Steinbeck e la crisi: Furore

Alessandro Casiccia, Narrare le grandi crisi. Tempeste finanziarie, paura e rovine sociali nella letteratura e nel cinema, Mimesis, Sesto San Giovanni 2014

Di Steinbeck si ricorda in primo luogo Furore, sebbene l’intensificarsi delle lotte sindacali venisse narrato forse più direttamente in altre opere come La battaglia. L’ampio scenario di Furore era dato dall’estendersi della crisi nelle campagne, e dal suo aggravarsi per l’arrivo di una grande siccità [Lo spunto e i materiali per il romanzo Steinbeck li trasse da una serie di articoli pubblicati nell’ottobre 1936 nel “San Francisco News”, per documentare le condizioni di vita di una popolazione che, attratta da offerte di lavoro, a centinaia di migliaia, aveva abbandonato il Midwest per raggiungere la California. Si trattava dei nuovi poveri, bianchi e protestanti, espropriati dalle banche delle loro fattorie, non più redditizie dopo che il cataclisma delle tempeste di polvere (Dust Bowl) aveva disperso l’humus coltivabile. Wikipedia] L’opera di Steinbeck descrivein modo incisivo – sullo sfondo di grandi scenari storici – lo sradicamento di intere famiglie dai terreni che avevano coltivato da sempre e che sentivano propri anche se la proprietà era di banche, le quali ora (anche “avvalendosi” della crisi) introducevano metodi diversi e nuovi strumenti meccanici in grado di sostituire l’intervento umano. La famiglia Joad, come molte migliaia di altre famiglie, intraprendeva un esodo forzato verso ovest e veniva spinta verso nuove esperienze di lavoro e di sfruttamento. E poi di forzato nomadismo, di delusione, di almeno iniziale disperazione.
L’atteggiamento degli imprenditori locali, di fronte a questa ondata di migranti, è ostile e miope. Quell’atteggiamento lo troviamo ad esempio in “un tizio di nome Hines, uno che ha trentamila acri a pesche e uva, e ha pure un conservificio e una cantina”. E che parla sempre dei “maledetti rossi” che portano il paese alla rovina e vanno cacciati a pedate. A un ragazzo appena arrivato, che gli chiede chi siano questi rossi, ecco la risposta: “Un rosso è qualsiasi figlio di puttana che vuole trenta centesimi l’ora quando noi ne paghiamo venticinque!”.
Il lavoro precario e mal pagato non dura a lungo e le condizioni meteorologiche aggravano la situazione. Nel penultimo capitolo, vediamo nuvole grigie che vengono dall’Oceano, scavalcano le montagne costiere e irrompono nelle valli. Vediamo i campi diventare “grandi laghi grigi” e le tende dei migranti cedere alla pioggia. E poi vediamo gruppi di uomini gracili per la fame, vestiti di stracci, che escono dagli attendamenti e si trascinano nel fango alla volta dei paesi o dei negozi di campagna, per mendicare cibo o ricevere qualche sussidio. O anche per cercare di rubare. E in quella estrema umiliazione comincia a fermentare la rabbia. Da un lato, la compassione degli abitanti comincia a tramutarsi in paura e rabbia contro gli affamati. E gli sceriffi reclutano e armano nuovi agenti. Dall’altro lato, la fame e la disperazione generano infine il vero furore: quello di chi non ha più nulla da perdere. E va a rubare anche rischiando le pallottole. “Le donne guardavano gli uomini, li guardavano per capire se stavolta sarebbero crollati. E quando gli uomini erano in gruppo, la paura spariva dai loro volti e la rabbia prendeva il suo posto. E le donne sospiravano di sollievo, perché capivano che andava tutto bene: il crollo non c’era stato; e non ci sarebbe stato nessun crollo finché la paura fosse riuscita a trasformarsi in furore”. [John Steinbeck, Furore, 1939, orig. The Grapes of Wrath = i frutti dell’ira, alla lettera i grappoli, trad. S.C. Perroni, Bompiani, Milano 2013].
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La nuova traduzione del libro, La Stampa, 12 novembre 2013
Si presenta come un evento editoriale la nuova traduzione italiana di “Furore” di John Steinbeck. Viene proposta dall’editore Bompiani nella collana Grandi Tascabili. Il capolavoro della narrativa è tradotto da Sergio Claudio Perroni e l’edizione si avvale di una introduzione di Luigi Sampietro. La ritraduzione del libro è un evento atteso da sempre, dato che la prima e unica traduzione di Carlo Coardi fu fortemente condizionata dal contesto storico (era il 1940). La nuova traduzione, fatta da Sergio Claudio Perroni (non solo scrittore ma traduttore di Houellebecq, Ellroy, Foster Wallace, etc) rilancia, come per la prima volta, un romanzo tutto da riscoprire. Pietra miliare della letteratura americana, “Furore” è un romanzo mitico, pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l’anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale, nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell’opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. Nell’odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un’intera nazione. L’impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria “come un marchio d’infamia”. Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell’uomo contro l’ingiustizia, Furore è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi per la prima volta in tutta la sua bellezza. Con Furore, nel 1940, Steinbeck vinse il Premio Pulitzer e il National Book Award. Dal romanzo, anche l’omonimo capolavoro di John Ford interpretato da Henry Fonda. John Steinbeck (1902-1968) è uno dei massimi esponenti della letteratura americana e mondiale. Nel 1962 venne insignito del Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: «Per le sue scritture realistiche e immaginative, unendo l’umore sensibile e la percezione sociale acuta». Nel 1964 il Presidente Lyndon B. Johnson gli conferì inoltre la Medaglia presidenziale della libertà. Le nuove edizioni di tutte le opere di John Steinbeck sono in corso di pubblicazione presso Bompiani, a cura di Luigi Sampietro.

Migrant mother (Dorothea Lange): un’icona americana

http://machiave.blogspot.it/2015/04/dorothea-lange-la-crisi-nel-cuore.html

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