La procreazione e il ruolo della legge

Corrado Augias

CARO Augias,
ennesima frattura nella sinistra italiana, con l’appello contro l’utero in affitto guidato dal movimento femminista “Se non ora quando”. Non si vede quale sia il problema, visto che in Italia, così come quasi in tutta Europa, la pratica è proibita. Repubblica ha narrato l’esperienza esemplare di una donna americana (dove la cosa è legale), già madre di due figli, che si è prestata a una gravidanza surrogata per una coppia gay e una etero. Certo, esiste un fenomeno clandestino di sfruttamento di donne in stato di bisogno e povertà, ma perché proibire per principio quando il fatto nasce fra persone adulte e consenzienti, legate spesso da vincoli di amicizia? L’Italia appare sempre come il paese dei veti: poi, tanto, ognuno si arrangia come può.
Quali saranno le vere vittime? I bambini che non potranno essere riconosciuti da entrambi i genitori. La pretesa di alcune donne di “controllare” dall’alto l’utero delle altre (anche se consapevoli e consenzienti) mi sembra arrogante e francamente poco “di sinistra”.
Giovanni Frigerio — gioveva@alice.it

SE l’appello sia o no di “sinistra” non lo so. Che la maggior parte delle firme appartenesse a persone schierate in senso progressista non basta a dare un’etichetta politica. Direi che si tratta di persone preoccupate da un’altra possibile violazione della dignità umana. In Italia la gravidanza portata a termine da una donna che ospiti nel suo grembo un feto altrui è proibita in base alla famigerata Legge 40 che peraltro è già stata in gran parte smantellata dalla magistratura per altri aspetti della “procreazione assistita”. Anche qui però bisogna distinguere. Eugenia Roccella, parlamentare conservatrice, una delle “autrici” di quella legge, ha avuto modo recentemente di precisare che la Legge 40 non prevede sanzioni per gli aspiranti genitori ma solo per chi commercializzi o comunque sfrutti la maternità surrogata. Se capisco bene il principio è analogo a quello che ispirò la legge Merlin: si punisce non la prostituta ma chi la sfrutta. Un primo appello europeo contro l’utero in affitto — denominazione cruda, un po’ repulsiva — era stato lanciato nel maggio scorso dalle femministe francesi. In quell’occasione le prime firmatarie erano state accusate di essere contro i gay perché alla pratica parevano far ricorso soprattutto le coppie omosessuali desiderose di un figlio. Accusa poi in parte caduta; le statistiche dimostrerebbero che nella maggior parte dei casi sono le coppie eterosessuali sterili che ricorrono a questa procedura. È una pratica da condannare? Se stiamo alle cronache la casistica è molto varia. C’è il caso di due sorelle, una delle quali sterile, che è stata aiutata dall’altra, fertile, ad avere il bambino. Puro gesto d’amore sororale. C’è il caso della ragazzina indiana poco più che adolescente ceduta (cioè in pratica venduta) dai genitori in cambio di denaro. C’è il caso della donna americana adulta e consenziente che ha messo i 20mila dollari del compenso in un conto di risparmio per pagare le tasse universitarie al suo “vero” figlio quando ne avrà l’età. La legge certo può reprimere i casi più ripugnanti, ma chi potrebbe decidere per il resto?

http://machiave.blogspot.it/2015/12/no-allutero-in-affitto.html

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