Renzi, il leader della crisi

Marco Damilano
Così dal vuoto è nato il politico Matteo Renzi
l’Espresso, 16 marzo 2015
… Renzi è un politico neppure quarantenne che conquista il potere spostandosi nel vuoto lasciato dal precedente regime, come insegnano i teorici del ramo, per esempio Curzio Malaparte in “Tecnica del colpo di Stato”: «La tattica bonapartista non è soltanto un gioco di forza: è soprattutto un gioco di misura e di abilità. Quasi una partita di scacchi, in cui ogni esecutore ha il suo compito preciso e il suo posto assegnato, dove il più lieve errore nella mossa di una pedina può produrre incalcolabili effetti e compromettere l’esito della partita».Renzi, più ancora di Berlusconi, appare chissà quanto inconsciamente nella storia repubblicana il leader maggiormente vulnerabile alla sindrome napoleonica, intesa come megalomania, rilancio continuo, voglia di vincere sempre, anche quando non è più chiaro esattamente cosa significhi vincere o perdere.

Più che le somiglianze con il protagonista della rupture più fragorosa degli ultimi tre secoli conta però il passaggio epocale in cui si trovano l’intera Europa e l’Italia, con la sua traballante storia nazionale. In cui assemblee parlamentari, Stati nazionali, partiti, corpi intermedi, giornali e media – tutto ciò che era la politica del Novecento – sono un ancien régime destinato a essere spazzato via. Nella sinistra italiana il fantasma dell’uomo solo al comando è stato liquidato come un cedimento al populismo, un male da esorcizzare. Invece, in tutte le società occidentali con l’avanzare della crisi democratica e lo svanire dei partiti cresce la richiesta di una leadership personalizzata.

Succede ovunque. È l’altra faccia della moltitudine, «un insieme di singolarità non rappresentabili», come la definisce Toni Negri. I movimenti senza volto e senza capi, Occupy Wall Street, Anonymous sulla Rete, collettivi e individuali. Eppure anche le formazioni della nuova sinistra radicale europea hanno sentito il bisogno di darsi un capo. In Grecia l’esperimento Syriza è stato fondato da Alexis Tsipras, un federatore delle vecchie sigle della sinistra che appartiene alla generazione dei figli, classe 1974, chiamato a ricostruire sulle macerie del Partenone, arrivato a sfiorare la maggioranza assoluta dei seggi nel Parlamento greco alle elezioni del gennaio 2015 portando in sei anni il suo partito dal 4 al 36 per cento. In Spagna il movimento Podemos ha rapidamente chiuso la fase anarchica e movimentista e dopo il successo alle elezioni europee del 2014 si è dato una dirigenza votata dalla Rete e fondata sulla leadership indiscussa di un personaggio carismatico, Pablo Iglesias, nato nel 1978.

Syriza e Podemos sono i Partiti della Crisi, nell’Europa del Sud, nati e cresciuti tra la recessione e la disoccupazione e il fallimento delle politiche di austerità indifferenti allo Stato sociale, per raccogliere la rabbia contro le generazioni precedenti. Il loro fratello italiano naturale era il Movimento 5 Stelle. Ma a raccogliere i vantaggi del terremoto elettorale del 2013 che Grillo non è stato in grado di sfruttare è il coetaneo fiorentino di Tsipras e Iglesias. Con la differenza che Renzi non è passato dalle elezioni per conquistare la guida del governo. E non ha dato vita a un nuovo partito, gli è bastato occupare e svuotare il guscio di un partito che già esisteva, il Pd. Non c’è in Italia il Partito della Crisi. C’è il Leader della Crisi che avanza tra le macerie. Che fa coincidere il partito con se stesso. È il Populista che costruisce il suo Popolo, non viceversa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...