Gertrude Bell e Lawrence

Nata nel 1868 da una famiglia di industriali dell’Inghilterra del nord, Bell fu archeologa, cartografa, linguista, abile alpinista e agente segreto britannico. Ebbe una vita unica, straordinaria e piena di contraddizioni. Si conquistò sul campo il soprannome di Khatun, titolo onorifico equivalente a nobildonna, regina, ed è forse ancora oggi più nota nel Vicino e Medio Oriente che in patria.

A restituirle celebrità in Europa potrebbe pensarci Werner Herzog, che sta per iniziare le riprese di Queen of the desert, un film ispirato alla sua vita. L’attrazione  del regista tedesco per l’insolito ha trovato terreno fertile nella biografia dell’archeologa. Gertrude Bell si diplomò con successo a Oxford, in un’epoca in cui lo statuto stesso dell’università scoraggiava la presenza femminile, tollerandola a malapena. Ma quello accademico fu solo il primo di tanti ambienti esclusivamente maschili che riuscì a conquistare. Nonostante ciò fu membro dell’Anti-Suffrage League e attiva oppositrice dell’estensione del diritto di voto alle donne. Le cronache del tempo la descrivono ricca, infelice e sola. Ancora più sola dopo la morte, nella disastrosa battaglia di Gallipoli, del maggiore Charles Doughty-Wylie, unico uomo della sua vita, sposato con un’altra donna e con il quale ebbe esclusivamente un rapporto epistolare.

Volontaria per la Croce Rossa durante la Guerra mondiale, nipote dell’ambasciatore inglese in Persia, nel 1915 divenne la prima donna della storia a lavorare per l’intelligence britannica. In quegli anni, con la caduta dell’impero ottomano, la riorganizzazione del Vicino e Medio Oriente aveva preso i connotati di un complicato gioco delle parti tra i leader arabi e l’impero britannico, in declino ma ancora potente, permeato di orgoglio colonialista.

Gertrude Bell, abile diplomatica, tra le maggiori conoscitrici della complessa realtà araba dell’epoca, girò quei luoghi per diverso tempo, accompagnata soltanto da un piccolo gruppo di fattorini e servitori. Imparò il persiano, il turco e l’arabo, e le informazioni che raccolse sulle varie tribù del deserto furono di vitale importanza per i servizi segreti britannici. Bell ebbe poi un ruolo di primo piano nella costituzione dei nuovi regni di Transgiordania e Iraq, e nella definizione dei loro confini. In una lettera del luglio 1921 (disponibile online nel vasto archivio dell’università di Newcastle dedicato a Bell) con un misto di stanchezza e mal dissimulata vanità, scriveva: “Una cosa è certa – non mi farò più coinvolgere nella creazione di un nuovo re; è uno stress troppo grande”. Qualche anno fa, durante la guerra in Iraq, luci e ombre dell’operato di Bell vennero spesso ricordate e messe in parallelo all’intervento americano contro il regime di Saddam. L’interesse della stampa per la vita dell’archeologa venne poi rinnovato nel 2007, in occasione dell’uscita della biografia Queen of the Desert, Shaper of Nations, a firma di Georgina Howell. Quell’anno, sul numero di luglio del The Atlantic, Christopher Hitchens descrisse Bell come una “internazionalista nata”.

Le ricerche di Bell come archeologa si concentrarono prevalentemente sull’architettura abbaside e bizantina in Asia Minore. Una volta archiviati gli sforzi di diplomazia e di intelligence, nei primi anni venti si dedicò con rinnovata passione agli scavi. Si stabilì a Baghdad, e lì fondò il locale museo archeologico, ancora oggi in attività. Morì nella città irachena qualche anno dopo, nel 1926, per un’overdose di sonniferi.

Non è la prima volta che Herzog si confronta con la storia personale e le ossessioni di scienziati e ricercatori. Lo ha già fatto per esempio nei documentari Encounters at the End of the World  e Il diamante bianco. Non è però facile immaginare sotto quale lente deciderà di raccontare la vita dell’archeologa. Gertrude Bell nei suoi diari citava Percy Bysshe Shelley: “Amo la neve e ogni forma di gelo raggiante. Amo le onde, e i venti, e le tempeste. Amo quasi tutto ciò che appartiene alla Natura, e che non è contaminato dalla miseria dell’uomo”. Non proprio la stessa visione del regista tedesco, che si è invece da sempre caratterizzato per un forte interesse al lato oscuro e tenebroso della natura. Come egli stesso dice in Grizzly Man, “il comun denominatore dell’universo non è l’armonia, ma il disordine, lo scontro, l’assassinio”.

La nuova pellicola, scritta dallo stesso Herzog, è stata annunciata da più di due anni. Ma le antiche turbolenze di queste terre si intrecciano a quelle odierne, e la lavorazione del film sta subendo lunghi ritardi. A metà dicembre il produttore Cassian Elwes ha scritto su Twitter: “Abbiamo dovuto spostare parte delle riprese dalla Turchia al Marocco. Werner voleva girare troppo vicino al confine con la Siria”. A oggi, questa è una delle poche notizie ufficiali pervenute sul film, oltre al cast confermato che comprende Naomi Watts nel ruolo di Gertrude Bell e Robert Pattinson in quello di Lawrence d’Arabia.

National Geographic Italia, 8  gennaio 2013

510efae739d792fb66cd3c182709b271

http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2007/06/the-woman-who-made-iraq/305893/

 

Annunci

Un pensiero su “Gertrude Bell e Lawrence

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...