Umberto Saba, Ulisse

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava, scivolosi al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; ma al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.
°°°
La bellezza e la potenza dell’ anastrofe “della vita il doloroso amore” che si avvia sulla scia di una ripresa e di una citazione foscoliana “me al largo/sospinge ancora il non domato spirito”, sono indice di una ricerca letteraria che si innesta dentro la ricerca di una intera vita.
L’Ulisse di Saba, diversamente da quello di Foscolo, non torna a terra, non perché esule, ma perché, nel solco di una memoria dantesca e forse persino joyciana, si rimette in mare, spinto dal desiderio di conoscere più a fondo la natura umana, per farne un’ennesima esperienza.
La poesia che appartiene a Mediterranee è del 1947, collocata a conclusione del Canzoniere (1948), se non è un vero e proprio testamento spirituale, si pone sul limitare di una esistenza, dopo una terribile stagione di guerra, dove il ricordo giovanile appare lontano e bello come uno smeraldo, mentre il presente del vecchio è “quella terra di nessuno”in cui il porto può essere un facile approdo per altri, ma non per l’uomo ormai esperto che, se da giovane ha conosciuto insidie e la difficoltà di riconoscere al buio la presenza degli scogli sott’acqua, oggi sa che sbandare al largo per fuggire l’insidia, non elimina il desiderio vitale di rischiare di nuovo.
Se a Polifemo Ulisse si presentò con il nome di Nessuno, il mare di Nessuno è non solo il mare di Ulisse, è il luogo di un viaggio molto diverso dal quello ungarettiano, perché Saba non sembra attendersi una terra promessa.
Il doloroso amore della vita è la scoperta di una forza irrinunciabile che lo risospinge al largo, perché più del porto, conta l’orizzonte aperto su un futuro ancora da esplorare.
(Mirella Sama)
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