insito nella vita e nella storia puo’ esprimere l’ ardua bontà; sono Les liaisons dangereuses e non i romanzi sentimentali a narrare l’ intensità, lo smarrimento e anche la tenerezza dell’ amore. Le parole “bontà” e “buono” non stonano in bocca a Dostoevskij, proprio perche’ egli si è immerso senza remore nel fango che scorre nelle nostre vene, come un messia che risorge ma prima muore e scende davvero all’ inferno; Bernanos puo’ trovare la grazia perche’ non nobilita con sentimenti concilianti la dolente tenebra. Un occhio spietato e forse più che mai necessario oggi, in un momento in cui sono cadute le illusioni delle grandi filosofie della storia, persuase che le contraddizioni della realta’ recassero in se stesse il loro superamento e conducessero comunque a un ulteriore progresso; il divenire del mondo appare ora invece in balia di una caotica e imprevedibile ebollizione, indifferente a grandi disegni e prospettive.

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