Dietro il successo di Recalcati

Andrea Minuz
Contro Recalcati
Si stava meglio quando c’era Alberoni. I padri saranno anche evaporati, ma il Sorrentino della psicoanalisi è ovunque
Rivista Studio, 9 giugno 2015

… Dietro il successo di Recalcati ci sono almeno due intuizioni decisive. La prima ha a che fare coi suoi pazienti. Ascoltandoli, Recalcati scopre che «le pene d’amore non sono più al centro della loro vita». «Anzi» – spiega – «il nodo ora è proprio la difficoltà di generare il desiderio, non più l’incapacità ad avere una corrispondenza amorosa. Oggi è più importante l’oggetto che la persona. È meglio mangiare che fare l’amore». Magari Lacan vi resta oscuro, ma avete capito perché andate da Eataly e vi piacciono così tanto le punizioni di Masterchef. La seconda è un insight avuto da bambino. Hitchcock era ossessionato dai poliziotti, Spielberg dalle stelle luminose nei cieli sconfinati dell’Ohio, e anche Recalcati sapeva quel che avrebbe fatto. «Da bambino avevo due eroi, Gesù e Telemaco, ed entrambi avevano problemi con il padre». Gesù non era il caso di scomodarlo, e poi c’erano già i libri di Augias. Telemaco era tutto da riscoprire. Tanto che, quando a Strasburgo Renzi parla della «generazione Telemaco», non si sa più se stia citando Omero o Recalcati. Perché i Padri sono evaporati, ma Recalcati è ovunque.

È più veltronico di tutti i libri e i film di Veltroni messi assieme.

In Tv, nelle università, nei festival, nei teatri, nelle aziende, nelle piazze, nei centri sociali e religiosi, in un numero incalcolabile di presentazioni di libri, in un castello del Todishire per ricostruire assieme a Gad Lerner l’immagine di Laura Boldrini. Recalcati parla di tutto. Di Pasolini, di Winnicott, di Medea, dei film di Clint Eastwood, della buona scuola, di quella di Francoforte, di Hannah Arendt, Berlinguer, Lars Von Trier, Heidegger e Conchita Wurst, prendendo però le distanze dalla vittoria all’Eurofestival («la donna barbuta è un mito narcisistico, non è libertà», dice). Ma soprattutto, Recalcati scrive. Ventinove libri tradotti in varie lingue alla media di due virgola quattro l’anno, senza contare articoli, conferenze, interventi, saggi. «Per me la scrittura è una necessità antica», ammette Recalcati, «nata quando guardavo mio padre dipingere le scritte sulle corone dei fiori destinate ai defunti. Quando parlo e quando scrivo ho sempre in mente il bambino idiota che sono stato. Parlo con lui». Un incipit più veltronico di tutti i libri e i film di Veltroni messi assieme. L’intesa è nell’aria. Nella copertina de Il complesso di Telemaco c’è un bambino che abbraccia un grande tronco d’albero, simbolo totemico della paternità svaporata ma anche della quercia dei Ds, emblema di stabilità, del bisogno di radici, eccetera. A Walter non serve altro:

” Il complesso di Telemaco”di Massimo Recalcati e ” La verità sul caso di Harry Quebert” di Joel Dicker. Due libri strepitosi.
9:41 AM – 16 Jun 2013

Recalcati ricambia con un paginone su Repubblica dedicato al film di Veltroni, I bambini sanno. La sua non è una recensione, ma una più ampia lettura intimista dei «temi cari al Veltroni narratore». Recalcati parla di prova «lirica e delicatissima» e di «un montaggio di frammenti cinematografici di bambini che corrono e che si conclude con la mitica discesa nelle acque azzurre del Mediterraneo lungo le dune bianche di Kaos dei fratelli Taviani». Si innesca un micidiale gioco al rialzo. Interrogato sul suo prossimo progetto, Veltroni risponde: «Posso solo dire che sto lavorando da mesi a un libro su mio padre». Recalcati intanto si espande. Dice: «Un filo rosso attraversa il mio lavoro degli ultimi anni: il tema dell’eredità», e il tema diventa una collana per Feltrinelli diretta da Massimo Recalcati, la collana “Eredi”, che sfoggia subito un colpo da maestro con l’Antonio Gramsci della giovane promessa dell’anticapitalismo esoterico, Diego Fusaro.

Regolati i conti con la fine dei Padri, in attesa di capire se il Superpreside è un transfert collettivo, Recalcati passa alle Madri. «È sempre accaduto che durante le mie conferenze si alzasse una mano femminile per chiedere “cosa resta della madre nel nostro tempo?”». La risposta la trovate nel suo ultimo libro, Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del materno. Si apre con un flashback. 1968, Cernusco sul Naviglio, interno giorno. Recalcati è in tinello che guarda la televisione con sua mamma. Danno uno sceneggiato Rai che si intitola La madre di Torino. C’è un bambino che scivola sul balcone e sta per cadere nel vuoto, ma la mamma riesce ad afferrarlo e a trattenerlo per le mani. «È una metafora dell’Altro», spiega subito Recalcati. «Le mani non sono forse il primo volto della madre? Non sono state forse la mani di mia madre che hanno accarezzato il mio corpo seminandolo di lettere, di memorie, di segni, arandolo come fosse terra?» Parte da qui la lunga carrellata dentro i campi arati dal materno, tra «mamme-narciso» e «mamme-coccodrillo», secondo la celebre formula di Lacan. Tra notturni di Chopin, romanzi di Valeria Parrella e poesie di Rilke, tra Peter Handke, Frida Kahlo, Silvia Vegetti Finzi, Deleuze, Bergman e Almodovar. Infine, l’ennesimo ripasso del finale di La strada di McCarthy, padre e figlio senza nome che si tengono per mano, che resta sempre uno dei cavalli di battaglia di Recalcati, anche quando parla di madri, e che nel romanzo di McCarthy ci siano solo padri poco importa. Perché Recalcati è il Sorrentino della psicoanalisi. Come il nostro auteur, costruisce lunghi dolly poetici e immaginifici per intrufolarsi nei vuoti dell’Essere e riempirli di citazioni middlebrow.

I film materni sono tanti. Tutti «intensissimi», come scrive Recalcati. C’è pure Mommy, di Xavier Dolan, che è importante perché mette in scena l’ambivalenza tra la mamma-coccodrillo e quell’altra. La mamma di Pasolini, per dire, era coccodrillo. Mentre la cattivissima Ingrid Bergman di Sinfonia d’autunno era narcisistica. Purtroppo, Recalcati ha consegnato le bozze un attimo prima che uscisse Mia madre di Moretti, che da noi è andato così-così ma poi, giunto nella patria di Lacan, è diventato un capolavoro. Quindi non sappiamo se in Mia Madre c’è la mamma-coccodrillo o la narcisistica, anche se a occhio direi la prima, se non altro come ideale prosecuzione del Caimano. Nelle ultime pagine del libro, Recalcati abbandona i toni accademici e si concede a passaggi più intimi, alcuni sicuramente candidati a diventare “massime” su frasicelebri.it, tipo «bisognerebbe ripensare la madre a partire dalla sua memoria, a partire dalla sua eredità». Lì «le più belle frasi di Massimo Recalcati» sono già trentacinque. Alberoni al tramonto di una carriera iniziata negli anni Sessanta ne ha solo cinquanta. Ma soprattutto neanche una all’altezza di:

siamo stati tutti dei gridi perduti nella notte

http://machiave.blogspot.it/2014/09/bauman-e-recalcati-o-dellubiquita.html

Annunci

Un pensiero su “Dietro il successo di Recalcati

  1. La psicoanalisi (nei suoi rappresentanti) ha voluto ultimamente modificare la sua immagine nei confronti del mondo e apparire più “aperta” nei confronti di altre materie analoghe aventi per oggetto la mente umana. Credo sia un indirizzo voluto anche dall’attuale Presidente della SPI. La società e le sue pubblicazioni si sono anche digitalizzate e a livello locale si organizzano proiezioni di film, presentazioni di libri degli argomenti più svariati scritti dagli psicoanalisti stessi , incontri di vario tipo, conferenze anche su altre tematiche. In ogni campo specialistico poi il possesso di un insieme di caratteristiche, che comprende anche l’estetica, l’immagine corporea, fa sì che alcuni siano molto più richiesti e presenti. Tuttavia Internet e i vari blog ci mettono in contatto con un esercito di altri pensatori, spesso molto più validi degli arcinoti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...