Marino: la versione del manovratore

Goffredo Bettini

lettera al Foglio, 16 ottobre 2015

 

… veniamo con poche parole al merito. Come sono andate le cose che hanno portato alla candidatura di Marino? Marino l’ho conosciuto prima delle elezioni per il Parlamento del 2006. Ero presidente dell’Auditorium e lì mi venne a trovare, mandatomi da D’Alema. Ero stato indicato come capolista al Senato e Marino doveva essere candidato come insigne rappresentante della società civile, chirurgo molto noto che aveva lavorato in America. Fu, dopo, un bravo senatore. Tra noi non nacque mai una amicizia personale; si stabilì, invece, una reciproca stima politica. Fatto sta, che alle primarie per il segretario nazionale del Pd, dopo le “sciagurate” dimissioni di Veltroni e la mia rinuncia a ogni incarico politico e istituzionale, non da solo, proposi Marino, in competizione con altri candidati che secondo me si erano allontanati dall’ispirazione iniziale del Pd, a cui tanto aveva lavorato. Il risultato fu discreto, ma soprattutto prese allora avvio la riflessione su “campo democratico”, il mio progetto politico di cui parla Sechi. Dopo quelle primarie per lunghi anni ho vissuto una totale solitudine. Ho scritto libri e mi sono occupato di cinema in Asia. Sono stato letteralmente esiliato dal gruppo dirigente nazionale di Bersani e da quello romano, che vide affermarsi una generazione nuova in netta polemica con il modello Roma, il sottoscritto e Veltroni.
Perché venni ricoinvolto sulla scelta del sindaco di Roma? Perché, dopo la decisione di mandare Zingaretti alla regione (con il suo totale consenso e che io condivisi, anche se con preoccupazione) si aprì un vuoto nella battaglia per il Campidoglio e si chiese anche il mio aiuto per risolvere il difficile passaggio. Per settimane girarono nomi, e non si decise nulla. Non mi fissai, come qualcuno sostiene, su Marino. Di fronte alla indisponibilità di altre candidature naturali e forti (Andrea Riccardi, Fabrizio Barca, Enrico Gasbarra, etc., anche da me personalmente sollecitate) sostenni che Marino, tra quelle rimaste in campo, era la più competitiva, e per molti aspetti politicamente la più adatta. Avevamo allora il terrore del voto ai 5 stelle e soprattutto per me, era essenziale marcare una discontinuità non solo nei confronti di Alemanno, ma del nostro consociativismo in Campidoglio. Resta il fatto che parlai sempre con rispetto anche degli altri concorrenti: perché ritenevo Gentiloni sicuramente il più forte da un punto di vista politico e amministrativo e Sassoli una persona intelligente e capace. Giudizi che si sono ulteriormente rafforzati negli ultimi tempi, osservando il lavoro di Gentiloni come ministro degli Esteri e avendo avuto la possibilità al Parlamento europeo di conoscere meglio le qualità, anche umane, di Sassoli. Il punto fu la mia convinzione che Marino avesse più chance elettorali. Fui certamente influenzato dalla paura di ripetere una sorpresa negativa come fu la vittoria inattesa di Alemanno. Tutto qui. La storia poi è nota. Il trionfo elettorale e la rovinosa caduta. Ho sbagliato? Ognuno tragga le sue conclusioni. Ho creduto in Marino, ho spiegato il perché; mi assumo la mia parte di responsabilità per quella scelta. E per le sue conseguenze. Credo, però, sia giusto fare un bilancio, tra qualche tempo, più equilibrato. Tenendo, comunque, conto della tempesta che il sindaco ha dovuto attraversare con Mafia Capitale.

http://www.giornalettismo.com/archives/1917703/ignazio-marino-versione-goffredo-bettini/

Annunci

2 pensieri su “Marino: la versione del manovratore

  1. Non siamo al tempo della Repubblica di Platone, che comunque era un’utopia anche per allora. Marino è stato molto attivo da senatore e forse in quel ruolo ha dato di sè un’immagine diversa e più accattivante. Ricordo di avere votato per lui alle primarie una volta. Da sindaco mi è sembrato di vederlo lentamente scivolare. Da sconfitto poi ha usato un certo fastidioso sarcasmo. In ogni caso chi non frequenta direttamente i luoghi della politica ha dei politici appunto un’immagine, quella data dai media in quel momento. La mia idea un po’ pessimistica è che c’è un buon sindaco se la città va già bene (il caso di Torino, città che adoro) perchè – rispetto alle altre città italiane – possiede un tessuto sociale sano, un grande senso civico ed efficienza diffusi. Ho abitato a Roma negli anni ’80 e allora non era male, ma c’erano già segnali di decadenza. Per la Roma di oggi solo un grande personaggio (storico). Anzi proporrei un triunvirato.

    1. anch’io avevo votato a suo tempo per Marino. Ero stato deluso allora dal suo successivo abbandono del campo. Era un segno di scarsa abilità politica. Marino aveva dato vita a un’area e ha agito come se la sorte successiva dei suoi seguaci non fosse affar suo. Brutto segno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...