Un viaggio in treno con Khaled Fouad Allam

Carlo Tulissi
Huffington Post, 10 giugno 2015
Ecco un uomo che ci mancherà!
Lo conobbi nell’estate 2006, rientravo con il mezzo che amo di più, quella “cosa” lenta che fa arrabbiare giustamente i pendolari me che ti lascia il tempo di vivere, il treno dei Paesi del Mediterraneo…Dopo circa tredici ore di strada ferrata su un tranquillo ex diretto Reggio Calabria – Roma al cambio di Roma, dopo un panino raggrinzito nella confezione non biodegradabile preso al volo dalla macchinetta della pensilina di Termini, salii sul più moderno e veloce e spazioso e pulito Roma – Venezia. Lo scompartimento era vuoto e mi ci si ficcai con grande soddisfazione aprendo subito il finestrino visto che l’aria condizionata era inesorabilmente spenta. Godevo come una massaia che sgomitando arriva prima alla cassa al supermercato… pensavo ad arroccarmi chiudendo le tende e occupando tutti i posti quando arrivò un signore in giacca e cravatta, ricciolino con il pizzetto appena accennato, sorridente e dai lineamenti spiccatamente meridionaleggianti… Vi dirò, dopo 3 settimane a Melito di Porto Salvo a 1400 Km da casa, nel vero, profondo, caldo, affascinante, bellissimo SUD di questo cazzone di Paese che amo da morire e odio infinitamente, un tipo così mi sembrava di averlo visto in spiaggia poco prima bersi il latte di mandorla al bar del bagno “Stella Marina”. Entrò mi salutò con un rassicurante sorriso e mi chiese subito dove andassi… l’accento era francese, pensai: “non è calabrese”, non è quello del latte di mandorla…
Si sedette accomodandosi verso la porta d’ingresso dello scompartimento, sistemò la borsa 24ore sul sedile di fronte a lui e chiedendomi gentilmente il permesso si levò le scarpe, le ripose sotto in sedile e stese le gambe a fianco a me. I suoi piedi non puzzavano e questo mi rassicurò molto e mi spinse a liberarmi dai tabù dell’educazione del “comandi”… Lo emulai, mi accomodai come lui, mi guardò, capì al volo che ero del nord, del profondo castrato NORD… Sorrise e iniziò un viaggio pieno di tante bellissime parole.
Ora non ricordo tutti i contenuti dei nostri discorsi, parlava quasi sempre lui, e io sono uno che non scherza in quanto a “darci di favella”. Mi raccontò della sua vita, dell’Algeria , di Maometto, dell’Islam, del vero Islam dell’Amore, mi raccontò di San Francesco, conosciuto, stiamato e venerato, della sua Università dell’estremo Est e del suo impegno… Le ore passarono velocemente e questo è una prova del piacere che provi, del rapporto che può nascere con uno sconosciuto. Mi disse il suo nome, non avevo tablet, cellulare, internet, google… Ci lasciammo a Mestre, io andavo a Udine lui si fermava due giorni in laguna, “vado da un amico Ebreo” mi disse, non mi stupii. Da quel giorno, poi, a casa, cercai di informarmi sul tipo riccioluto che parlava con l’accento di mia suocera, vissuta fino a 30anni a Parigi da quando aveva pochi mesi, figlia di migranti in cerca di lavoro e futuro, da quel giorno, dopo i discorsi di Pace, tolleranza, convivenza usciti dall’animo di Fouad scoprii chi era. Un Uomo di Pace un musulmano del dialogo una persona degna un vero uomo di cultura intesa come valore universale che appartiene a tutti!
Ridendo a volte lo ricordavo con le mie figlie… Non gli puzzavano i piedi al signore algerino… I suoi no vi assicuro, sinceramente non mi sono mai chiesto se invece i miei quando lo copiai nel gesto di liberarli dal cilicio dei sandali avessero asperso l’aria di fetori da civilizzato nordico… Spero tanto di no. Ora, forse il Prof. Fouad, che amava tanto il nostro Paese, che voleva tanto l’unità delle genti del mediterraneo, sta viaggiando verso la terra di Allah, verso il Paradiso dello Spirito, verso quel luogo che sta dentro ogni uomo, nel profondo, nella serenità che tutti noi cerchiamo per tutta la nostra vita errante su questa terra. Quell’interminabile viaggio da sud a nord nel caldo di un treno sempre in ritardo fu illuminato da un Uomo vero e giusto, un uomo scalzo che mi parlò di Pace. Che Dio ti accompagni Amico di viaggio.
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