La provincia come la metropoli: il delitto di Ancona

Massimo Papa
Ancona: ultimo caso di una deriva adolescenziale omicida
Lettera 43, 10 novembre 2015

L’ennesima mattanza familiare salita dalle fregole di due ragazzini, che i media chiamano «fidanzatini», spiegando che «si amavano”, fa strage di una serie di miti luminosi.
Di lucciole prese per lanterne, come quella del villaggio, della provincia a misura d’uomo dove i valori familiari resistono e si vive meglio.
Ma no, ci si vive o meglio ci si scanna esattamente come nelle metropoli da incubo e nelle suburre dell’hinterland.
Stessi pieni di vuoto, stesso benessere acquisito e rabbioso.

DA NOVI LIGURE A BREMBATE

Da Novi Ligure (Erika e Omar) ad Avetrana (il delitto Scazzi) dove si piangeva a gettone, a Brembate di Sopra (Yara Gambirasio) dove si taroccano i filmati per esigenze televisive.
Fino a Latina, dove una banda di bulli ammazza uno in un parco e in Appello la fanno praticamente franca tutti, per primo il killer evaso dai domiciliari dove con la scusa della depressione spacciava, intercettato al telefono mentre diceva all’amica «debbo fingermi depresso».

IL CAPOLINEA DI ANCONA

Così a macchia di leopardo e di sangue per quasi tutti i campanili minori fino al capolinea provvisorio di Ancona, paesone portuale melanconico come uno spaesamento cosmico di Von Trier, qui dove Nanni Moretti sciolse la sua disperazione ne La stanza del figlio, quasi un orrore alla rovescia rispetto alle cronache attuali.
Qui le lucciole si sono spente nel buio delle coscienze, qui due facce da social, da selfie, scatenano qualcosa di irrevocabile, di irreversibile.

Killer analfabeti con tutti i feticci della modernità

Antonio Tagliata, 18 anni, e la fidanzata 16enne sparano ai genitori di lei perché si oppongono alla loro storia d’amore.
La donna, Roberta Pierini, muore, mentre il marito, Fabio Giacconi, è in coma irreversibile.
I due ragazzi vengono subito fermati.
Attenzione, non due reietti dickensiani, non i dimenticati di Simenon che vivono negli scatoloni, specchiandosi nella Senna: questa è gente neppure condannata a studiare, che la pubblica scuola licenzia in forma di analfabeti quasi totali.

TEMPO E SOLDI DA SPENDERE

Gente che non patisce nessuna fame, che ha tutti i feticci della modernità, abiti decenti quando non firmati, giocattoli tecnologici, tempo e soldi da spendere, quanto a dire le garanzie consumistiche che il capitalismo moderno, non qualche regime totalitario, ha assicurato loro a prezzo accessibile.
Liberi di conoscersi, di annoiarsi, di stringersi nell’intreccio di sesso e morte che alimenta il business della comunicazione morbosa.

BONNIE & CLYDE DI PROVINCIA

Sono osteggiati, come in un romanzo d’appendice?
Loro entrano nel romanzo, lo trasformano in tragedia trucida, sterminano la di lei famiglia e poi, trasognati come due Bonnie & Clyde di provincia, saltano su un treno a Falconara Marittima dove dal finestrino vedi l’inferno postindustriale di cisterne e tubi della grande raffineria e se non ci metti sotto la colonna sonora dei Godspeed You! Black Emperor non sai che ti perdi.

Mentono talmente bene che gli inquirenti sono sconcertati

Naturalmente li prendono dopo 10 minuti e allora nessun rimorso, nessuna constatazione.
I cadaveri sono là, ma non gli appartengono.
Anche se addosso hanno il loro stesso sangue, esistono solo loro, «solo io e il mio amore», come nella canzone di Paolo Benvegnù, per dire il loro egotismo odioso.
Le loro risposte sono demenziali, ma non da matti.
Deliranti, ma non da psicotici.

CANNIBALI IMMATURI

Sono da cannibali immaturi e insopportabili: «Quando mi fate andare a casa? Non voglio andare dalla zia, non volevo fare niente, lasciatemi stare, lasciatemi tornare dal mio amore».
E recitano, fingono crisi, lacrime, propositi suicidi.
Ma mentono talmente bene che gli stessi sbirri, gente non proprio da libro Cuore, il più delle volte ne escono sconcertati per non dire sconvolti.
Non è vera la vulgata che li dipinge scriccioli spaventati.

FEROCIA SENZA PAURA

Non hanno paura neppure di se stessi e della propria ferocia.
«Volevo spiegarmi, non volevo fare niente», insiste Tagliata, il neo maggiorenne balordo (si potrà definirlo così o insorge la politica corretta alle Mafie capitali, insorge carte alla mano l’Ordine dei giornalisti che non vede le mille porcate quotidiane perpetrate in suo nome?).
Ma non si è mai visto, se non nel milieu della malavita più scafata e spietata, un ragazzino che va a spiegarsi con in tasca una pistola dalla matrice abrasa e tre o quattro caricatori.

Antonio aveva con sé 86 proiettili: «Non volevo uccidere»

«Non volevo uccidere», dice il ragazzo.
Ma nel momento del delitto ha con sé 86 proiettili.
E li vuota, preciso, efficiente, li scarica addosso alla madre e al padre di lei, che non fiata, lo segue, non gli chiede «ma che stiamo facendo?», «ma dove andiamo?», lei lo segue, preda del suo sogno di amore e morte.

COMUNICAZIONE CAROGNA

Sul quale vanno già prosperando i professionisti della comunicazione carogna e quelli del “bene”, che appena sistemati i due macellai di Peynet a far barchette in comunità fioccano le interviste, i servizi fotografici, le ospitate, che uno a vederle pensa: almeno quei poveretti non sono stati trucidati invano.
C’è un’altra lucciola, molto eterea, che da 40 o 50 anni recita: dove abbiamo sbagliato, non li sappiamo capire, non li sappiamo ascoltare, è colpa nostra, colpa di tutti.
Troppo comodo, ma non è proprio vero che la società non se ne occupi: non fa che occuparsene, prima, durante e dopo.

COLMO DI INDULGENZA

È se mai vero che c’è da tempo un eccesso di attenzione, distorta, complice – «Lasciatelo stare, è mio figlio!» -, un colmo di indulgenza che scarica sulle vittime il peso di rimorsi che i carnefici non provano.
Chissà se ogni tanto non andrebbe usato il rasoio di Occam almeno nelle analisi, vedere, dire le cose come stanno anziché le mille contorsioni di un politicamente corretto che più constata i suoi fallimenti e più insiste nei fallimenti.
Come sempre succede quando l’ideologia non combacia con la realtà e allora bisogna piegare la realtà.

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2 pensieri su “La provincia come la metropoli: il delitto di Ancona

  1. In Italia in anni lontani ha funzionato molto bene la censura di stampo moralistico (prefetti che emettevano ordinanze contro gli innocenti hot pants), una censura pesante antiviolenza però non è stata messa in atto o meglio è delegata alle Forze dell’Ordine che lavorano sul piano informatico, il che vuol dire ormai cercare un ago nel pagliaio.
    Il motore della società è quello del Mercato, il I articolo della Costituzione ha perso verità e la giurisprudenza non tiene il passo con la nuova realtà. Le personalità cresciute in questo contesto sono abituate a considerare molto poco le persone, forse meno della loro auto (amaro commento ma non poteva essere altrimenti).
    Ci sono poi certo giovani al disopra di tutto ciò, però non si fanno sentire. E comunque credo considerino le generazioni precedenti un pianeta a parte, con cui è inutile comunicare.

    1. Qualcosa era già successo in un’epoca precedente. C’erano stati Doretta Graneris (1975), Ferdinando Carretta (1989), Pietro Maso (1991). I cambiamenti intervenuti vanno nel senso di un sempre più diffuso individualismo cieco o irresponsabile. Non ne usciremo con le prediche. Una pratica diversa esiste già, come lei fa giustamente notare. La partita rimane aperta.

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