Il jihadismo europeo e il suo futuro

Bernardo Valli, La sfida all’occidente dei vendicatori frustrati, la Repubblica, 23 marzo 2016

… Daesh perde terreno in Siria e in Iraq e si dice che i suoi affiliati o emuli si diano da fare per animare il fronte europeo, anche nel tentativo di dissuadere gli occidentali a intervenire in Medio Oriente. Penso piuttosto che gli attentatori musulmani residenti in Europa, e spesso con una nazionalità europea, agiscano in particolare spinti dalle proprie frustrazioni. L’Islam jihadista è un richiamo a portata di mano.
L’intelligence ha un compito difficile e gli attentati riusciti a Parigi l’anno scorso e ieri a Bruxelles oscurano il successo nel prevenirne tanti altri che erano in cantiere. Essa opera in direzioni diverse, su terreni impervi: la guerra civile in Siria, matrice dell’attuale jihadismo, il grande flusso migratorio, in cui oltre al prevalente problema umanitario si nascondono aspetti meno nobili, e la vasta comunità musulmana in Europa. Sui servizi di informazione pesano inoltre le divisioni europee. Le quali ci rendono vulnerabili. Nonostante le dichiarazioni, non esiste la volontà di coordinare in modo permanente le varie intelligence nazionali. Gli scambi bilaterali o una collaborazione a vasto raggio si intensificano soltanto nei casi di emergenza. Altrimenti, come in politica estera e nella difesa, ognuno vuol fare da sé. Parlare di mancanza di fiducia tra partners (che pur condividono la moneta) è forse eccessivo. Esiste tuttavia qualcosa di simile a una gelosia sciovinista che certo non favorisce la lotta al terrorismo.
Le comunità musulmane in Europa hanno più rapporti tra loro di quanto ne abbiano le intelligence nazionali. Larga parte della popolazione araba, la stragrande maggioranza, è rispettosa delle leggi del paese in cui è immigrata, e di cui ha spesso la nazionalità. Ma è ai suoi margini, appunto tra i giovani frustrati per mancanza di lavoro nelle periferie, che il jihadismo europeo trova le sue reclute. Le leggi eccezionali per la sicurezza, tendenti, ad affrettare per via amministrativa le azioni dipendenti dalla magistratura (fermi, perquisizioni…) sono senz’altro necessarie. Riguardando inevitabilmente le comunità musulmane scavano però il solco della diffidenza e della frustrazione. Il lavoro di intelligence è più discreto e essenziale. Sarebbe più efficace di quel che è se fosse condiviso tra i paesi minacciati. Esiste anche, e soprattutto, l’integrazione culturale. La sola capace di recuperare o evitare i convertiti al jihadismo. Ma essa non riguarda la cronaca: richiede tempi lunghi.

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Un pensiero su “Il jihadismo europeo e il suo futuro

  1. la frustrazione non riguarda la vita di un singolo individuo, non è solo individuale, è qualcosa di più, concerne un gruppo intero, una famiglia allargata, un clan o tribù a da cui si proviene e alla quale comunque si appartiene. Noi pensiamo troppo ai figli e poco ai padri, a mio avviso.

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