Brexit, occasione storica

Francesco Cancellato, E ora svegliati, Europa!, Linkiesta, 24 giugno 2016

L’incubo si è materializzato: la Gran Bretagna ha ribaltato tutti i pronostici e ha scelto di lasciare l’Unione Europea. Mentre scriviamo – sono le cinque e mezza del mattino, di un giorno che sarà lunghissimo – la sterlina è già crollata di otto punti percentuali, il più consistente calo che si ricordi. Fosse solo questo: le dimissioni di David Cameron sono già argomento di discussione, così come c’è già chi, nella Scozia che ha votato in massa per rimanere in Europa, parla di «crisi costituzionale». E sono solo le prime due tessere del domino. La Storia si è rimessa in moto, ne vedremo delle belle.

Da democratici, non può che essere giusto così. Ha vinto la volontà popolare, a dispetto di ogni conseguenza. E pure da europeisti convinti quali siamo, in fondo, forse il bicchiere è davvero mezzo pieno. Forse questa catarsi britannica, un disastro per l’Europa così come la conosciamo, può essere un’ottima notizia per l’Europa che vorremmo.

È un voto che fa strame degli opportunisti come David Cameron, che ha soffiato sul fuoco dell’anti-europeismo e del nazionalismo per non perdere la poltrona e ora si ritrova gambe all’aria. La sua scommessa – promuovere il referendum per arginare l’Ukip – rimarrà uno degli errori di valutazione più clamorosi della Storia. L‘unica magra consolazione è che con ogni probabilità non gli toccherà in sorte di gestire le conseguenze delle sue azioni, prima fra tutte gli scricchiolii di un istituzione millenaria come il Regno Unito, con la Scozia e il Nord Irlanda che hanno votato in massa per rimanere in Europa.

È un voto che, al di qua della Manica, suona come un sinistra campana per i pavidi e i tiepidi. Per chi, pur europeista, ha scelto di usare l’Europa come cloaca delle responsabilità inevase, come alibi da usare alla bisogna, quando sale la febbre. «È colpa dell’Europa», dicevano, e nessuno si ricordava più delle pensioni greche più ricche di quelle tedesche, dei cinque commissari alla spending review bruciati in cinque anni dalla politica, delle omissioni della vigilanza nei confronti di piccoli bankster locali. Ogni volta, un colpo di piccone contro a una costruzione europea già fragile di suo, scagliato da chi, teoricamente, aveva il mandato storico di portarla a termine.

È un voto, soprattutto, che impone delle scelte. Ora l’Europa deve davvero fare l’Europa. Chi esercita una leadership nel Vecchio Continente ha in mano la sua ultima carta e deve giocarla qui e ora, nel caos. Non c’è un domani per gli Stati Uniti d’Europa, per un sistema fiscale, un welfare, una politica industriale ed energetica, una strategia militare che siano davvero comuni, se non si inizierà a costruirli a partire da oggi. Saranno l’azione o l’inazione delle prossime ore a determinare il futuro del continente, le sue possibilità di avere un ruolo nello scenario geopolitico globale dei prossimi decenni. E questo deve essere chiaro soprattutto a gente come Angela Merkel, François Hollande, Matteo Renzi: il futuro non sono le elezioni del prossimo anno, o il referendum del prossimo ottobre.

Se qualcosa di buono uscirà, da questa giornata nera, insomma, sarà figlio della consapevolezza che non si può più aspettare, che l’arrivismo consuma l’ambizione, che bisogna rischiare, che a tirare a campare … si tirano comunque le cuoia, e non si è combinato nulla. A volte una fine spaventosa è davvero meglio, molto meglio, di uno spavento senza fine. L’uomo nero non è più sotto il letto, ma è qui, nella stanza, insieme a noi. Svegliati, Europa!

 

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2 pensieri su “Brexit, occasione storica

  1. Purtroppo il neofascismo più o meno mascherato non fa più paura come un tempo. Alla fine è forse meglio affidarsi al contrasto puntuale che non all’anatema. Tanto Cameron quanto Corbyn non hanno saputo argomentare con la dovuta efficacia, mi pare.

  2. Il voto inglese dipende dalla grave disinformazione e dall’ignoranza delle classi sociali piu’ deboli preda di una assidua propaganda di stampo neofascista. Gia’ , proprio cosi:
    . Se vogliamo rinnovare sul serio l’Europa incominciamo a chiamare le cose con il giusto nome e attenti ai neofascisti nostrani.

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