Lonely Planet

VACCINAZIONI E ITINERARI

La prima guida, che già conteneva, come quelle di oggi, informazioni su vaccinazioni e trasporti, oltre a cenni storici e itinerari, nacque per caso. «Erano gli Anni 70, avevano fatto la rotta hippy e molti amici ci chiedevano informazioni. Il libriccino conteneva le risposte e divenne un piccolo caso letterario in Australia». In tutto quel viaggio costò «qualche centinaio di dollari». Ma se il primo libro «semplicemente capitò», il secondo viaggio, sempre in Asia, nel 1974, fu organizzato proprio per realizzare una guida e dall’anno successivo viaggiare e scrivere, per i Wheeler, divenne un lavoro a tempo pieno. «Ho avuto la fortuna di girare il mondo senza lavorare mai». Con il tempo la Lonely Planet è cambiata, e oggi consiglia anche hotel e ristoranti non alla portata di giovani con due soldi: «È cresciuta con noi, che siamo diventati adulti e benestanti, ma cerchiamo sempre, ne parlo ancora come se fosse mia anche se non mi sono pentito di aver venduto, di suggerire soluzioni economiche e itinerari inusuali».

Lovely. Così avrebbe potuto affettuosamente chiamarsi, in formula abbreviata come usano i lettori più fedeli, la compagna di tanti memorabili viaggi degli abitanti di mezzo mondo. Invece, come sappiamo, è la Lonely. «Stavamo lì a rimuginare sul nome – ricorda nei dettagli Tony Wheeler – e ci capitò di ascoltare Space Captain. Rimanemmo colpiti dall’incipit: “Once I was traveling across the sky / This lonely planet caught my eye”. Ci piacque e decidemmo di chiamarla così: Lonely Planet. Solo più avanti ci siamo accorti che in realtà Joe Cocker diceva “lovely planet”».

Era il 1973, e Tony e la moglie Maureen, che oggi hanno due figli, erano appena approdati in Australia dopo il loro primo, lunghissimo viaggio attraverso Europa e Asia. Il viaggio da cui sarebbe nata, con Across Asia on the cheap, agile e dettagliato volumetto per squattrinati ventenni giramondo, la Lonely Planet, la più famosa guida di viaggi fai-da-te.

DA OVEST A EST

Ancora oggi i Wheeler vivono in Australia, a Melbourne, dove la casa editrice – che 5 anni fa, per una fortuna, hanno completamente venduto alla «Bbc», che a sua volta l’ha rivenduta a una società americana – conserva la sede storica. Per capire come l’avventura sia iniziata serve però un passaggio a Nord-Ovest di 17.000 chilometri.

«Tutto iniziò a Londra il 7 ottobre 1970 – racconta Wheeler, inglese d’origine, sorseggiando il tè delle cinque in un hotel di Melbourne – ero seduto su una panchina di Regent’s Park quando una ragazza, bellissima, venne a sedersi all’altra estremità. Attaccai bottone e parlammo subito di viaggi. Esattamente un anno dopo ci siamo sposati, ed esattamente dopo un altro anno festeggiavamo il primo anniversario davanti al Taj Mahal». Maureen, irlandese, ricorderà meno dettagli e una «panchina già occupata da qualcuno», quel Tony, ancora oggi magrolino e con lo sguardo vispo, con cui girerà il mondo. «Beh quasi, ho viaggiato in 160 Paesi – precisa ironico – mi mancano posti che mi affascinano ma ora sono off limits come lo Yemen».

C’è chi con la Lonely Planet gira da decenni e chi la accusa di togliere magia ai luoghi citati rendendoli di massa. «Oppure chi la compra solo per non seguire i consigli – aggiunge il fondatore – ma va bene così. Abbiamo avuto successo perché eravamo sempre i primi a scrivere di un Paese e a segnalare rotte non battute dal turismo, come, allora, la Thailandia».

TRA TRIBUNALI E LIBRERIE

Non sempre è stato rose e fiori. C’è stata la demotivazione degli Anni 90, la crisi di Internet e poi i litigi fra autori e le cause in tribunale. «Spesso gli hotel sono permalosi – sorride – e poi siamo finiti davanti ai giudici in Kenya e in Giamaica per questioni politiche. Senza contare che in Cina la Lonely non è venduta perché citiamo le tre vietatissime T, Tibet, Tienanmen e Taiwan».

La casa editrice Edt, in Italia, nel 1992 è stata la prima al mondo a pubblicare le Lonely Planet in una lingua diversa dall’inglese e nel 2015 ne ha vendute 700.000, tra cartaceo e digitale, in un mercato in leggero rialzo rispetto al 2014. «Non credo che il web farà sparire le guide tradizionali – osserva Wheeler – c’è spazio per entrambi. Non ovunque c’è il wi fi, ad esempio, come a Cuba, da cui sono appena tornato». Perché Wheeler oggi vive 4 mesi a Londra, 4 in Australia e negli altri 4 viaggia. Non più sempre in coppia con la moglie: «Io amo fare immersioni, Maureen l’opera. Ci prendiamo i nostri spazi». Ormai può prenotare stanze di lusso da 500 dollari a notte, ma «almeno una volta all’anno cerco di dormire in un albergo a meno di 10 dollari». Perché «i viaggi più magici sono i primi, fatti a 20 anni ma soprattutto con pochi soldi».

Elisabetta Pagani, La Stampa 9 maggio 2016

Lonely Planet o Routard? http://orizzontiblog.it/2012/12/10/1177/

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