Il cammello, il leone e il fanciullo

F. Nietzsche
Così parlò Zarathustra, trad. di Mazzino Montinari
Adelphi, Milano 1973
Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo.[…]
Che cosa è gravoso? Domanda lo spirito paziente e piega le ginocchia, come il cammello, e vuole essere ben caricato. Qual è la cosa più gravosa da portare, eroi? […] Non è forse questo: umiliarsi per far male alla propria alterigia? […] Oppure è: amare quelli che ci disprezzano e porgere la mano allo spettro quando ci vuol fare paura? Tutte queste cose, le più gravose da portare, lo spirito paziente le prende su di sé: come il cammello che corre in fretta nel deserto sotto il suo carico, così corre anche lui nel suo deserto.
Ma là dove il deserto è più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed essere signore nel proprio deserto. […] con il grande drago vuol egli combattere per la vittoria […] “Tu devi”, si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice “io voglio”. […] Creare valori nuovi – di ciò il leone non è ancora capace: ma crearsi la libertà per una nuova creazione – di questo è capace la potenza del leone. Crearsi la libertà è anche un no sacro verso il dovere: per questo, fratelli, è necessario il leone. […]
Ma ditemi, fratelli, che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone era in grado di fare? Perché il leone rapace deve diventare anche un fanciullo? Innocenza è il fanciullo, e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì.
Sì, per il giuoco della creazione, fratelli, occorre un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo conquista per sé il suo mondo.
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Il cammello corrisponde alla “stagione dell’obbedienza, in cui si viene istruiti e si ricevono le informazioni richieste dalla società per condurre una vita responsabile. … Mentre il cammello, il bambino, deve sottomettersi ai “tu devi”. il leone, il giovane, deve sbaragliarli e realizzare se stesso. Così quando il drago è definitivamente morto e tutti i suoi “Tu devi” sono stati sconfitti, il leone si trasforma in un bambino che va incontro alla sua vera natura, come una ruota gira intorno al suo asse. Non più regole a cui obbedire, non più regole derivate dalle necessità della storia e dai doveri sociali, ma la purezza dell’impulso a vivere nel fiore della vita” (Joseph Campbell, Il potere del mito, Tea, Milano 1994, pp. 190-191).
Arnold Hauser sviluppa idee simili nei suoi scritti sulla sociologia dell’arte. Prima di approdare alla fase creativa ogni artista scopre la sua vocazione assimilando un linguaggio e uno stile già esistenti. Si orienta, si muove nel mondo fino a che non prova il bisogno di elaborare un suo linguaggio e un suo stile. Riprendendo le parole di Nietzsche potremmo dire che il cammello si scrolla di dosso il bagaglio delle acquisizioni già pronte per dotarsi di altri strumenti, per esplorare altri territori, per giungere a risultati più personali. Il leone serve a liberare la potenza creativa del fanciullo.
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2 pensieri su “Il cammello, il leone e il fanciullo

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