Alla scoperta dell’Islam 3

Eugenia Parodi Giusino
La vera natura di un rossetto

Le snervanti ore trascorse nell’aeroporto di Ageri in attesa che venissero a prendermi furono per altro verso altamente utili perché mi distolsero per un po’ dal pensiero degli umiliantissimi controlli di dogana che avevo subìto all’arrivo. Con fare severo i poliziotti, guardandosi tra loro, si erano accaniti contro il mio bagaglio rovistando oltre che, ovvio, tra i capi di biancheria intima, soprattutto tra i medicinali e i tanti cosmetici che sempre mi accompagnano. Ogni astuccio o rossetto venne lentamente manipolato, osservato, annusato, per costringerlo a rivelare la sua vera natura. Alla fine, per incomprensione, mi fecero transitare.

Ancora oggi non saprei dire se lo scopo dell’ingiustificata e odiosa ispezione era stato quello di intimidirmi e mettermi in difficoltà o se fosse puro zelo, ma propenderei per la prima ipotesi, che contempla una particolare violenza di tipo psicologico nei miei confronti. Probabilmente il massimo esercizio di potere che poteva essere esercitato da un flic (come erano comunemente chiamati i poliziotti, equivalente di “sbirro”) verso una donna europea in quella circostanza. Un altro episodio, per me assai più grave, avvenne comunque tempo dopo ad Orano, città definita da Albert Camus “senza pittoresco, senza vegetazione e senz’anima” e tuttavia “inserita in un paesaggio impareggiabile”.

Nel tentativo di spiegare gli atteggiamenti dei poliziotti mi è venuta in mente la descrizione – che conobbi poi – fatta dal medico psichiatra Frantz Fanon  del rapporto complesso ed ambivalente che ebbe la società algerina verso la medicina occidentale, considerata un portato della cultura dei colonizzatori e perciò da guardare con sospetto. Ed anche quanto riferito dal sociologo a proposito delle penose difficoltà  che,  fin dall’inizio della guerra, incontrarono gli Algerini ad  accedere a medicinali come gli antibiotici, i vaccini ma anche l’etere, l’alcool, le siringhe. Le farmacie tenute da Algerini erano strettamente controllate ed in quelle dei francesi, per ottenere farmaci e disinfettanti, non bastava a volte rilasciare le proprie generalità e quelle dell’ammalato.

La libertà non solo di muovermi liberamente ma di possedere oggetti di uso non comune, quindi in ogni caso oggetti di lusso, era, evidentemente, anche se non per mia volontà, una sfida spudorata per una popolazione che iniziava appena a riprendersi e tra cui fortissima era la disoccupazione, cioè la povertà.

I cosmetici si trovavano certamente nei negozi, ma in assoluto quello più popolare era l’hennè rosso, derivato da una radice, spalmato a profusione sui palmi delle mani e sulle unghie, probabilmente per le sue proprietà ristrutturanti. Erano soprattutto le donne di origine berbera e non giovanissime ad usarlo ed era proprio questo un loro tratto distintivo. Le stesse donne esibivano tatuaggi colorati sulla fronte e sulle mani e spesso portavano il lungo velo bianco mordendolo tra i denti a mò di chiusura, abitudine che non ho osservato in altri paesi di religione islamica. Circa il 30 per cento delle donne che ho incontrato per strada in Algeria non portava velo ed era vestita all’europea. Bisogna aggiungere però che una moltitudine, un altro universo di donne non era visibile in quanto segregata nelle case e quindi le mie statistiche erano in ultima analisi inutili.

Quando si parla della fine di una guerra – e questo vale anche per il bellissimo film di Gillo Pontecorvo, vietato in Francia sino al 1971 – le ultime parole sono per la gioia dei vincitori ma quello che non si può descrivere, perché riguarda il tempo futuro, è ciò che di una guerra rimane nel corpo e nella mente di chi quel trauma lo ha vissuto. Nel caso dell’Algeria attori furono praticamente quasi tutti, un coro. Chi non ne aveva fatto parte non poteva rimanere e prese il largo verso la Francia.

Al tempo in cui c’ero io però un’altra tipologia di algerino aveva deciso di partire. Erano intellettuali, artisti come il famoso musicista Idir , o semplici persone che non se la sentivano di riconfigurare la propria vita in una società  che dichiaratamente era basata non su principi di laicità ma sul credo islamista, con lo strascico delle limitazioni alla libertà dell’individuo e che aveva intrapreso un percorso di chiusura nei confronti dell’Europa.

(continuerà)

Annunci

4 pensieri su “Alla scoperta dell’Islam 3

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...