Il nome e la cosa: una riflessione

Corrado Ocone
La verità è questa: il politicamente corretto assottiglia sempre più i nostri spazi di libertà
Huffington post, 15 luglio 2015

La lotta contro il “politicamente corretto” non è una fisima di qualche intellettuale liberale, ma è un problema serio, di politica e di vita, per le nostre avanzate società occidentali. Prima di tutto, guai a pensare che il PC sia qualcosa di tutto sommato irrilevante, per dimensione e peso, pertinente a qualche sparuta frangia, più o meno metropolitana, di intellettuali (i cosiddetti “radical chic” o la “sinistra al caviale” di qualche ciarliero salotto benpensante).

Esso, purtroppo, ha pervaso l’intera società, è diventato un comune sentire che condiziona, in maniera spesso irriflessa, la nostra mentalità, le strutture stesse del nostro pensiero, in conseguenza anche i nostri comportamenti pratici. Inoltre, esso non è limitato nell’applicazione a un solo settore, ma investe vari gruppi della società. Vari ma non tutti, perché anche tra le “minoranze” ci sono quelle “accreditate” e quelle no, c’è chi è un po’ più uguale degli altri. Per esempio, e questo la dice lunga sullo spirito che domina i nostri tempi, i cristiani non fanno parte di questa “zona protetta” […]

Va dato atto a Luca Mastrantonio, autore di un efficace corsivo uscito sul Corriere della sera, di aver messo in luce questo carattere, diciamo così, solidale (nonché selettivo) delle battaglie del sempre più aggressivo PC. Non solo: egli ha anche messo bene in luce il carattere “pericoloso” che esso può rappresentare per la nostra libertà di giudizio e espressione, e in genere per la possibilità di quella dialettica fra posizioni contrastanti che dovrebbe essere la linfa vitale di una società liberale. “Si può essere contrari alle quote rosa – si chiede Mastrantonio – senza essere accusati di misoginia? Si può criticare qualcuno di colore senza passare per razzisti? E si può essere contrari ai matrimoni gay senza passare per omofobi?” L’elenco di Mastrantonio continua, ma è chiaro qual è il problema qui in gioco.

È come se ogni possibilità di uscire dai canoni del pensiero dominante ci fosse ora preclusa: il PC, il nuovo conformismo culturale, dietro i buoni sentimenti, non tollera i diversamente senzienti e pensanti, sa essere molto intollerante ed escludente verso chi non sta ai suoi dettati. Provate a contraddire pubblicamente i suoi assunti e vi vedrete quasi automaticamente esclusi da ogni consesso sociale che conta: nessuno si prenderà la briga di confutarvi, ma sarete semplicemente ignorati e giudicati degli “appestati” da evitare. Ma una società che chiude così drasticamente lo spazio di discussione, e quindi di libertà, può dirsi ancora una buona società? E poi: siamo davvero sicuri che proteggere in senso così marcato e acritico certe “minoranze” sia qualcosa che aiuta gli appartenenti ad esse più di quanto non aiuti noi stessi a confermarci nei nostri luoghi comuni? Faccio un esempio. Qualche tempo fa mi è capitato di incappare su un mezzo pubblico in una famigliola di colore che aveva due figlioletti discoli all’inverosimile che importunavano in modi a dir poco incivili gli altri viaggiatori.

I presenti, che non avrebbero certo tollerato comportamenti simili da parte di ragazzi bianchi, non solo non reagivano ma erano prodighi di attenzioni e di occhi dolci verso i due teppistelli. Mi chiedo: non è forse diseducativo nei loro confronti un atteggiamento così permissivo? E, soprattutto, non è questo modo di trattare in modo diverso e più conciliante la persona di colore una diversa e più sottile forma di razzismo rispetto a quello tradizionale? Non sarebbe più eticamente corretto, e anche più liberale, considerare ogni individuo, bianco o nero che sia, nella sua individualità, lodandolo o biasimandolo a seconda dei suoi comportamenti e senza lasciarsi influenzare, né in senso negativo né in senso positivo, dal gruppo di appartenenza? Sottigliezze, forse, per un pensiero grossolano e di facile presa qual è il PC. Ma argomenti pesanti per chi ama ancora ragionare con la propria testa.

La vera dignità di ognuno sarà valorizzata, infatti, il giorno in cui ognuno sarà trattato per quello che è e fa, senza sconti e senza pagare penali. Capisco che molto spesso dietro certe nostre reazioni ci sia un atteggiamento risarcitorio nei confronti di gruppi un tempo da noi stessi ingiustamente discriminati. Ma dovremmo capire anche che non si può riparare a un torto del passato riproducendolo semplicemente, seppur in modo uguale e contrario, nel nostro presente. È vero: la forza dell’Occidente è anche quella di mettersi in crisi, di criticare gli errori compiuti in passato e allontanarsene. Ma anche la critica non può spingere troppo in là fino ad annullarsi. Rischiamo di trovarci disarmati nei confronti del fanatico a cui capiteremo sottomano.

 

http://lettura.corriere.it/le-intolleranze-linguistiche-italiane-falsi-eufemismi-e-vero-razzismo/

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