La balla del dialogo con l’Islam

C’è poco da fare, siamo in guerra. Dall’11 settembre a oggi, da New York a Parigi, le organizzazioni terroristiche, che siano Al Qaeda o Isis, fanno viaggiare il loro fanatismo sulla canna dei kalashnikov. Possiamo continuare a contrapporre a questa violenza una patetica idea di dialogo?
Franco Cardini C’è poco da fare, siamo in guerra. Lo siamo forse dal 1918, quando le potenze vittoriose della prima guerra mondiale ingannarono il mondo arabo, al quale avevano promesso unità e libertà in un regime che si sarebbe rapidamente occidentalizzato, quello dello sceriffo della Mecca Hussein che aveva sollevato gli arabi contro il sultano di Istanbul (nonostante egli fosse anche califfo) e che era un sincero liberale e ammiratore soprattutto di Sua Maestà Britannica: inglesi e francesi gli avevano promesso una ‘Grande Arabia Libera’ e invece si spartirono il mondo arabo sottomettendolo al regime dei mandati.

Certo, siamo in guerra: da quando con l’alibi della cattura di Bin Laden senza prove autentiche delle sue responsabilità nei fatti dell’11 settembre gli Usa e i loro complici hanno aggredito nel 2001 l’Afghanistan (allora governato da quei talebani che gli statunitensi stessi avevano introdotto in Afghanistan dall’Arabia saudita e dallo Yemen ai tempi della guerra contro l’occupazione sovietica), e da quando, nel 2003, hanno aggredito l’Iraq di Saddam Hussein sventolando la balla delle ‘armi segrete di distruzione di massa’, che ora stanno di nuovo montando contro la Siria.

Siamo in guerra da quando nel 2011 francesi e britannici hanno sostenuto, finanziato e armato gli oppositori di Gheddafi in Libia e di Assad in Siria pur sapendo bene che tra loro c’erano gruppi fondamentalisti (e ora Hollande ha la faccia di bronzo di sventolare il ‘pericolo fondamentalista’, che egli ha contribuito ad accrescere).

Siamo in guerra da quando le lobby multinazionali in combutta con i governi occidentali e le classi dirigenti corrotte locali hanno cominciato a spogliare l’Africa di tutte le sue ricchezze provocando la disperata reazione di persone che hanno finito per accedere ai ranghi di organizzazioni fanatiche come il Boko Haram.

Solo che, in tutti questi fatti, mi sfugge qualcosa che la domanda ha affermato: quale sarebbe la ‘patetica idea di dialogo’ che l’Occidente starebbe portando avanti? Quella delle aggressioni militari o quella delle spoliazioni messe in atto dalle multinazionali?

– See more at: http://eutopiamagazine.eu/it/franco-cardini/issue/islam-una-minaccia-leuropa-le-risposte-di-franco-cardini#sthash.P8rzP73O.dpuf

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2 pensieri su “La balla del dialogo con l’Islam

  1. L’articolo, interessantissimo, è da leggere per intero andando al link. La parte che riguarda la spoliazione dei paesi una volta definiti “in via di sviluppo” da parte dell’Occidente coincide con il mio pensiero da sempre e avevo anche iniziato timidamente a parlarne nel mio neonato blog “formertime and abroad”. Ci sono alcuni refusi, forse nel passaggio di traduzione, che possono nuocere alla comprensione da parte di chi si accosta adesso a questi temi (anche che la collana in cui è inserito il libro del Prof. Cardini risulti ancora diretta da Jacques Le Goff…)

    1. Volevo pubblicare qualcosa sullo scontro di civiltà e poi ho deciso di optare per un messaggio più elementare. Cardini si pronuncia in realtà, come lei avrà visto, dopo l’attentato a Charlie Hebdo. Quella in corso può ben essere una guerra, non è chiaro chi siano i protagonisti, l’Occidente è diviso sulla strategia e l’Islam è pur sempre cosa diversa nel suo insieme dai jihadisti: mi sembra un buon modo per restare sulla soglia senza unirsi al coro dei benpensanti.

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