Papa Francesco e il mondo

Emma Fattorini
Un Sinodo speciale
l’Unità, 5 ottobre 2015

L’onnipotenza di Adamo, la sua assoluta superiorità è come l’enorme libertà dell’uomo di oggi: entrambi si scontrano con la solitudine e con il bisogno della relazione d’amore, nella loro concretezza. Questo il cuore, la premessa al Sinodo sulla famiglia annunciata da papa Bergoglio all’Angelus di domenica. La scelta del tema è la cosa inedita e davvero coraggiosa. Una scelta coraggiosa, prima ancora delle decisioni finali del Sinodo e degli schieramenti tra conservatori e riformatori che li sosterranno. Difficile infatti trovare un argomento più scomodo, urticante e divisivo della famiglia. Per lui, poi, che cerca sempre soluzioni unitarie. Poche istituzioni sono così in crisi e insieme così indistruttibili come la famiglia, poche così démodé  e però ambìte come traguardo per gli ultimi diritti conculcati. Poche il luogo della più accattivante idealizzazione dell’amore totale e, insieme, delle ipocrisie egoistiche quando non delle peggiori violenze private. Il coraggio di impegnare tutte le chiese del mondo, e per così tanto tempo, attraverso consultazioni capillari e diatribe teologiche estreme, alla luce esotto i riflettori, non significa un cedimento al mondo, come i conservatori più ingenui credono.

Del resto questo è un papa profondamente antimondano e antimoderno, del tutto post-ideologico, per il quale si attaglia perfettamente la definizione secondo cui tradizione non è adorare le ceneri ma tenere attizzato il fuoco. Grazia e non disciplina, misericordia e non condanna, ascolto e non giudizio. Non si tratta dunque delle nostre logiche conciliari tra chi era più o meno dialogante o aperto al mondo, un mondo cocepitosostanzialmente come buono, dove contro i conservatori che lo condannavano in quanto sostanzialmente cattivo e peccaminoso. Per Bergoglio, non è questo il punto ma è che la Chiesa deve partire dalla realtà. Questo è il cuore della questione. Non condannare o benedire, non giudicare o assolvere ma partire da come stanno davvero le cose, guardando in faccia i problemi. In questo si scorge il suo approccio psicoanalitico prima ancora che teologico.

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