Caporetto

 

Ernest Hemingway, Addio alle armi, 1929

Traduzione di Giansiro Ferrata, Dante Isella, Puccio Russo
La notte incominciò la ritirata. I tedeschi e gli austriaci avevano rotto a nord e scendevano le valli verso Cividale e Udine. Ce ne andammo tutti, in ordine, fradici e cupi. Scendendo lentamente nel buio sorpassammo truppe in marcia sotto la pioggia, cannoni, cavalli coi loro traini, muli, camion, tutto l’esercito. Il disordine non era maggiore che in un’avanzata.
La notte stessa aiutammo ad evacuare gli ospedali da campo che erano sparsi nei villaggi meno rovinati dell’altipiano, trasportammo i feriti giù a Plava, sulla riva e nel letto stesso del fiume, e sfaticammo tutto il giorno seguente, sotto la pioggia, a evacuare gli ospedali e la stazione di smistamento di Plava. Pioveva sempre, l’armata della Bainsizza abbandonava l’altipiano sotto la pioggia autunnale e passava il fiume di dov’erano incominciate in primavera le grandi vittorie. Si arrivò a Gorizia il giorno dopo a mezzogiorno. Non pioveva più e la città era quasi vuota. Mentre venivamo su per la strada
vedemmo caricare su un camion le donne del casino dei soldati, erano sette, avevano cappello e soprabito e tenevano in mano le loro valigette. Due piangevano. Un’altra ci sorrise e tirò fuori la lingua, la dimenò un poco. Aveva grosse labbra carnose e gli occhi neri.
Che belle ragazze aveva trovato Barto! In un esercito che si ritira non c’è posto per due vergini. Vergini davvero dovevano essere e probabilmente ragazze di chiesa. Se non ci fosse la guerra saremmo forse tutti a letto. A letto mi riposerei la testa, letto e non legno duro come un pezzo di legno nel letto; Catherine adesso era a letto, tra due lenzuoli l’uno sopra e l’altro sotto, e su che fianco poteva dormire? Forse non dormiva. Forse stava
sdraiata pensando a me. Soffia, soffia o vento dell’ovest! Sì, per davvero soffiava e pioveva non un poco ma a scrosci, e tutta notte scese la pioggia: ecco doveva piovere proprio così. Ecco. Ah Gesù Cristo se fossi ora nel mio letto col mio amore tra le braccia. Quel mio tesoro di Catherine. Oh se quel tesoro di Catherine potesse venir giù con la pioggia. Prendila, vento e portala da me! Ed ecco che sì, c’eravamo, assieme eravamo nel vento e la pioggia leggera non l’avrebbe calmato.
– Buona notte Catherine – dissi ad alta voce; – spero che dormirai bene. Se sei scomoda cambia fianco – dissi. – Vado a prenderti un bicchier d’acqua? Tra poco è giorno e andrà meglio. Mi dispiace che tu sei così scomoda. Cerca di dormire, cara. –
– Ho sempre dormito – rispose. – Eri tu che parlavi nel sonno. Stai bene? –
– Davvero sei qui? –
– Ma sì e non voglio andar via. Non è questo che può dividerci. –
– Oh cara, cara. E non andrai via questa notte? –
– Ma certo, non andrò via. Resto qui. Sono sempre con te quando vuoi. –
– …Tenente – disse Piani. – Si sono rimessi in moto. –
– Sonnecchiavo – dissi.
– Non continuerà la guerra – interruppe un soldato. – Si va a casa. E’ finita la guerra. –
– Si va tutti a casa! – ribadì un altro.
– Tutti a casa! – ripetè un terzo.
°°°
Lorenzo Mondo, Elisabetta Rasy, l’amore inconfessabile fra infermiere sul Carso, La Stampa, 17 maggio 2016
… Mi sono ricordato, leggendo questo libro, di un romanzo che passa per essere il capolavoro di Ernest Hemingway, Addio alle armi. E magari anche Elisabetta Rasy se ne è ricordata. Mi riferisco appena ai dati elementari: stessa guerra e analogo scenario geografico. Ed anche là c’è la storia di un amore, sia pure meno complicato: quello tra il tenente americano Henry, controfigura dell’autore, e la crocerossina Catherine Barkley. E’ comune ai due romanzi il miracolo di un sentimento delicato, assoluto, che ha saputo fiorire in circostanze così avverse; ed entrambi hanno una conclusione drammatica. Ma Elisabetta Rasy intende raccontare la storia, impensabile per Hemingway, di una emancipazione femminile duramente conquistata. Maria Rosa lascerà Napoli e l’inamabile famiglia. Capelli alla maschietta e abiti eccentrici, si trasferirà a Parigi. Munita di una Kodak della quale ha appreso al fronte i rudimenti, diventerà una fotografa di successo. E’ una libertà propiziata dall’ombra luminosa di Eugenia. Con lei si intrattiene in una affettuosa e riconoscente evocazione che diventa romanzo, questo romanzo.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...