In memoria

Alì dagli occhi azzurri (letto da Toni Servillo)

Alì dagli occhi azzurri è arrivato. Lo abbiamo umiliato, disprezzato, disputato per trarne rognoso guadagno, abbandonato, incarcerato. E anche compianto, aiutato con mano caritatevole, accolto in asili più ospitali dei CIE. A casa nostra, no…come si fa? sono tanti, gli Alì, chissà quali problemi, quali malattie… Mai lo abbiamo considerato uguale a noi.

Non sappiamo se la profezia terribile si avvererà (in parte si è già avverata):

usciranno da sotto la terra per uccidere —
usciranno dal fondo del mare per aggredire — scenderanno 
dall’alto del cielo per derubare — e prima di giungere a Parigi 
                                per insegnare la gioia di vivere, 
                                prima di giungere a Londra 
                                per insegnare ad essere liberi, 
                                prima di giungere a New York, 
                                per insegnare come si è fratelli 
                                — distruggeranno Roma 
                                e sulle sue rovine 
                                deporranno il germe 
                                della Storia Antica. 
                                Poi col Papa e ogni sacramento 
                                andranno su come zingari 
                                verso nord-ovest 
                                con le bandiere rosse 
                                di Trotzky al vento…

… ma davvero sembra che gli occhi di Pasolini vedessero già, quarant’anni prima, i corpi dei tanti Alì in fondo al mare. Che vedesse già come un mondo povero, pieno di energia, di speranza e di fame non potesse che riversarsi in questo altro mondo, sfiancato dal benessere, privo di speranza, scarso di forza, soprattutto morale. E che la sofferenza accumulata potesse trasformarsi, forse, in una forza devastante o rivoluzionaria. Gli occhi di Pasolini sono stati chiusi per sempre, ma non la sua voce, non le pagine dei suoi libri che, fortunatamente, la grancassa mediatica e necrofora ci sta facendo riscoprire.

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