Danton per una volta e per sempre

Autore: Georg Büchner
Regia: Mario Martone
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Cast: Giuseppe Battiston, Paolo Pierobon, Fausto Cabra, Giovanni Calcagno, Michelangelo Dalisi, Roberto De Francesco, Francesco Di Leva, Pietro Faiella, Denis Fasolo, Gianluigi Fogacci, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Ernesto Mahieux, Carmine Paternoster, Irene Petris, Mario Pirrello, Alfonso Santagata, Massimiliano Speziani, Luciana Zazzera, Roberto Zibetti e con Matteo Baiardi, Vittorio Camarota, Christian Di Filippo, Claudia Gambino, Giusy Emanuela Iannone, Camilla Nigro, Gloria Restuccia, Marcello Spinetta, Beatrice Vecchione.

Descrizione
Scritto in sole cinque settimane tra il gennaio ed il febbraio del 1835 dal ventunenne (sarebbe morto solo tre anni dopo) Georg Büchner, in fuga dalle autorità dell’Assia dove era stato coinvolto in una rivolta, La morte di Danton descrive l’atmosfera degli ultimi giorni del Terrore, la caduta di Georges Jacques Danton nel 1794 e l’antagonismo che lo contrappone a Maximilien Robespierre. Il discorso drammatico è concentrato sulla contrapposizione tra i due alfieri della Rivoluzione francese, compagni prima e avversari in seguito, entrambi destinati alla ghigliottina a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. Danton non crede alla necessità del Terrore e difende una visione del mondo liberale e tollerante, anche se consapevole dei limiti dell’azione rivoluzionaria; il suo antagonista invece incarna la linea giacobina, stoica, intransigente, furiosa.
Büchner nutre La morte di Danton di temi tutti rilevanti per il nostro tempo: l’amicizia, la classe, il determinismo, il materialismo.

Scheda spettacolo a cura di  Roberto Mazzone

°°°

Wu Ming
L’armata dei sonnambuli
Einaudi, Torino 2014
Atto terzo, scena quarta, Primavera, § 34, pp. 547-48

Hanno accusato Hébert di aver incitato il popolo a rovesciare la Convenzione, e buona notte all’orchestrina.
Fatto fuori lui, pareva che la battaglia l’avevano vinta Giorgiacco Danton, il patrono dei bottegai, e l’amico suo fedele Camillo Desmoulins.
Invece fa tempo appena a passare una decade, ed ecco che Danton è sotto processo, Saint-Just lo accusa e Robespierre si domanda se la Francia sarà bastante coraggiosa da abbattere un vecchio idolo, ché oramai dentro è tutto marcio e verminoso.
Anche lui lo tirano in mezzo a una faccenda di quattrini, dicono che ha preso i quibus della Compagnia delle Indie e pure quelli di Luigino e degli Orléans. Ma a buon gatto, buon ratto: con la sua parlantina da legale, Danton restituisce colpo su colpo, pare un lottatore alla barriera dei combattimenti.
E va bene che i vermi e il marcio cominciavano a puzzare anche da fuori, va bene che Danton voleva far la pace con l’aristocrazia, ma per i noialtri di allora era pur sempre l’eroe del 10 agosto. Lascia stare che adesso dicono che lui manco c’era per strada, il 10 agosto. Non è una questione di giorni. La questione è che Danton significava la Repubblica, e a vederlo col collare Corday faceva davvero una brutta impressione.
Eppure, anche lì, nessuno s’è mosso. Il giorno dopo siamo tornati in fila dal macellaio, a dirci che oramai quel rotolare di teste ci aveva dato l’abitudine, e per farci venire la bocca tonda e il brivido giù per la schiena ci voleva qualcosa di più grosso, qualcosa di enormissimo, tipo che pisciassero sulla tomba di Marat, o tagliassero la zucca a Robespierre.

Si vedano inoltre
http://www.doppiozero.com/materiali/interviste/wu-ming-sopravvivere-alla-controrivoluzione
http://machiave.blogspot.it/2014/11/mona-ozouf-danton-un-ritratto-in.html
http://machiave.blogspot.it/2015/04/la-seconda-moglie-di-danton.html

Sei mesi dopo l’uscita in libreria, L’Armata dei Sonnambuli è arrivato alla quinta edizione, per una tiratura complessiva di 65.000 copie. http://www.wumingfoundation.com/giap/?cat=1944

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