Pasolini vivo. Una serata

Angela Biancofiore
Pier Paolo Pasolini oggi: verso la grande utopia
Sulla serata in memoria di Pier Paolo Pasolini, Torino 10 dicembre 2015

La Fondazione Istituto Gramsci ha organizzato una serata in onore di Pasolini a Torino il 10 dicembre 2015 in occasione dell’attribuzione del premio « Giuseppe Sormani » dedicato ad un’opera sullo scrittore friulano.

Siamo al Centro di cultura contemporanea, il birrificio Metzger di una volta, in via Pinelli a Torino. Alle 18 la sala è già piena di gente, soprattutto giovani, vi si respira un’atmosfera di amicizia e di allegria. Dopo la breve introduzione di Dunia Astrologo, direttrice dell’Istituto Gramsci, che illustra il senso dell’incontro, Riccardo Deiana comicia a cantare con la sua chitarra canzoni dedicate a Pier Paolo Pasolini, da lui composte e da Giovanna Marini… Una memoria piena di affetto e di storia riempie la sala, un ritrovare parole, gesti e azioni dello scrittore scomparso 40 anni fa, una notte di novembre, sulla spiaggia di Ostia.

Non c’è retorica nelle canzoni, ma uno «stare dentro», dentro la vita del poeta. Penetrare i suoi pensieri in forma di poesia, quei versi che ci riportano alla sua vita, che è anche un pezzo della nostra Storia :

«Nel restare

dentro l’inferno con marmorea

volontà di capirlo, è da cercare la salvezza…»

scrive l’autore nella poesia intitolata Picasso, nelle Ceneri di Gramsci.

Questi versi s’iscrivono profondamente nella coscienza di ognuno e restano vivi nelle nostre azioni, nel minimo gesto quotidiano.

Quanto di Pasolini fa parte della nostra vita attuale ?

Chi afferma che «il poeta è oggi muto»?

E invece non è mai stato così vivo, così presente poiché ci spinge, in ogni istante, verso la comprensione di ciò che cambia continuamente sotto i nostri sguardi, ci porta ad una piena consapevolezza dell’umano e del non umano, oggi nella nuova continua mutazione antropologica.

Siamo gli umani del mondo transumano, il trasumanar pasoliniano risuona paradossalmente nel nostro transumanesimo.

Chi vuole oggi « organizzar il trasumanar », chi promette di poter assicurare l’immortalità dell’umano grazie ai progressi della tecnologia e della scienza, dimentica che la nostra natura è da sempre l’impermanenza.

Siamo gli umani che cambiano, che sviluppano allergie alimentari, respiratorie – soprattutto i più giovani – in un mondo affollato da molecole sconosciute, siamo gli umani che non tollerano più la violenza sul non umano.

Marco Grimaldi, consigliere regionale, prende la parola evitando la retorica delle « celebrazioni pasoliniane » che si sono avvicendate durante tutto il 2015 ; lo scrittore non lo troviamo nella melensa celebrazione, ma nella sua volontà di lotta, nella sua lucida disperata vitalità che l’ha condotto dalla luce della Resistenza al marxismo, e in seguito dalla perdita della speranza all’utopia. Anche nelle disperate allegoriche pagine di Petrolio percepiamo tra le righe le inchieste dello scrittore, i discorsi di Cefis, il potere occulto dentro al potere ufficiale, le mutazioni mondiali dell’economia e della finanza che hanno avuto un impatto importante sulla vita di noi tutti. Ancora una volta Pasolini stava osservando il cambiamento, e voleva comprenderlo dall’interno, «dentro l’inferno».

Il reading degli attori Valentina Padovan e Antonio Damasco propone di attualizzare il messaggio dei Comizi d’amore di Pasolini, un’inchiesta sulla sessualità degli italiani nel cuore degli anni 60.

La loro indagine « teatrale » giunge a conclusioni interessanti : oggi la sessualità non è più un tabù, anzi se ne deve parlare, per essere moderni. Nuovi stereotipi sessuali si sovrappongono ai vecchi, nuove convenzioni sociali corrispondenti a precise esigenze economiche governano i nostri comportamenti: il messaggio pasoliniano è sempre attuale, la libertà sessuale imposta dall’alto, dalla società consumistica, ha creato nuovi tipi di disagi, in particolare tra i giovani. Lo spettacolo è un invito alla riflessione su ciò che può apparire ovvio, sui modelli culturali e comportamentali dominanti che si rivelano inadeguati all’umano e alla sua unicità.

Guido Davico Bonino e Giovanni Carpinelli hanno presentato il vincitore del premio «Giuseppe Sormani»: Guido Santato, professore ordinario all’università di Padova, che ha pubblicato un importante volume sull’opera pasoliniana : Pier Paolo Pasolini. L’opera poetica, narrativa, cinematografica, teatrale e saggistica. Ricostruzione critica (Carocci, 2013). Un esempio di passione filologica alleata al lavoro di interpretazione e ricostruzione storica del contesto in cui lo scrittore ha operato. L’ampio saggio consiste in un percorso che affronta non solo la produzione letteraria, ma anche quella cinematografica e saggistica riprendendo e sviluppando uno studio apparso per la prima volta nel 1980.

Tra i volumi pervenuti alla giuria del premio, si distingue il lavoro del giovane studioso Tomaso Subini, La necessità di morire. Il cinema di Pier Paolo Pasolini e il sacro (Ente dello spettacolo, 2008) nel quale viene affrontata la questione del cordoglio (la perdita del fratello Guido) nell’attività creativa del cineasta e la passione pasoliniana per gli studi sul sacro (da De Martino a Mircea Eliade), con un’attenzione particolare alla matrice storicista italiana degli studi sul mito (« Il mito non è favola ma storia», scrive Raffaele Pettazzoni). Basta rivedere il film Medea – ma anche Porcile o Edipo re – per capire il rapporto strettissimo nell’opera pasoliniana tra mito e realtà. Pasolini si iscrive pienamente nella tradizione antropologica italiana ma, aggiungiamo, en poète, in quanto aderisce ad una visione profondamente mediterranea del mito. Da Tomasi di Lampedusa (Ligheia) a Odysseas Elytis (Il piccolo marinaio, Axion Estin) fino ad Albert Camus (Noces) : il mito fa parte del quotidiano, è oscurità in piena luce, è il miraggio di un pomeriggio d’estate che vive nel cuore del poeta alle soglie della Storia.

In questo Mediterraneo che è diventato oggi una pericolosa frontiera, la necessità tutta pasoliniana di trovarsi al punto in cui il mondo di rinnova, la riscontriamo nel lavoro di Alessandro Leogrande (La frontiera, Feltrinelli, novembre 2015) che narra le storie dei sopravvissuti alle difficili traversate del « mare di mezzo », vittime di traffici d’ogni sorta, nell’ambito di complessi conflitti geopolitici e culturali.

Dopo Pasolini gli scrittori non possono scrivere «ho paura…», non possono far finta, gli scrittori sono nella realtà del mondo e di questo mondo rendono conto. Dopo Pasolini, non è lecito parlare per non dire niente, non ci si può «lamentare», perché non serve a niente.

Sulle tracce dello scrittore, oggi è più che mai necessario interrogare eticamente il nostro mondo e DARE LE RISPOSTE.

Che fare davanti alla frontiera? Alla discriminazione? Ai giovani kamikaze che si fanno esplodere? Davanti alla povertà e all’ingiustizia?

Che fare davanti alla bellezza? Davanti ai ragazzi che oggi hanno frequenti crisi di panico?

Scrivere è una grande responsabilità per il presente, il passato e l’avvenire.

Scrivere è testimoniare del cambiamento, del divenire incessante.

Scrivere è sforzarsi di capire cosa succede.

Scrivere è dialogare.

Scrivere è incontrare.

Scrivere è darsi la mano e capire che siamo tutti interdipendenti, umani e non umani, e che viviamo nella stessa comunità di vita sulla terra.

Scrivere è anche coltivare una grande utopia.

Ed in tal modo Pasolini continua ad essere… in ognuno di noi.

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