Un Tornatore surreale

Simone Lorenzati

La corrispondenza è il titolo dell’ultimo film di Giuseppe Tornatore. Dopo la sfilza di premi ottenuti tre anni or sono con La migliore offerta, il regista si ripresenta al pubblico con un’opera decisamente surreale. La pellicola è essenzialmente una storia d’amore, un amore lineare condito, però, da profondi misteri. Misteri resi ancora più fitti  dall’intrecciarsi di esso con l’astronomia: gli universi paralleli, l’iperuranio, l’evoluzione spettrale delle galassie. L’infinito esteso alla mente ed ai sentimenti umani. È un amore   abissale e raro quello che lega Ed Phoerum (Jeremy Irons) a Amy Ryan (Olga Kurylenko), lui sessantenne professore universitario sempre in giro per il mondo tra convegni e conferenze e lei, sua allieva, che si paga gli studi facendo la stunt-girl. Una storia che dura da sei anni basata, però, molto di più sulla tecnologia che non su incontri veri e propri. Ed parla delle stelle morte milioni di anni fa e di come riusciamo ancora a vederle brillare a distanza di anni luce, quando non ci è ancora arrivata l’immagine della loro estinzione. E, ancora, racconta che le stelle custodiscono il segreto dell’eternità, quella stessa immortalità che sarebbe anche degli esseri umani se nell’uomo non ci fosse un “errore”. “Il mio errore lo conosco – aggiunge – è quello di non averti incontrata prima”. Nel continuo rincorrersi dei due personaggi alberga il confronto, una sorta di dialettica, tra le due sfere, l’irreale che incrocia il reale. Che l’autore, inseguendo ancora una volta la misura del dettaglio e la sua precisione, tende a risolvere in maniera più razionale, rigorosa, in linea, se si vuole, con la natura stessa della disciplina che unisce Ed e Amy. Schivando però, nel medesimo momento, gli steccati del dogma e aprendo un varco nelle terre dell’arcano, trasformando in dubbio ciò che potrebbe sembrare certezza e apparenti certezze in dubbio. Momenti intensi, a tratti drammatici e marcatamente tristi, si alternano ad altri in cui non mancano cadute al limite del banale. Jeremy Irons si conferma attore di rango mentre Olga Kurylenko risulta una piacevole scoperta. La regia di Tornatore, al solito, è superba anche se la sceneggiatura, sempre del regista siciliano, non è sempre del tutto convincente, al contrario della fotografia di Fabio Zamarion (lo stesso de La migliore offerta) autore di un lavoro impeccabile, specie nei paesaggi inglesi, sia  esterni che interni. Infine un accenno, positivo, alla colonna sonora di Ennio Morricone, molto più di atmosfera, una sorta di stile pinkfloydiano, che non sinfonica.
Annunci

Un pensiero su “Un Tornatore surreale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...