Germania, le ragioni della svolta

La signora Merkel è la stessa che, meno di due mesi fa,  aveva reagito in modo freddo alla richiesta della bimba palestinese in diretta televisiva. Un cambiamento c’è stato di sicuro. Marco Bascetta qui sotto a un certo punto non dice cose molto diverse da quelle che nei giorni scorsi ha sostenuto sulla Stampa Alberto Mingardi. Il mondo intorno a noi in Europa sta cambiando. Cambia il clima, la foto del bimbo può aver fatto la sua parte. Per i governanti ha avuto forse un ruolo di pretesto utile.  Per la signora Merkel diventava conveniente avanzare la sua mossa in quel preciso momento sul piano dell’immagine oltre che da un  punto di vista economico nel lungo termine. Certo la storia va avanti come può e in questo modo semina ingiustizie sulla sua strada. Così è andata e sarebbe illusorio tirare in ballo una qualche superiore giustizia che ha finalmente trionfato.

Marco Bascetta

http://ilmanifesto.info/germania-le-ragioni-della-svolta/

Può cam­biare tutto nel giro di poche set­ti­mane o addi­rit­tura di pochi giorni? La stampa euro­pea fa mostra di cre­derci. L’egemonia tede­sca sull’Europa sem­bra essersi tra­sfor­mata d’incanto in una lumi­nosa guida morale. I «valori della cul­tura euro­pea» met­tono in ombra quelli della borsa, la respon­sa­bi­lità sto­rica prende il soprav­vento su quella con­ta­bile, dall’ultimo rifu­giato siriano fino alla can­cel­liera Mer­kel tutti insieme into­nano l’«Inno alla Gioia». Per qual­cuno la «pal­lida madre» avrebbe addi­rit­tura rispol­ve­rato lo spi­rito di Hoel­der­lin e Heine. L’esagerazione è il pane quo­ti­diano dei media. Eppure qual­cosa di nuovo è accaduto.

Ber­lino, sia pure con molti distin­guo di cui non è ancora chiara l’entità, ha rimesso in que­stione una delle sue crea­ture più care: quell’accordo di Dublino che costrin­geva i richie­denti asilo a rima­nere nel primo paese di approdo. Ha chia­mato a un grande sforzo nazio­nale per fron­teg­giare l’emergenza dei pro­fu­ghi, ha dichia­rato di voler inve­stire sei miliardi dei suoi pre­ziosi risparmi per la siste­ma­zione e l’integrazione dei nuovi arri­vati, indi­rizza l’Unione euro­pea verso poli­ti­che respon­sa­bili di aper­tura e di accoglienza.

Que­sta cor­re­zione di rotta è stata deter­mi­nata da quat­tro fat­tori ben più razio­nali che emotivi.

Il primo, deci­sivo, è la con­sa­pe­vo­lezza che la pres­sione migra­to­ria era ormai inar­re­sta­bile. Il governo di Ber­lino ha dovuto infine pren­dere atto che non esi­ste bar­riera mate­riale o legi­sla­tiva in grado di argi­nare la mol­ti­tu­dine in movimento.

Si tratta, dun­que, di una vit­to­ria dei migranti, otte­nuta a caris­simo prezzo, di un risul­tato della loro straor­di­na­ria determinazione.

Le fron­tiere non sono state sem­pli­ce­mente aperte dalla bene­vo­lenza dei «padroni di casa», ma tra­volte da decine di migliaia di per­sone che eser­ci­ta­vano, prima che qual­cuno glielo avesse rico­no­sciuto, il loro «diritto di fuga» e riven­di­ca­vano la libertà di movi­mento. Inol­tre biso­gnava fare in fretta poi­ché tutto poteva acca­dere in quell’Ungheria dai tratti sem­pre più mar­ca­ta­mente fasci­sti che l’Europa tol­lera nel suo seno. Aprire la fron­tiera più che una scelta è stata una necessità.

Il secondo ele­mento è la sco­perta che i sen­ti­menti xeno­fobi e raz­zi­sti non sono affatto mag­gio­ri­tari e nean­che così ampia­mente dif­fusi come si cre­deva. La straor­di­na­ria mobi­li­ta­zione spon­ta­nea a soste­gno dei rifu­giati da Vienna a Monaco a Ber­lino ha dis­si­pato le ombre dis­se­mi­nate in Ger­ma­nia dai patrioti anti­sla­mici di Pegida (ridotti a spa­ruti grup­pu­scoli asse­diati in ogni città tede­sca) e dai nazio­na­li­sti solo un po’ meno impre­sen­ta­bili di Alter­na­tive fuer Deu­tschland.

Di con­se­guenza il timore che l’apertura agli stra­nieri dovesse com­por­tare un cospi­cuo costo elet­to­rale a favore della destra è stato for­te­mente ridi­men­sio­nato. Alla fine potrebbe addi­rit­tura tra­dursi in un gua­da­gno per la Cdu di Angela Merkel.

Il terzo fat­tore era la neces­sità di restau­rare l’immagine della Ger­ma­nia in Europa, gran­de­mente dan­neg­giata dalla gestione della crisi greca. Il paese non doveva più essere iden­ti­fi­cato con il volto arci­gno della Bun­de­sbank. Tut­ta­via, nel sot­to­li­neare più volte il fatto che la Ger­ma­nia è un paese forte e sano, Angela Mer­kel lascia inten­dere che solo l’esercizio ordi­na­rio del rigore per­mette l’esercizio straor­di­na­rio della solidarietà.

Severa o sol­le­cita che sia, la lea­der­ship con­ti­nua risie­dere a Ber­lino. In ogni modo l’operazione di imma­gine, a giu­di­care dagli osanna che si levano in mezza Europa e tra le file più foto­gra­fate dei pro­fu­ghi, è per­fet­ta­mente riu­scita. Senza peral­tro dovere ricor­rere ai pro­clami bel­lici di Lon­dra e di Parigi.

Il quarto fat­tore è la con­sa­pe­vo­lezza del fatto che, debi­ta­mente gover­nata, l’immigrazione, se a breve ter­mine rap­pre­senta un costo, sul lungo periodo costi­tui­sce una for­mi­da­bile risorsa, soprat­tutto per un modello eco­no­mico come quello tede­sco. Si tratta allora di met­tere a punto gli stru­menti e i fil­tri neces­sari a que­sto governo e dun­que un diritto di asilo euro­peo secondo schemi fun­zio­nali alla poli­tica migra­to­ria della Bundesrepublik.

Il lavoro è appena comin­ciato e c’è intanto da fare i conti con i nazio­na­li­smi più o meno xeno­fobi dell’Est euro­peo lun­ga­mente coc­co­lati da Ber­lino. Ma, soprat­tutto, ci sono da sta­bi­lire i cri­teri di ammis­sione e di esclu­sione. In un primo momento sem­brava che le porte della Ger­ma­nia si doves­sero aprire ai soli siriani. Una discri­mi­na­zione rispetto ad altre aree di con­flitto armato non ammessa dalla Costi­tu­zione tedesca.

°°°

http://www.lastampa.it/2015/08/19/cultura/opinioni/editoriali/ma-i-migranti-sono-anche-una-risorsa-KCPJAzrWx02SlVHVmGoihJ/pagina.html

La Stampa 8.9.15
Quei numeri che spiegano la mossa tedesca
di Alberto Mingardi

= https://palomarblog.wordpress.com/2015/09/08/la-logica-di-angela-merkel/

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2 pensieri su “Germania, le ragioni della svolta

    1. l’auspicio è di una chiara unione d’intenti, almeno da parte di tutti i paesi dell’Europa occidentale, per un’efficiente gestione del fenomeno, che non dovrà essere visto come un pericolo ma come una risorsa, nel nome della solidarietà e della tolleranza

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