Contro il bonus di 500 euro

Maurizio Ferrera
Bonus di 500 euro per la cultura: ma serve davvero ai diciottenni?
Corriere della Sera, 26 novembre 2015

Un miliardo alla sicurezza ed uno alla cultura. Questo l’impegno finanziario annunciato da Renzi «per rispondere al terrore». Che ci sia un nesso fra orgoglio nazionale e fermezza contro le minacce esterne, fra maturità civile e contrasto alla violenza è innegabile. Perché questo nesso produca risultati concreti occorre però scegliere gli strumenti giusti. Il presidente del Consiglio ha parlato di riqualificazione delle periferie, di borse di studio per i giovani meritevoli, di contributi alle associazioni culturali: e fin qui ci siamo. La quarta misura lascia invece perplessi. Trecento milioni verranno destinati a un bonus di 500 euro per tutti i diciottenni, da spendere in attività culturali.

… Il nostro presidente del Consiglio sembra avere una predilezione per le misure «universali»: 80 euro a tutti, niente Imu per tutti, ora il bonus cultura a tutti i diciottenni. Sarà un approccio facile ed elettoralmente premiante, ma non è quello corretto rispetto agli scopi che si vogliono raggiungere. La consapevolezza della identità e del patrimonio italiano così come la maturità civile vanno infatti promosse innanzitutto fra coloro che hanno meno opportunità oggettive di formazione. La legge di Stabilità prevede uno stanziamento di 130 milioni per il contrasto alla povertà educativa, con il contributo delle Fondazioni. Non sarebbe meglio incrementare queste risorse invece di disperderle a pioggia?

La rete della Ue

Se poi il governo vuole dare una risposta concreta, sul piano educativo, alle minacce terroristiche, esistono strategie più mirate, peraltro discusse pochi giorni a Bruxelles fa dai ministri della Pubblica istruzione. Si tratta di misure volte a rafforzare la capacità delle scuole, degli insegnanti, delle associazioni e degli operatori culturali in genere al fine di prevenire la radicalizzazione dei giovani, la diffusione di comportamenti e mentalità troppo indulgenti nei confronti della violenza. L’Unione Europea ha istituito una rete per la «sensibilizzazione contro l’estremismo» (Ran), che illustra le moltissime iniziative già in corso nei vari Paesi per promuovere i valori della tolleranza. I dati del Ran segnalano che il nostro Paese sta facendo ben poco in questa direzione. Eppure anche questa è politica culturale contro «il terrore». Forse, anzi, è quella da cui converrebbe partire, con un po’ di inventiva e molta lungimiranza.

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