L’uso del terrore nella fase attuale della guerra

Guido Olimpio

articolo uscito sul Corriere della Sera e scritto a caldo subito dopo le prime notizie sugli attentati

WASHINGTON – E’ la strategia del ghazi, il guerrigliero che conduce una scorreria nel campo nemico cogliendolo di sorpresa. Un’incursione multipla e simultanea che solleva dubbi sulla preparazione dell’intelligence. L’assalto nel cuore di Parigi, rivendicato dall’Isis, ricorda l’attacco a Charlie Hebdo ma si ispira ad operazioni terroristiche adottate dai qaedisti a Mumbai, in India, a Lahore in Pakistan ma anche al teatro Dubrovka di Mosca. Nuclei di armati che colpiscono persone inermi e prendono ostaggi per moltiplicare il senso di insicurezza. Usano gli uomini-bomba, importano tattiche irachene a nuove latitudini.
Chi ha insanguinato Parigi si è preparato per una manovra da condurre per fasi. Hanno certamente condotto una ricognizione per scegliere gli obiettivi. Il segnale è partito con i primi colpi alle 21.20. Nel mirino il ristorante Petit Cambodge e il cafè Carillon, poi un altro bar e lo stadio. Zone ad alta concentrazione di folla. Punti critici dove è facile colpire, sfruttare la confusione, mettere in crisi gli apparati di sicurezza. Lo hanno fatto con grande scaltrezza, sfilando sotto i radar dell’antiterrorismo. Se erano segnalati hanno gabbato i controlli. A meno che non abbiano scelto figure sconosciute*. Probabile che abbiano costituito covi d’appoggio nelle vicinanze. Il governo dovrà capire come sia stato possibile. Anche se è vero che le tattiche della polizia si basano sempre sul caso precedente.

I killer hanno usato fucili d’assalto Kalashnikov e ordigni esplosivi, avevano munizioni a volontà, hanno ricaricato più volte. Equipaggiamento che garantisce potenza ma non impedisce i movimenti rapidi. Dopo la prima «spallata» hanno condotto la presa d’ostaggi al teatro Balaclan seguita dall’uccisione degli spettatori. E’ la mossa per continuare l’attacco sotto altre forme. Le forze dell’ordine sono costrette a disperdersi Infatti, a dimostrazione dell’accurata pianificazione e per allungare le linee della polizia, i mujaheddin hanno sparato ancora al bar La Belle Equipe. Poi le notizie dei kamikaze.
Il massacro arriva dopo un periodo di minacce. Proclami lanciati dai portavoce dello Stato Islamico e anche dal leader di al Qaeda, Ayman al Zawahiri. La Francia ha contrastato lo Stato Islamico con raid su Raqqa, in Siria. Strike per neutralizzare elementi – si è detto – che stavano studiando attentati. Si è fatto il nome di Salim Benghalem, sgozzatore francese e presunto ispiratore dei killer di Charlie Hebdo. Parigi, due giorni fa, ha anche annunciato la partenza della portaerei De Gaulle per ampliare il dispositivo. L’Isis nella sua rivendicazione ha spiegato che quanto è avvenuto a Parigi è una ritorsione per quei bombardamenti. Parole da valutare: può essere la solita assunzione di responsabilità propagandistica ma anche il marchio sull’eccidio. L’ordine è arrivato dal Califfo?
I militanti si sono addestrati, pronti a muovere anche in zone fortemente presidiate da militari. Ora l’idea è stata ripresa dai nuovi jihadisti. In quest’anno è stato un crescendo di episodi. Con gesti minori – come in Danimarca – accompagnati dalla strage al giornale satirico francese e dalla sparatoria in Belgio, indicazioni di un sentiero evidente. «Professionisti» della violenza, dunque bravi a maneggiare armi, magari veterani dei conflitti in Afghanistan, Siria e Iraq ma anche semplici reclute. Si doveva capire cosa stava per accadere e invece non è avvenuto. E’ facile prevedere che altri imiteranno i criminali, hanno visto che si può fare. Per certi aspetti è più angosciante dell’11 settembre: allora ci vollero un paio d’anni per mettere insieme il team dei 19 pirati. Lanciare la missione sacrificale come quella nella capitale transalpina è meno complicato.
Si è a lungo pensato che non avendo abbastanza risorse i jihadisti avessero preferito affidarsi a iniziative individuali. E l’intelligence ha concentrato la sua attenzione per neutralizzare insidie di questo tipo. Invece i mujaheddin hanno ampliato il fronte. Giovedì l’eccidio a Beirut, poche giorni fa il disastro del jet russo sul quale aleggia il sospetto di un gesto criminale. A chiudere Parigi trasformata in un campo di battaglia di quella che ormai è una guerra totale.

(*) A inizio novembre un rapporto dei servizi di sicurezza francesi rivelato da radio France Info evidenziava l’altissimo rischio di attacchi trasversali compiuti da cellule terroristiche che agiscono “in trasferta”, cioè in Stati diversi da quelli dove vivono abitualmente. Jihadisti francesi che lanciano un attacco in Spagna o in Germania mentre i miliziani islamici tedeschi o spagnoli compiono attentati in Belgio o in Francia. Secondo gli 007 di Parigi gli attentati trasversali sono più facili da eseguire perché consentirebbero ai terroristi di sfuggire più facilmente al controllo dei servizi di sicurezza europei. L’Isis sembra quindi commettere sulla limitata condivisione di informazioni circa i potenziali terroristi islamici tra i partner Ue. Un “foreign fighter” francese appena rientrato dalla Siria ha infatti molte possibilità di venire controllato dai servizi di sicurezza di Parigi, decisamente meno da quelli di un altro Stato della Ue se si reca all’estero, almeno nei primi giorni. (G. Gaianicon / G. Chiellino, Il Sole 24ore)

http://machiave.blogspot.it/2015/11/la-guerra-contro-il-califfato-tempo.html

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