Il senso

Intervista ad Amélie Nothomb di Angelo De Matteis

L’Indice, aprile 2015

Scrivere per lei è un modo per sublimare la vita e in qualche modo salvarsi dalle sue brutture?

Sublimare la vita… non ne sono sicura. Penso che la vita sia sublime, ma quello che le manca, alla fine, è il senso, che non è sempre visibile: il ruolo della scrittura è di rendere sensibile il senso della vita. Certamente esistono le brutture, ma la vita è piena di cose sublimi: lo champagne è sublime, essere oggi a Torino è sublime. E’ ovvio poi che capitino delle cose orribili, ma alla fine, ciò che non è visibile è il senso. La scrittura esiste per questo.

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Amélie Nothomb si esprime in un linguaggio molto diretto. Dare un senso alla vita è presto detto. A pensarci bene questa era ed è tuttora la funzione svolta dal mito. Parola che in greco significa racconto. Mito è una narrazione che getta luce su ciò che appare come un mistero, ed è spesso il tessuto medesimo della nostra vita, con le sue esperienze cruciali: l’amore, il conflitto, la formazione, il riconoscimento, la morte.

http://machiave.blogspot.it/2015/09/la-dea-bianca-un-mito.html

George Steiner ha mostrato come nel pensiero di Claude Lévi-Strauss i miti assumano un ruolo centrale. “Sono, molto semplicemente, gli strumenti della sopravvivenza dell’uomo come essere pensante e sociale. E’ attraverso il mito che l’uomo dà un senso al mondo, ne fa esperienza in modo coerente, si confronta con la sua presenza irrimediabilmente contraddittoria, divisa, aliena. L’uomo è intrappolato nelle contraddizioni originarie fra essere e non-essere, maschio e femmina, gioventù e vecchiaia, luce e buio, fra ciò che è commestibile e ciò che è tossico, ciò che è mobile e ciò che è inerte. Non può, dice Lévi-Strauss, risolvere queste formidabili e stridenti antitesi mediante processi puramente razionali. Si trova a uno dei due poli del mondo concepibile, avendo di fronte il mistero delle sue origini, e poi il mistero della sua estinzione. Il caos coesiste con simmetrie apparentemente perfette. Solo i miti sono in grado di articolare queste antinomie universali, di trovare delle spiegazioni per l’essere diviso dell’uomo nella natura. L’uomo, nella visione di Lévi-Strauss, è un primate mitopoietico (è un’espressione difficile, ma non ne abbiamo una migliore), un primate capace di fabbricare, di creare miti e che attraverso di essi riesce a sopportare l’insolubile contraddittorietà del suo destino”. (La nostalgia dell’assoluto, Bruno Mondadori, Milano 2000, traduzione dall’inglese di Lucia Cornalba)

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