Come raccontare Colonia

Quando la correttezza politica diventa lassismo

Il linguaggio politicamente corretto ha assunto il valore di una norma per chi vuole evitare ricadute di tipo discriminatorio su una minoranza, un gruppo etnico o una categoria di persone afflitte da un grave difetto fisico. In questa fase della storia sono numerosi gli islamici o presunti tali violenti e fanatici. Da lì a suggerire che tutti gli islamici sono fanatici e violenti ce ne corre. Il femminicidio per esempio non è proprio degli islamici, è un delitto commesso da molti maschi di altra appartenenza culturale o religiosa. Stando alla norma della correttezza politica, è ingiusto scrivere: “Islamico o arabo o marocchino uccide la moglie”. Diventa un modo per suggerire un legame di causa ed effetto tra l’appartenenza religiosa e il crimine commesso: chi usa un linguaggio politicamente corretto preferisce evitare. Viene da chiedersi se avrebbe senso il ricorso a un linguaggio politicamente corretto di fronte a una notizia come questa riguardo ai recenti fatti di Colonia:

“I 32 sospetti sono stati interrogati. Nove sono algerini, 8 marocchini, 4 siriani, 5 iraniani, un iracheno, più un serbo, un cittadino americano e tre tedeschi che si sono uniti al branco. Sono sospettati per lo più di furti e lesioni corporali. Finora nessuno dei 18 profughi identificati è collegato a casi di molestie sessuali. Ci sono anche tre denunce per delitti sessuali rispetto alle quali non vi sono per ora dei sospettati, dice il ministero dell’Interno. La polizia ha fatto sapere di aver arrestato e poi rilasciato un ragazzino di 16 anni e un ventitreenne di origine nordafricana. Secondo la Bild, diversi stranieri sono stati fermati ieri sera dalla polizia locale”. (La Repubblica di ieri)

Qui, bisogna dire,  il linguaggio politicamente corretto trova il suo limite. Se viene applicato produce un grave travisamento della verità. Resta inteso che non tutti gli islamici si sono comportati in quel modo. Però un fatto è un fatto è un fatto, avrebbe detto Gertrude Stein. A Colonia una folla numerosa composta di soli maschi ha dato luogo a una pratica collettiva delle molestie sessuali a danno di donne isolate con violenza e assunte poi come vittime. In piazza, per strada o in luoghi pubblici, poco importa. Dei pedofili che pure sono criminali non avrebbero osato adottare in massa un comportamento simile a danno di bambini catturati per strada. Troppo alta è la riprovazione sociale. Ecco, omettere il dato dell’appartenenza religiosa o culturale degli aggressori nel caso di Colonia equivarrebbe a ritenere che la riprovazione sociale non debba esprimersi con tutta la forza necessaria. Gli islamici invasati di Colonia hanno potuto pensare che il loro comportamento fosse dopo tutto lecito o ammissibile. E allora la risposta non può essere generica. Il governo e la società devono chiamare le cose con il loro nome e rivolgersi proprio a quegli aggressori manifestando una condanna piena, assoluta, totale di quanto è accaduto. La libertà e la dignità delle donne sono sacre: questo deve essere chiaro come è chiaro che non tutti gli islamici sono criminali. Chi adotta certi comportamenti deve sapere che mette in cattiva luce se stesso e il suo gruppo religioso di appartenenza. Così come il prete pedofilo mette in cattiva luce la Chiesa. Non c’è nessuna minoranza da proteggere, c’è una brutta piaga da combattere, senza aspettare chissà quali ravvedimenti o svolte. E non c’è correttezza politica che tenga in casi del genere.

http://machiave.blogspot.it/2016/01/un-terrorismo-della-vita-quotidiana.html
http://machiave.blogspot.it/2016/01/un-divertimento-leccesso-di-una-notte.html

 

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