Hans Küng sull’Islam

Marco Politi
Non c’è pace senza dialogo
la Repubblica, 23 novembre

«Nel decimo secolo, quando le capre pascolavano sul Foro romano, nessun centro culturale al mondo era sviluppato come Baghdad e l’Egitto».
Hans Küng, il celebre teologo, puntando i riflettori sulle epoche d’oro dell’Islam non vuole proiettare un quadro idilliaco del passato per confortarci dai problemi e dalle tensioni del presente, ma intende tornare a quel periodo di svolta – il Medioevo – a partire dal quale la civiltà musulmana si è come bloccata.
Nel suo nuovo libro Islam, quasi ottocento pagine pubblicate da Rizzoli (euro 29,50), l’appassionato esploratore del cristianesimo e del confronto tra le grandi religioni in nome di un’etica mondiale ripercorre la vicenda del mondo musulmano per concentrarsi soprattutto sulle sue prospettive future.
Impossibile affrontare in un colloquio una materia così ricca e articolata e piena di tante sorprese (chi sapeva che Muawiya, fondatore della dinastia degli Omayyadi, fattosi eleggere califfo a Gerusalemme andò a pregare sul Golgota, nel giardino di Getesemani e sulla tomba di Maria?).
Ma vogliamo toccare con lui alcuni nodi, che riguardano la fede musulmana e il suo rapporto con la modernità e le altre religioni. 

Professor Küng, qual è il punto di forza dell’Islam, ieri e oggi?

«Il grande vantaggio dell’Islam è la semplicità della sua fede, molto più semplice rispetto al complesso dottrinale cattolico. La professione di fede è pregnante: “Non c’è Dio tranne Allah e Maometto è il suo profeta”. Seguono altri quattro obblighi: la preghiera, il contributo ai bisognosi, il digiuno e il pellegrinaggio. Non c’è bisogno di un catechismo pesante!».

LIslam inizia la sua storia con una straordinaria crescita culturale e poi si arresta. Cosa succede?

«Fra il decimo e il dodicesimo secolo il mondo islamico è in testa nel campo della filosofia, della medicina, della matematica, poi avviene che i fondamentalisti tolgono la libertà ai filosofi. Lo vediamo in Spagna. Dopo Averroè, dopo Ibn Khaldun non ci sono più pensatori indipendenti. I fondamentalisti fanno morire la filosofia, non ci saranno più intellettuali come nell’Occidente cristiano, non vi sarà nessun Rinascimento come in Italia. E dunque gli europei vanno più avanti nel campo della filosofia, della tecnica, delle armi, delle navi, della scienza. Però soltanto nel XIX secolo gli Ottomani e l’Egitto si rendono conto che bisogna riprendere a modernizzare».

C’è qualcosa nel credo islamico che ostacoli lo sviluppo scientifico?

«Sostanzialmente no. L’Islam è una religione razionale, senza misteri come la Trinità o l’Incarnazione. Si può procedere nella ricerca scientifica senza essere frenati dal dogma. L’unico requisito, ieri come oggi, è la garanzia della libertà di pensiero. Senza di essa gli scienziati non possono progredire e in questo senso il sistema della sharia è un ostacolo».

Molti temono un’aggressività innata nella religione di Maometto.

«In linea di principio il nocciolo del suo credo è positivo, ispirato alla fede in Dio e a un modello di giustizia sociale. In realtà tutte e tre le religioni monoteiste – l’ebraica, la cristiana, la musulmana – possono diventare facilmente aggressive. Le grandi ondate della conquista islamica dopo Maometto sono essenzialmente occupazione di territori, non nascono dalla volontà di imporre una fede. Tanto è vero che si istituisce una speciale tassa per i non credenti, consentendo loro di praticare il proprio culto. Il problema, semmai, è che sin dalle origini nell’Islam l’autorità politica è anche autorità religiosa».

Eppure il terrorismo di stampo islamico fa largo uso di motivazioni religiose.

«In ogni religione si può rimanere prigionieri del paradigma medievale e non per questo si è terroristi, bensì conservatori. Il terrorismo nasce dalle problematiche dello sviluppo contemporaneo. Dai tempi di Colombo in poi, arabi e musulmani smettono di avanzare. Invece è l’Occidente che comincia a occupare terre islamiche. Tutto il Maghreb e l’Africa del Nord, il Medio Oriente, l’Iraq, l’India fino all’Indonesia sono dominati dagli europei. In tempi recenti c’è il conflitto israelo-palestinese, il conflitto nei Balcani, la Cecenia, la guerra all’Iraq (senza dimenticare che per anni Bin Laden è stato alleato degli Usa in Afghanistan). Il musulmano medio pensa che là dove arriva l’Occidente, arriva l’oppressione. E’ un giudizio unilaterale, ma non del tutto sbagliato».

Lei affronta questi problemi guardando a tutte e tre le religioni monoteiste. Perché questo metodo?

«E’ che tutte e tre le religioni devono fare i conti con il proprio Medioevo e la modernità. Nelle tre fedi sussiste il problema del potere, della donna, delle minoranze. Non dobbiamo costringere gli islamici a difendersi, dobbiamo far capire loro che conosciamo i loro problemi. In Iran ho incontrato la figlia di Khomeiny e il presidente Khatami. Dicevo loro: sono un teologo cristiano e cerco di capire. E’ importante che l’Occidente non si presenti dicendo già cosa fare».

Lei parla di monoteismo, ma molti cattolici non credono che il Dio di Maometto sia lo stesso Dio di Gesù o di Mosè.

«E’ una sciocchezza. E’ un unico Dio. Chi non legge il Nuovo Testamento non capisce che il Dio di Gesù è lo stesso di Abramo e chi non conosce il Corano non sa che Allah è lo stesso Dio di Noè, di Davide, dei profeti biblici e di Gesù. D’altronde anche i cristiani arabi, quando invocano Dio, dicono Allah».

Il suo libro si chiude con un manifesto, che dovrebbe essere uninvocazione comune di ebrei, cristiani e musulmani. Vogliamo leggerlo?

«Non c’è pace tra le nazioni, senza pace tra le religioni! Non c¿è pace tra le religioni senza dialogo tra le religioni! Non c’è dialogo tra le religioni senza valori etici globali! Il nostro pianeta non può sopravvivere senza un’etica globale, un’etica universale. Condivisa da tutti gli uomini, credenti e non credenti».

Intervista a Hans Küng

8 marzo 2007
L’islam vive ancora in una fase preilluminista, questo non preclude la possibilità di un vero dialogo con il cristianesimo?
Non dimentichiamo che anche la chiesa cattolica ha accettato il cambio di paradigma introdotto dalla Riforma e dall’Illuminismo solo nel 20. secolo, all’epoca del Concilio Vaticano II. L’islam si trova oggi di fronte alla stessa necessità di passare attraverso un processo di riforma e deve fare i conti con l’Illuminismo. Questo cambiamento comporterà l’adozione di una lettura storico-critica del Corano, l’accettazione dei diritti umani e l’introduzione del principio della separazione tra stato e religione.
Che cosa possono imparare i cristiani dai musulmani?
Che la religione non è una questione esclusivamente privata, ma dovrebbe avere delle conseguenze sul comportamento dell’individuo nella società. Che la fede nel Dio unico non dovrebbe essere oscurata dai culti dedicati ai santi e nemmeno da un’eccessiva concentrazione sul Cristo, che eleva Gesù allo stesso livello di Dio.
E che cosa possono imparare i musulmani dai cristiani?
Il messaggio di Gesù. Proprio certi accenti contenuti nel Sermone sul monte – il perdono, l’amore per i nemici, la costruzione della pace – contribuiscono a chiarire la figura e il messaggio di Gesù. L’islam può inoltre imparare dal cristianesimo che oggi non è più possibile sostenere l’identificazione tra stato e religione, quella identificazione che è stata promossa a lungo anche dal cristianesimo. La persona di fede può accettare pienamente una società secolarizzata e vivere, in essa, il proprio impegno. In Turchia si sta sperimentando, in questi anni, il modello di una democrazia islamica. Al di là della questione dell’eventuale entrata della Turchia nell’Unione Europea, si tratta di un esperimento che merita di essere seguito con attenzione.
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Un pensiero su “Hans Küng sull’Islam

  1. il concetto di democrazia islamica in Turchia poteva essere formulato nell’anno dell’intervista; alla luce dei fatti mi sembra che “l’esperimento” non sia andato a buon fine, con tutto ciò che sappiamo su tagli alla libertà di stampa, elezioni pilotate e non libere, incarcerazioni varie ecc. ed in più gli ultimi strani misteri (aerei colpiti, acquisti di petrolio da Isis(?) ecc.).Ma certo le considerazioni sul rapporto dinamico fra le tre religioni sono interessanti.

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