L’ultima giravolta di Flores

Quante volte ha cambiato affiliazione politica o ideale Paolo Flores d’Arcais? Non è facile dirlo. Vediamo un po’. All’inizio della sua vicenda pubblica. il personaggio, nato nei 1944,  era allievo e amico di Lucio Colletti. A quel tempo era iscritto all’organizzazione giovanile del partito comunista italiano, la Fgci. Ne fu presto espulso perché era al tempo stesso un militante della  quarta internazionale trotzkista. Frazionismo, entrismo, doppio gioco, fate voi. Fu poi uno tra i maggiori esponenti del Sessantotto romano. Dieci anni dopo era su posizioni di riformismo radicale, si poteva considerare vicino a Bettino Craxi e Claudio Martelli. Si staccò anche da loro. Dopo il 1989 aderì al PDS di Achille Occhetto, nel 1990 fu eletto nella Direzione del partito. Dal quale uscì nel 1992: era favorevole alla prima guerra in Iraq. Fu tra i promotori dei girotondi. Alle primarie dell’Ulivo per le politiche del 2006, tentò di proporre una sua lista di candidati, riunì appena 130 adesioni: in tal modo ottenne, per sua stessa ammissione, “un fallimento pieno e perfetto”. Il 25 marzo 2008 annunciò, con un articolo sulla rivista da lui diretta, MicroMega, che nelle elezioni politiche del 2008 avrebbe votato per il Partito Democratico in funzione anti-berlusconiana. Il 29 gennaio 2009 provò a seguire una strada sua, distinta, in politica, prospettò il Partito dei Senza Partito (PDSP) insieme ad Antonio Di Pietro ed Andrea Camilleri per partecipare alle europee del 2009. Il 12 marzo 2009 fu annunciato il mancato accordo tra Flores, Camilleri e Antonio di Pietro.

Siamo arrivati all’ultima puntata. Di essa si occupa Alfonso Berardinelli sul Foglio di oggi. Flores papista. Ecco.

Con il suo ultimo numero (6/2015) MicroMega ci fa una sorpresa. Mette da parte il suo ateismo militante, entra in chiesa e abbraccia il Papa. In copertina il titolo è: “Francesco e l’Altrachiesa”. Seguono i nomi dei molto numerosi invitati a dire la propria su Bergoglio. Fra questi abbondano, sovrabbondano i nomi preceduti da “don”, “suor”, “mons.” e “padre”. Dunque un numero di MicroMega “consacrato” (come dicono i francesi) alla chiesa e messo nelle mani di suore e preti… Una cosa da non credere. E per me anche un sollievo. Mando un caro saluto all’amico direttore Paolo Flores d’Arcais, a cui devo per il passato diversi fraterni inviti a collaborare, con cui ho in comune tuttora qualche punto di vista filosofico, ma che da quando scrivo sul Foglio non mi chiama più

Dunque, forse, per essere di sinistra non è assolutamente necessario, neppure per la pugnace rivista di Flores, indossare ventiquattr’ore su ventiquattro, anche dormendo, la divisa delle scienze positive e dell’ateismo. Il fascicolo precedente dedicato alla scienza non lasciava sospettare la possibilità di una così appassionata, spregiudicata attenzione a quanto di buono sta accadendo nella chiesa. L’editoriale di quel numero era firmato dal fisico Carlo Rovelli, nuova star nelle classifiche dei libri più venduti. L’editoriale di questo numero successivo è costituito dal testamento spirituale di fratel Arturo Paoli, morto più che centenario due mesi fa, a cui viene dato redazionalmente il titolo “Wojtyla e Ratzinger hanno tradito il Concilio”.

http://www.ilfoglio.it/cultura/2015/09/12/flores-darcais-cerca-laltrachiesa-non-la-trova-e-fa-unaltramicromega___1-v-132674-rubriche_c857.htm

 

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