Il preside di Rozzano e il Natale

Alice Airola
Il Natale è di tutti
Da qualche tempo nelle città italiane è già Natale. Che poi questo spirito natalizio si manifesti nelle corse sfrenate allo shopping piuttosto che nelle iniziative benefiche poco importa: l’italiano ama quel periodo dell’anno in cui “si è tutti più buoni”, e chi non si unisce ai festeggiamenti è un Grinch della tradizione, un sabotatore dell’italica virtù. Non per nulla c’è chi grida “all’attentato” ogni qualvolta si prendano posizioni avverse a questo diktat delle festività. E’ il caso del preside di Rozzano che, in seguito agli attentati in Francia, ha detto no al crocefisso e alle feste di Natale a scuola, in nome della laicità dello Stato italiano*. La scelta del preside ha generato un polverone mediatico, ed ogni italiano si è sentito in dovere di dire la sua: chi ha difeso a spada tratta una cristianissima e italianissima tradizione e chi ha condannato senza riserva, l’ancora forte, ingerenza della Chiesa nelle istituzioni. In mezzo a questo “opinionismo da stadio”, qualche flebile voce si è levata, suggerendo che forse il Natale, non è unicamente quella festa cristiana che si crede: le sue radici affondano nella notte dei tempi, agli albori dell’umanità, e attraversano storie, culture e tradizioni diverse. Già i primi esseri umani infatti, celebravano il solstizio d’inverno, nei giorni che vanno dal 22 al 24 dicembre. La tradizione è poi stata raccolta da altre civiltà (quella egizia, quella indo-persiana, quella babilonese per citarne solo alcune), che il 25 dicembre hanno onorato la nascita dei loro dei, molto prima che i cristiani celebrassero quella di Gesù Cristo. Insomma, a ben vedere il Natale cristiano non è che la punta di un iceberg, l’ultimo tassello di una storia che unisce popoli, nazioni e culture diverse. Se spogliato del suo significato più strettamente cristiano e rivisto in chiave storica, il Natale potrebbe essere una festa portatrice di gioia nella fratellanza tra gli uomini di buona volontà. In fondo ai bambini non importa di quale religione o etnia sia Babbo Natale.
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* La versione dei fatti offerta in un secondo tempo dal preside stesso e riportata dai giornali è un’altra:
“Non esistono iniziative cancellate o rinviate. L’unico diniego che ho opposto riguarda la richiesta di due mamme che avrebbero voluto insegnare canti religiosi ai bambini cristiani: cosa che continuo a considerare inopportuna. Potrei anche ringraziare quegli incauti che hanno sollecitato l’attenzione dei media sulla mia modesta persona, se me lo fossi meritato – ha scritto il dirigente scolastico in una circolare – purtroppo, invece, la bufera mediatica che si è sollevata si basa su notizie in parte distorte e in parte infondate”.
Parma ha ribadito di non aver mai fatto rimuovere crocifissi né dalle aule del Comprensivo Garofani né da quelle delle altre scuole che ho gestito e diretto nel corso di più di 20 anni di modesta carriera. “Per un motivo molto semplice: non c’erano”, precisa. Parma sostiene inoltre di non aver “rimandato né cancellato nessun concerto natalizio né altre iniziative programmate dal collegio docenti e dal consiglio di istituto; mi sono, viceversa, adoperato per sostenerle: tanto il concerto del 17 dicembre dei ragazzi della secondaria quanto quello dei bimbi della primaria, in programma per il 21 gennaio, oltre ai momenti di festa prenatalizia che si svolgeranno, come di consueto, in tutte le classi”.
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