Figure femminili nell’arte italiana del Novecento

Naturalmente anche i pittori italiani si sono esercitati con donne nude e bagnanti […]. Però l’artista italiano partecipa all’avanguardia con l’intelligenza, non con i sensi. Le sue donne restano in definitiva delle madri o al massimo delle mogli, più o meno disponibili a fare da modella o per diffidente gelosia o per dovere verso il marito che non ha i soldi per pagare la professionista. Appena appena appena un po’ sciolte nei movimenti, si spogliano timidamente. Un noto quadro di Casorati, il “Concertino” del 1924, ci mette malinconia: quelle donne nude lì hanno tutte le loro forme a posto, la pelle liscia, levigata e pronta ad accettare, al più, una timorosa, rispettosa carezza. In generale i nudi del Novecento italiano non sono desiderabili, non sono sensuali, sono persino casti. Le donne del pittore italiano del Novecento non saranno sempre sua moglie o sua madre, saranno comunque donne rispettabili. quando invece sono modelle e hanno desideri sessuali li mascherano, li nascondono bene (comunque, niente passioni, una botta e via, professionalmente).

Questo scrive Angiolo Bandinelli sul Foglio di oggi (Le donne di quadri raccontano pudori e libertà, pp. VI-VII). Fosse vero sarebbe tutto più semplice. Il fatto è che i mariti o i figli sono anche dei maschi oltre a restare dopo tutto delle persone. Anche di fronte alle modelle questa varia natura del pittore non si smentisce. La donna casta e pura corrisponde forse a una madonna senese del XIII-XIV secolo. E anche in quel caso ci sarebbe da vedere. Modigliani è passato di lì e questo non gli ha certo impedito di arrivare al nudo disteso con i peli del pube bene in vista. Erano tra l’altro, e volendo, sensuali anche quelle Madonne, con i loro colli lunghi e con tutto il languore racchiuso nello sguardo. Lasciamo stare e veniamo a tempi di molto successivi. La signora Florio di Boldini guarda altrove, pur essendo totalmente avvolta dal contesto; il suo petto o meglio il suo décolleté sarà casto e puro ma è il punto focale dell’intero quadro e con il suo pallore manda segnali di luce. Quanto alla donna ritratta in Sogni  da Corcos non sembra essere un tipo solamente tranquillo, è stata descritta come inquieta, moderna, fiera e consapevole.

Uscendo dalle nebbie della belle époque si arriva a Casorati. Concertino risale al 1924 come il ritratto della signora Florio. Più che Cézanne richiamato prima da Bandinelli un riferimento qui potrebbe essere il suo contemporaneo Puvis de Chavannes, pittore simbolista di affreschi nei quali campeggiavano volentieri donne dall’aspetto verginale, estatiche e assorte. In altri quadri dello stesso Casorati l’effetto conseguito è ancora diverso. Daphne a Pavarolo comporta un’idea di calma solitaria; la moglie del pittore, pur avendo gli occhi chiusi, sembra esprimere nella sua immobilità uno slancio generoso di abbandono al flusso della vita. In Conversazione platonica  la figura femminile è al centro e cattura l’attenzione assai più dell’osservatore seminascosto sotto il cappello. Non è esattamente una modella neutra, incarna assai più la carnalità che non la ponderatezza, e su ciò che sta per accadere è lecito lasciare spazio a varie ipotesi. Nel caso di Campigli la donna si viene a trovare fuori dal tempo e assume un aspetto enigmatico oltre che tormentato. Qui c’è davvero la ricerca di un’idea platonica, per ammissione stessa del pittore, senza nulla togliere allo splendore del corpo e alla frivolezza. Con Maternità di Gino Severini la ricerca formale porta a un risultato solo in apparenza freddo e distante. Il bambino, destinato alla morte,  è stretto nelle fasce come in una bara, mentre la madre pur avvolta in un sentimento di pietà sconsolata ha tratti di una amorevole dolcezza. Grazia e struggimento insieme, come è stato detto.

Le ultime immagini qui riprese sono quelle che più rimandano a un’idea di crisi e inquietudine pur senza uscire da perimetro di una composta normalità. In Donghi la famiglia còlta nel momento del battesimo diventa un ente metafisico, reale e irreale al tempo stesso. Esiste e non esiste come in Sei personaggi in cerca d’autore che è dello stesso periodo e che è attraversato da ben altre tensioni. Quello che ritrae la sorella è un Boccioni divisionista dotato di uno sguardo analitico e penetrante, il corpo rivestito di bianco attraversa il quadro in diagonale e si chiude su una testa piena di fervore affettuoso e trepido.  In Donna alla finestra il paesaggio sullo sfondo è tranquillo, geometrico perfino, e solidamente inquadrato dalle strutture lignee del balcone. Ancora una volta la figura femminile in primo piano, mentre dà le spalle all’ osservatore, mostra il suo volto di profilo, un volto deciso che si staglia con nettezza sulla montagna di fronte e sembra perduto nella ricerca di un altrove. Metafora forse di un mondo chiuso e di un’apertura non del tutto rimossa, come il destino successivo del pittore mostrerà.

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Boldini, Donna Franca Florio (1924)
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Corcos, Sogni (1896)
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Felice Casorati, Daphne a Pavarolo (1934)

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Felice Casorati, Conversazione platonica (1925)

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Massimo Campigli, Donna a braccia conserte (1924)

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Felice Casorati, Concertino (1924)

 

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Gino Severini, Maternità (1916)

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Antonio Donghi, Il battesimo (1931)

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Umberto Boccioni, Ritratto della sorella

(1904)

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Ubaldo Oppi, Donna alla finestra (1921)

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