Pamela

Con Pamela, o la virtù ricompensata di Samuel Richardson il paradigma di Cenerentola si ritrova sul terreno del romanzo, aprendo la via a altre apparizioni: Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, Jane Eyre di Charlotte Bronte. Il matrimonio garantisce l’ascesa sociale dell’eroina che attraverso l’iniziale sottomissione alle regole si guadagna il rispetto e il riconoscimento della propria dignità. Un’estrema propaggine televisiva del modello romanzesco originario si è avuta con Elisa di Rivombrosa.

Utet, Letteratura europea on line

Protagonista di Pamela, o la virtù ricompensata di Samuel Richardson (1689-1761). L’immediato, straordinario successo di Pamela, difficile da capire per il lettore moderno, almeno in tale misura, fu decretato soprattutto da un pubblico femminile che, a metà del XVIII sec., andava sempre più accostandosi alla lettura grazie ad una migliorata istruzione di base e alle biblioteche popolari ormai diffuse un po’ dovunque. Di questo pubblico femminile Richardson seppe interpretare la sensibilità con singolare acume. Egli era, a giudizio dei contemporanei, un Ladies’ man con un occhio sempre rivolto (non soltanto materialmente) alle signore che ne ricercavano la compagnia e vedevano, a ragione, in lui un apostolo dei diritti della donna. Delle sue lettrici egli condivideva il gusto per il particolare, per il dettaglio domestico (si pensi alle lunghe, minuziose descrizioni di interni) e l’interesse per il matrimonio, o meglio, per un «buon matrimonio». Inoltre la conclusione del romanzo con le nozze tra Pamela e Mr. B. rappresenta una straordinaria vittoria per la donna qualora si pensi alla condizione delle domestiche che, all’epoca, erano tenute per legge a rimanere con il padrone fino al compimento del ventunesimo armo (in alcuni casi addirittura fino al matrimonio). Che Mr. B. accettasse in moglie una donna, sia pure giovane, bella e piacevole ma di classe sociale inferiore, fu sentito da buona parte del pubblico come un’affermazione senza precedenti del più elementare senso di giustizia, una vittoria del debole e indifeso contro la prepotenza dei ricchi. Su di un piano più strettamente letterario Pamela inaugura uno stereotipo che si riproporrà migliaia di volte nella letteratura dei due secoli successivi. Le eroine di infiniti romanzi saranno, inevitabilmente (come Pamela), giovani, inesperte, votate ad un ruolo sostanzialmente passivo ma non prive di astuzia e pronte ad usare ogni cosiddetta arte femminile per adescare l’uomo e giungere al matrimonio, unica condizione veramente desiderabile e scopo supremo dell’esistenza. Pamela è dunque un fondamentale archetipo che, ancor più dei personaggi di Defoe, inaugura e influenza in modo determinante l’evoluzione del romanzo inglese. Esso è, inoltre, un personaggio più complesso di molti suoi epigoni. Pamela si difende, infatti, contro una violenza reale usando abilmente le armi di cui dispone e se la difesa ad oltranza della sua virtù pare ispirata più ad una pratica saggezza che a solidi principi morali occorre ricordare che ogni cedimento avrebbe determinato la rovina totale della sua esistenza (ed è questa un’altra direzione percorsa da numerosi romanzi del secolo successivo). Pamela è anche consapevole della profonda disparità tra uomo e donna e di quest’ultima difende esplicitamente i diritti in alcune tra le pagine più significative del romanzo. Fin dalla sua comparsa il personaggio fu accolto oltre che da un grande successo anche da una reazione critica quasi infastidita, da una serie di circostanziate accuse di ipocrisia e di calcolo utilitaristico (Fielding con la parodia Shamela è il primo e più insigne rappresentante di questa corrente) a cui si oppose chi, come Alexander Pope, giudicava che l’esempio di Pamela valesse più di «venti sermoni». La critica recente tende invece a ritenere che l’interpretazione in chiave morale sia, probabilmente, fuori luogo perché Pamela ha di fronte a sé un problema eminentemente pratico, cioè, si trova soprattutto ad affrontare circostanze molto complesse da cui la sua stessa esistenza può essere travolta e va quindi ascritto a suo merito l’aver saputo piegare le convenzioni a cui il comportamento femminile era soggetto ad esclusivo vantaggio della sua salvezza.

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