Il messaggio dell’infermiera palestinese

Lorenzo Cremonesi
Ci vuole un piano Marshall ma l’Islam moderato si muova
Corriere della Sera, 18 gennaio 2015

Lorenzo Cremonesi intervista Amos Oz

Nel mondo occidentale grescono rabbia e paura, tornano in auge le tesi di Samuel Huntington sullo “scontro di civiltà”, i libri di Oriana Fallaci, il romanzo “Sottomissione” di Michel Houellebecq. Domina una domanda: “Come rapportarci con l’Islam, come difenderci?

Non sono un pacifista, non lo sono mai stato e certo non lo sono ora di fronte agli ultimi avvenimenti. Non sono mai stato contrario alla necessità che, quando serve, occorre utilizzare il bastone. Però sono profondamente convinto che l’unica forza al mondo davvero capace di combattere e sconfiggere i fanatici musulmani, oltreché aiutare l’Occidente a trovare le difese necessarie, siano i musulmani moderati. Sono loro, prima di tutto, che dovrebbero fare un passo avanti, alzare la voce, scoprire, denunciare i fanatici nei loro quartieri e impugnare il bastone quando necessario.

Anche contro questa ondata di integralismo che va dall’estremo Oriente al mondo arabo, al cuore delle nostre città in Europa?

Posso rispondere con una storia personale, la ritengo rilevante anche se forse l’ho già raccontata?

Certo.

Circa un anno fa ero ricoverato all’ospedale per un’operazione. Una sera venneal mio letto un’infermiera, un’araba palestinese di cittadinanza israeliana. Aveva appena terminato il suo turno di lavoro. Mi chiese se poteva parlarmi. Io le risposi che ne sarei stato ben felice e così lei raccontò qualcosa che non dimenticherò mai. Mi disse: “Tutto il mondo quasi ogni giorno vede sugli schermi delle televisioni le manifestazioni delle masse arabe che inneggiano alla guerra santa, agitano i pugni lanciando slogan di sfida e violenza, giustificano i kamikaze contro gli infedeli negli Stati Uniti, in Israele e in Europa. Vogliono essere gli unici rappresentanti dell’universo islamico. Ma, chiunque osservi con attenzione noterà che sono praticamente solo uomini, per lo più giovani di età compresa tra i sedici e i trent’anni. Sono solo una piccola parte della popolazione. Gli altri, la maggioranza, se ne restano chiusi in casa, passivi, impauriti, dietro le finestre serrate. Non li vedi mai per il semplice fatto che non sono visibili. Però, per favore, ricordati di loro, perché loro sono la vera maggioranza”. Così mi disse quell’infermiera. […]

 

 

 

 

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