Dio abita in noi

Vocatus atque non vocatus, Deus aderit

Cosa intende Jung per Dio nella frase scolpita sulla porta della sua casa? Il demone che ci abita e a cui non possiamo sfuggire? O la domanda ultima? Forse in quel “vocatus atque non vocatus” c’è il richiamo a una trascendenza che non è riducibile alla nostra percezione di essa. Un qualcosa che c’è, in noi e al di fuori di noi, e che non aspetta sollecitazioni esterne per fare la sua parte. (Giovanni Carpinelli)

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Gianfranco Ravasi
Jung risponde a Giobbe
Il Sole 24ore, 24 aprile 2011

Anni fa, trovandomi a Zurigo, mi feci condurre lungo le sponde del lago omonimo fino alla cittadina di Küssnacht che s’affaccia sia su quello specchio d’acqua sia sulle Alpi dei Quattro Cantoni. Là io ero venuto soprattutto per dare uno sguardo alla casa ove Carl Gustav Jung aveva a lungo vissuto ed era morto il 6 giugno 1961 (era nato a Kesswil nel 1875). Se ben ricordo, mi impressionò una scritta latina apposta sulla facciata che recitava: Vocatus atque non vocatus, Deus aderit. Dio, quindi, era considerato sempre presente sia che l’uomo l’avesse invocato o meno, chiamato in soccorso, interpellato o ignorato. Echeggia in queste parole una battuta profetica isaiana citata dall’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani, da lui considerata come emblematica della sua dottrina sul primato della grazia divina che precede ed eccede l’azione umana: «Isaia arriva fino a dire: Io, il Signore, sono stato trovato anche da quelli che non mi cercavano, mi sono manifestato anche a quelli che non mi invocavano» (10,20).

Commento

Ho letto il post (non lo avevo visto…) e ripenso a qualcosa che ho letto pochi giorni fa: l’idea di Dio e di spirito secondo Meister Eckart. Cito Marco Vannini ed il suo “Prego Dio che mi liberi da Dio”:

“Eckart, nel suo sermone Predica Verbum, spiega che la parola “Dio” si proferisce correttamente solo quando la si genera , ovvero quando – a partire dal silenzio ovvero dal più profondo distacco – il verbum, il logos viene generato nell’anima, dunque quando si e’ quella Parola.”
Eckart rifiuta l’idea di Dio in quanto “ente” e la considera un’idea idolatra, perché porta ad oggettivare Dio e a pensarlo come separato da sé. Concepisce invece Dio come logos che viene continuamente generato all’interno della nostra anima, qualcosa che ritroviamo e facciamo vivere nel profondo di noi stessi, che abita in noi.
In questa chiave, mi sembra che il “Vocatus atque non vocatus, Deus aderit” diventi più comprensibile. Dio abita in noi e quindi è presente al di là della nostra consapevolezza della sua presenza. Tale consapevolezza si acquisisce rientrando in noi stessi, nella nostra interiorità, esplorando il fondo della nostra anima. E così cambia anche il modo di concepire la religione, non come credenza in un ente esteriore, ma come “conoscenza dello spirito nello spirito”, esperienza interiore che ci porta a generare il logos nell’interiorità dell’anima nostra. E che trasfigura il nostro sguardo sul mondo e su noi stessi. Questo è credere, per il cristiano Eckart.
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4 pensieri su “Dio abita in noi

  1. Non so cosa intendesse esattamente Jung ma io lo interpreto così : Dio mi abita. E, aggiungo, Dio abita l’universo tutto… Dio E’ l’universo tutto ❤

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