Diotima

Sono tempi bui e tempestosi come la notte a cui pensa scrivendo lo Snoopy di Charlie Brown. Ogni tanto si ha la sensazione di scivolare senza freno verso il peggio ed è così per la politica e l’economia adesso, in Italia. Abbiamo quindi bisogno di tutta la nostra saggezza, di quella filosofica serenità che Hölderlin attribuiva alla sua Diotima, una donna reale. Concetto Marchesi una volta disse che l’oratoria di Togliatti aveva, come l’eloquenza di Caio Gracco, “il pallore, non il rossore, dello sdegno”. Ecco, di questo avremmo bisogno. E per questo possiamo invocare Diotima, delizia della celeste musa. Ciò di cui abbiamo bisogno è già presente tra noi, a ben vedere. Aspirare alla conoscenza, senza poterla possedere, era nella natura stessa della ricerca filosofica secondo la Diotima che compare come personaggio nel Simposio di Platone. Aspirare alla conoscenza è un modo per andare oltre la rabbia.

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Friedrich Hölderlin, Diotima

Vieni e placami questo Caos del tempo, come una volta,
Delizia della celeste musa, gli elementi hai conciliato.
Ordina la convulsa lotta coi tranquilli accordi del cielo,
Finché nel petto mortale ciò ch’è diviso si unisca,
Finché l’antica grande e placida natura dell’uomo,
Fuor dal fermento del tempo, possente e serena si levi.
Torna nei miseri cuori del popolo, bellezza vivente,
Torna all’ospite mensa, nei templi ritorna.
Ché Diotima vive come i teneri bocci d’inverno,
Ricca del proprio spirito, pure ella cerca il sole.
Ma il sole dello spirito, il mondo felice è perito
E nella notte gelida ormai tempestano già gli uragani.

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Diotima e Hölderlin. Lettere e poesie, a cura di Enzo Mandruzzato, Adelphi, Milano 1979
In una casa agiata di Francoforte, luminosa e circondata da un folto parco, il poeta assoluto dell’età moderna, Friedrich Hölderlin, allora ventiseienne, incontrò Diotima, il suo «amato amore». E subito scriveva: «C’è un essere al mondo presso il quale il mio spirito può e potrà indugiare millenni». Quell’essere, che per Hölderlin era Diotima, si chiamava per tutti gli altri Susette Gontard, ed era la madre del giovane Henry, a cui Hölderlin doveva fare da precettore. Così nacque non una storia d’amore, ma una storia che era l’amore. Le stupende lettere di Diotima, così perfettamente accordate nel timbro a Hölderlin, sono l’unica traccia immediata che ci rimane di quella vicenda, che ebbe una conclusione brutale, a cui seguì entro breve tempo la morte improvvisa di Diotima. Ma anche in un certo gruppo delle liriche di Hölderlin parla Diotima, e nel suo nome anzi si può dire che Hölderlin trovi per la prima volta la sua inconfondibile voce.  (presentazione editoriale)

http://www.lietocolle.com/2015/11/diotima-ghiannis-ritsos/

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