Tutte le immagini scompariranno

Annie Ernaux
Gli anni
L’orma, Roma 2015
traduttore Lorenzo Fabbi

la donna accovacciata che, in pieno giorno, urinava dietro la baracca di un bar al margine delle rovine di Yvetot, dopo la guerra, si risistemava le mutande con la gonna ancora sollevata e se ne tornava nel caffè il volto pieno di lacrime di Alida Valli mentre ballava con George Wilson nel film L’inverno ti farà tornare l’uomo incrociato su un marciapiede di Padova nell’estate del ’90, con delle manine attaccate alle spalle che subito facevano pensare alla talidomide prescritta trent’anni prima alle donne incinte contro le nausee e allo stesso tempo alla barzelletta che si era raccontata in seguito: una futura madre lavora ai ferri il corredo per il neonato ingerendo con regolarità della talidomide, un giro di maglia, una compressa. Inorridendo un’amica le dice, ma come, non lo sai che il tuo bambino rischia di nascere senza braccia?, e lei, certo che lo so, è che non so fare le maniche

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Gli anni Novanta che giungevano al termine non avevano avuto alcuna valenza particolare, anni di disincanto. Considerata la situazione in Iraq – che gli Stati Uniti affamavano e tenevano sotto la costante minaccia di attacchi aerei, dove i bambini morivano per mancanza di medicine – oppure a Gaza e in Cisgiordania, in Cecenia e in Kosovo o in Algeria eccetera, tanto valeva dimenticarsi della stretta di mano a Camp David tra Arafat e Clinton, dell’annunciato «nuovo ordine mondiale» o di Eltsin sul suo carrarmato. Di fatto restava ben poco da ricordare se non le sere nebbiose del dicembre del ’95, ormai lontane, durante quello che fu forse l’ultimo dei grandi scioperi del secolo. E semmai la bella e sfortunata principessa Diana uccisa in macchina sotto il pont de l’Alma e il vestito azzurro di Monica Lewinsky macchiato dello sperma di Bill Clinton. Ma soprattutto ci si ricordava dei Mondiali di calcio. Le persone avrebbero voluto rivivere le settimane d’attesa, gli assembramenti davanti ai televisori nelle città silenziose attraversate dai pony express delle pizzerie a domicilio, un’attesa che, di partita in partita, aveva condotto a quella domenica di luglio, a quel clamoroso momento estatico in cui si sarebbe potuti morire tutti insieme dalla gioia – solo che si trattava dell’esatto contrario della morte –, completamente abbandonati in un solo desiderio, una sola immagine, un solo racconto – le giornate abbaglianti di cui i manifesti pubblicitari dell’acqua Évian e dei supermercati Leader Price con il volto di Zidane sulle pareti della metropolitana costituivano le irrisorie vestigia.

Davanti a noi non c’era niente.

http://www.minimaetmoralia.it/wp/storia-collettiva-e-storia-individuale-gli-anni-di-annie-ernaux/

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