Alla scoperta dell’Islam 7

Eugenia Parodi Giusino
Tutti al galoppo
blog formertime and abroad, 5 febbraio 2016

Ad Orano insegnavo materie letterarie nelle classi medie di una piccola scuola organizzata per i figli degli operai e tecnici italiani dipendenti della Saipem che lavorava al terminal di Arzew (35 km da Orano), parte della costruzione della prima condotta sottomarina di trasporto del metano algerino da Hassi R’Mel in Italia, attraverso la Tunisia. Attualmente si sta costruendo un ulteriore gasdotto  che trasporterà il metano in Sardegna (che ne è priva) e Toscana, alla massima profondità mai raggiunta (m.2885). La realizzazione del progetto ha però subìto uno stallo, causato dalle comprensibili  opposizioni di natura ambientalistica sollevate dalla popolazione algerina e dagli abitanti della Sardegna ma anche per disaccordi di tipo economico tra le varie aziende partner del progetto.

La decisione di partire da soli e lasciare le famiglie in Italia era in genere presa dai lavoratori con un contratto a breve termine, i quali vivevano in un campo attrezzato vicino agli impianti e sceglievano di lavorare anche la domenica dal momento che non esisteva nessun genere di svago.  Chi doveva stare due o tre anni aveva garantita una bella abitazione in centro città e l’istruzione elementare e media per i figli.

Naturalmente questo non bastava affatto ai piccoli che si sentivano fuori posto e deprivati di tutti i generi di divertimento e di consumo che già negli anni settanta si erano diffusi a livello di massa. Io cercavo di incuriosirli con argomenti al di là dei libri di testo e, inutilmente, di modificare l’atteggiamento mentale – alimentato purtroppo dalle famiglie stesse – che li portava a considerarsi quasi una specie diversa dagli abitanti locali. In un tema uno dei ragazzini più grandi lamentava di trovarsi male in Algeria dove non poteva giocare a calcio perché non c’erano ragazzi della sua età. La più completa estraneità tra queste famiglie e gli Algerini era suggellata dal mancato desiderio di imparare la lingua francese, accresciuta da diffidenza e nessuna conoscenza della storia locale.

Pensai allora di creare un’occasione di divertimento, qualcosa di speciale per questi bambini. Ero stata una o due volte in un centro turistico sulla costa, a pochi chilometri dalla città, dove c’erano dei bei cavalli da montare e avevo provato l’ebbrezza del galoppo immersa nella natura. Veri purosangue berberi come quelli ammirati nei circhi da bambini!  Era prevista la presenza di uno stalliere-accompagnatore con tanto di turbante, che montava senza sella e non parlava una parola di francese. Non ci sarebbe mai più stato – secondo me  – un contatto più verace di questo con la realtà dell’Algeria, i suoi paesaggi e i suoi abitanti.

Così organizzai la gita con quattro o cinque bambini elettrizzati dalla novità e finalmente divertiti. Andammo coi cavalli al passo verso un luogo incantevole, alberato, dove non si vedeva un’auto. E sarebbe andato tutto bene se alla nostra guida non fosse venuto in mente di assestare un bel colpo di frustino al mio cavallo e a quello di Elena, una mia allieva di undici anni. Gli animali partirono al galoppo come missili ed Elena fece un volo, rimanendo svenuta a terra qualche secondo. Un ingiustificabile incosciente. Il mio terrore fu placato soltanto dal fatto che la bambina non si era rotta da qualche parte e sembrava mantenere intatte tutte le funzioni cognitive e l’episodio si concluse senza clamore, per mia fortuna.

Anche in Algeria, in varie zone, oggi purtroppo si verificano azioni terroristiche praticate da bande armate di delinquenti jihadisti legati all’Isis o come quella del 2013 ai giacimenti di gas di Al Amenas da parte di Al Qaeda (L’Algeria trema su Limes, febbraio 2013). Attacchi diretti anche talvolta contro la popolazione Tuareg, accusata di praticare un islamismo pacato. Alcune fonti sostengono che qualche gruppo di “uomini blu” abbia invece collaborato con i terroristi. L’unica cosa certa è che i Tuareg da decenni sono in lotta con i governi degli Stati del Sahel perché rivendicano una loro autonomia e indipendenza.

Le stesse organizzazioni turistiche mettono in guardia dai pericoli presenti in un itinerario di viaggio in Algeria che non si limiti alle principali città. Finito l’anno scolastico scalpitavo per tornare in Italia e non organizzai, come pure desideravo, un tour nelle oasi più sperdute del Sahara, oggi troppo azzardato.

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