L’eros e la vita in Pasolini

Massimo Recalcati
Pasolini
L’eros. Tra i demoni alla ricerca dell’Origine
Le contraddizioni e le pulsioni vissute nella propria carne
la Repubblica, 28 ottobre 2015

Sono diverse e note le contraddizioni che attraversano la vita e l’opera di Pasolini: individualista, testimonia con coraggio l’impegno civile e collettivo dell’intellettuale; anticlericale, si schiera risolutamente contro l’aborto; comunista militante entra in un conflitto aspro con il Pci; ateo, marxista, resta cristiano nello spirito; anticonformista, detesta l’anticonformismo; contestatore vigoroso del “sistema” si schiera contro i giovani contestatori del ’68; anti-paternalista, non si risparmia nel segnalare il rischio del tramonto del padre nel nostro tempo; sperimentatore della lingua, resta critico irriducibile di ogni avanguardismo; straordinario poeta civile, conduce pascolianamente la poesia verso i propri drammi più segreti e indicibili; pedagogo libertario, riconosce come insuperabile la figura del maestro; poeta sublime dei corpi e della loro esuberanza pulsionale, ne ha messo in scena il loro oltraggio e la loro devastazione; omosessuale e ribelle è un conservatore dei valori della tradizione. Ragione e passione, storia e natura, pensiero critico e pulsione non trovano mai in lui una conciliazione stabile, ma permangono in uno stato di perenne dissidio. La sua stessa psicologia individuale appare scissa tra gentilezza e attitudine alla provocazione, altruismo e rapacità pulsionale, divismo e umiltà, mondanità e solitudine. Libertario nei modi e nel pensiero, è preda di un fantasma che lo obbliga ad un godimento compulsivo simile a quello di cui è stato, paradossalmente, un feroce critico. È forse quest’ultima contraddizione quella che lo ha reso veggente, capace cioè di leggere nello sviluppo promosso dal capitalismo italiano del secondo dopoguerra, salutato come una redenzione, l’inizio di un’epoca di barbarie, un “nuovo fascismo”, il volto più prossimo dell’inferno. Pasolini ha potuto decifrare quell’inferno — l’inferno della mutazione antropologica dell’uomo in consumatore, ovvero della distruzione dell’uomo — perché lo viveva intimamente nella sua stessa carne?
Se ci chiediamo da dove scaturiscano tutte queste contraddizioni che così radicalmente lo dilaniano non possiamo non mettere in primo piano la sua spinta indomita ad attingere all’Origine, alla fonte prima, alla verità del Mito, ad un “essere” non ancora, come si esprimeva Artaud, tradito dal linguaggio. Non è forse questo fantasma ad orientare Pasolini e la sua opera? Pasolini-Rousseau? L’esordio dell’ Emilio del filosofo francese suona come una sintesi perfetta del fantasma pasoliniano: «Tutto è bene quando esce dalle mani dell’Autore delle cose, tutto degenera nelle mani dell’uomo». Lo sviluppo è senza progresso perché ci allontana dalla verità dell’Origine, ci costringe a perdere contatto con la vita e con il suo fondamento sacro e mitologico. Nelle mani della ragione strumentale tutto non può che degenerare. Pasolini si muove allora verso Sud — come Nietzsche, Rimbaud, Van Gogh — per trovare il corpo nudo, incorrotto e immacolato del popolo (friulano, romano, africano) e della sua lingua. Il suo presupposto è anti-storico. Si può ridurre il suo genio ad un Edipo irrisolto? Se nel legame con la madre si gioca sempre il problema del nostro legame con la vita e con la sua Origine, le contraddizioni di Pasolini rivelano la sua difficoltà ad abbandonare non tanto la madre, ma l’idea nostalgica di una armonia ineffabile della vita che precede l’esistenza del linguaggio di cui la madre è solo il simbolo. È questo, a mio giudizio, il cuore inconscio dell’uomo e della sua opera. Preservando il mito della vita come assoluto Bene, egli non può che restare diviso tra la trascendenza del desiderio che lo sospinge in avanti e un rimpianto struggente nei confronti della perdita inevitabile dell’Origine che lo mantiene costantemente ripiegato all’indietro, preda della spinta conservatrice, come direbbe Freud, della pulsione e del suo godimento, il quale, se privato della trascendenza del desiderio, non può che rivelarsi distruttivo.

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2 pensieri su “L’eros e la vita in Pasolini

  1. questo bell’articolo documenta la contraddizione interiore di Pier Paolo Pasolini uomo e intellettuale, fornendo alcune interpretazioni della psicologia dell’essere pasoliniano più profondo che mi convincono. La compulsività deriva certo da un demone interno che pochi hanno il coraggio di affrontare direttamente, perché potrebbe sconquassare tutto l’apparato della propria personalità. Pasolini, con il suo genio, lo ha integrato (non certo per risolverlo ma per poterci convivere) nell’ambito di una concezione del mondo culturale e politica. Ma qualunque interpretazione si possa fare su di lui dovrebbe – secondo me naturalmente -tenere anche conto del momento storico e del luogo in cui egli ha vissuto.
    Mi spiace non potere argomentare meglio in questo momento i miei pensieri anche con il ricorso a delle fonti e comunque il commento su un blog esige la brevità (che mi auguro non venga scambiata per superficialità).

    1. Non avevo trovato molto chiara la parte conclusiva dell’articolo. Mi è sembrato che ci fosse un eccesso di concetti disposti a cascata. L’effetto era a mio modo di vedere più allusivo che realmente esplicativo. Lei invece ha seguito la linea più luminosa del percorso tracciato da Recalcati. E ha dato una bella idea della forza sprigionata dal genio creativo di Pasolini. Qualcuno tornerà sulla sequenza che conduce dal desiderio alla distruzione. Ci deve essere Lacan dietro tutto questo e per una volta Recalcati non aiuta a capire meglio. Ci si muove tra grossi blocchi di questioni e nel breve spazio di un commento non c’è modo di andare molto oltre. Sempre grazie. Tra quelli dedicati a Pasolini questo è il post che ha suscitato meno interesse.

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