Quegli spari sono per noi

Annalena Benini, Fine incubo mai, ma ancora non crediamo che quegli spari siano per noi, Il Foglio, 23 marzo 2016

… succederà ancora, e ancora, ma ogni ennesima volta tocchiamo la speranza di una fine, e dopo l’arresto di Salah Abdeslam, uno degli attentatori di Parigi, … sembrava che qualcosa vacillasse nella ferma idea di un martirio glorioso in nome di Allah e nell’odio di pietra contro di noi: l’attacco jihadista sembrava aver perso un po’ di appeal, almeno dentro il nostro desiderio, dentro la nostra ferma illusione di non essere sotto attacco permanente. Salah, ventisei anni, era quasi sollevato, deciso a parlare, ed era solo venerdì scorso, ma adesso è già di nuovo il giorno dopo un altro undici settembre, molto vicino a quello di Parigi del tredici novembre scorso: tutto è sempre più ravvicinato e noi siamo sempre meno sconvolti, ma più attenti ai dettagli, al rumore delle valigie con le ruote, misuriamo la possibilità di sopravvivere dentro questo assalto ininterrotto che però non vogliamo nominare, e anzi alleniamo il distacco. Possiamo ancora credere che non ci riguardi davvero, fumo e sangue di qualcun altro, urla di sconosciuti, quel bambino con il braccio ustionato comunque non è mio figlio. Quante volte sono passato da Zaventem, anzi ero là proprio lunedì, ho anche preso la metropolitana, adesso faccio un tweet.

C’è una durezza nuova, simile all’abitudine, nella reazione a questa Bruxelles infuocata e deserta, muta, senza aerei che partono o atterrano, con le bandiere dell’Isis per terra, la bandiera belga a mezz’asta, le scritte stanche con i gessetti colorati, e il simbolo dell’Europa colpito nel modo più inequivacabile (aeroporto, metropolitana). Non vogliamo davvero guardarlo né tirare le somme, perché guardarlo significherebbe dire: fine incubo mai. Così vicini e così lontani, e sempre un po’ distratti, ancora disposti a illuderci che non sia diretto a noi, ai nostri trolley del martedì mattina, ai nostri figli che urlano al buio sulle rotaie della metropolitana.

Come in guerra, il manifesto di oggi, copertina

Terrore e sangue in sequenza a Bruxelles: due kamikaze si fanno esplodere all’aeroporto di Zaventem e una bomba devasta la stazione della metro a Maelbeek. Almeno 34 morti, oltre 200 i feriti. L’Isis rinvendica il doppio attentato: «Siamo stati noi». A tre giorni dall’arresto di Salah Abdeslam, la mente delle stragi di Parigi, l’Europa ripiomba nel panico. Caos nelle capitali isolate e massima allerta, frontiere blindate. Per il premier francese Manuel Valls: «Viviamo in uno stato di guerra»

 

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