Fortuna detta Chicca

Alice Airola

Il 24 giugno 2014 una bambina di 6 anni precipita da un palazzo di Caivano, comune della provincia di Napoli, e muore, in circostanze misteriose. Gli inquirenti che indagano su quello che inizialmente sembrava un tragico incidente si accorgono ben presto che in quel quartiere, il Parco Verde di Caivano, le persone non amano parlare ne collaborare con la polizia: l’impenetrabile cappa di omertà e il mutismo in cui si chiudono gli abitanti non sembrano crollare nemmeno di fronte al triste destino di una bambina.

A più di un anno dalla morte di Fortuna il caso ritorna sotto i riflettori: alcuni bambini del palazzo, strappati alle famiglie d’origine, rompono il silenzio e svelano gli agghiaccianti retroscena del fattaccio. E’ stato un vicino di casa ad uccidere la bambina, lo stesso uomo che avrebbe più volte abusato di lei e che, ad un suo rifiuto, avrebbe reagito gettandola da un balcone dell’ottavo piano. Ma c’è di più; nel quartiere di Parco Verde, Fortuna non è la sola ad essere caduta in una rete di pedofili che agiscono indisturbati, protetti dal silenzio degli altri residenti. La storia assume sfumature ancora più atroci quando, grazie ai piccoli testimoni, si delineano scenari nei quali le donne del quartiere giocano un ruolo nient’affatto secondario nella perpetrazione degli atti di pedofilia: c’è la compagna dell’assassino che sa tutto e non parla e che permette all’uomo di abusare delle sue figlie, c’è la nonna di una delle bambine che intima alla nipote di non parlare, c’è una condomina del palazzo che inquina le prove per “non avere noie” con la polizia e via dicendo. Se è vero che i casi di pedofilia sono da sempre considerati tra i peggiori crimini che un essere umano possa commettere, quando questi coinvolgono le donne lo sgomento dell’opinione pubblica è massimo. Parrebbe impossibile, quasi innaturale, che una donna, ovvero colei che genera la vita per antonomasia, compia atti criminali nei confronti dei bambini. Ma è davvero così? La donna nasce con un intrinseco e naturale istinto materno? Elisabeth Badinter, scrittice e filosofa francese, sostiene che l’accostamento donna-maternità non sia un destino obbligato bensì una costruzione culturale. Quell’istinto materno che la nostra società conferisce alla donna non terrebbe conto dei desideri delle donne, anzi, le spingerebbe a diventare madri ad ogni costo. La tendenza culturale a vedere in ogni donna una “madre” spiegherebbe il perché crimini quali la pedofilia rosa siano così difficili da accettare e quindi identificare. Eppure la letteratura scientifica sul tema ha più volte denunciato il pericolo che il mancato riconoscimento della pedofilia al femminile può significare per la società e per i bambini, sottolineando la necessità di uscire da questo binomio donna-madre che impedisce un’analisi più oggettiva e fredda della realtà.

 

berthe m

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