Il rischio del declino irreversibile

Sergio Scamuzzi
Perché la sinistra ha perso le elezioni e rischia un declino irreversibile? come potrebbe reagire?

Ci sono tendenze generali fortissime

Risulta vincente in tutto l’occidente una tripolarizzazione del sistema politico tra sinistra classica, destra classica e nuovi soggetti antisistema cavalcati a nuove elite prima in terza fila (il sistema contro cui si raccoglie efficacemente la protesta è l’establishment globalizzato, la UE, il centro sinistra che ha condotto fuori dal declino da deindustrializzazione, come a Torino)

La tradizionale vocazione distributiva della sinistra è stata gravemente limitata o compromessa dalle politiche di austerità che ha dovuto adottare o subire. La sinistra e una destra debole e tecnocratica in altri paesi, neanche tale e poco globalizzata nel nostro, hanno insieme lasciato spazio politico vuoto ai movimenti populisti. In Europa un fenomeno impattante come l’immigrazione è stato gestito suscitando egoismi nazionali e ansie della popolazione più esposta. Il modello di sviluppo della economia della innovazione e della conoscenza perseguito e additato come uscita dalla stagnazione per i paesi sviluppati è stato realizzato in molti paesi in misura insufficiente e ovunque ha prodotto dualismi sociali. La politica, e quindi la sinistra se al governo, ha lavorato più per le aree sociali garantite o capaci di competere che per le aree più deboli. Ma la disuguaglianza accresciutasi ha messo in crisi buona parte del ceto medio rendendo anche la sinistra meno credibile.

Infine la capacità di azione della politica limitata nelle possibilità di spesa e dalla macchinosità del processo decisionale nella politica e nella amministrazione, specie in Italia, anche per provvedimenti ‘senza spesa’, conferisce un eccesso di peso alle narrazioni e alla sfera simbolica, alla ricerca di capri espiatori , e in definitiva a forme comunicative populiste anche di soggetti non populisti.

Ci sono poi le varianti e specificazioni locali, come quelle di Torino

Torino ha vissuto di ‘rendita culturale’ del modello di sviluppo indubbiamente vincente che l’ha condotta fuori dal declino della deindustrializzazione pur realizzandolo con sempre più fatica a causa della minore disponibilità di spesa pubblica. Il conseguente coinvolgimento dei privati ha avvicinato inevitabilmente la sinistra al governo ai cosiddetti poteri forti mentre la sinistra di opposizione perdeva di credibilità popolare a fronte della protesta emergente. I segnali di crisi del modello non sono stato ascoltati benché elaborati nel terzo piano strategico della città. Non c’è stato un controbilanciamento dell’amministrazione che agiva con tutti i vincoli suddetti da parte del partito PD (e delle altre formazioni minori) che non ha svolto in misura sufficiente alcuna delle funzioni di qualsiasi corpo intermedio: collegare la società civile all’amministrazione fornendo canali di espressione e partecipazione; formare, motivare e reclutare nuove elite per ricambiare la classe dirigente locali. Solo il M5s le ha svolte con una certa efficacia. Autolesionismi della competizione intrapartitica, mancato ascolto del cambiamento ed errori di una comunicazione legata al sia pur recente passato e improvvisata per le elezioni, senza un immaginario nuovo della città creato negli anni come retroterra e con poco spazio per i più giovani candidati, soverchiata dal Grande Comunicatore Nazionale (Renzi) – e da possibili errori del jobs act e della buona scuola, leggi che toccano strati sensibili un tempo elettorato della sinistra – derivano dai problemi di fondo summenzionati.

Che fare?

Guardare a un partito capace di innovazione sociale e politica nelle forme di partecipazione contro il populismo, e di proposta visibile e comunicata, formare e reclutare nuove generazioni in posizioni di responsabilità.

Rivedere la visione dello sviluppo della città (a quali condizioni può produrre risultati tangibili per tutti e non essere dualistica pur restando orientata alla conoscenza alla innovazione?) e riprendere il metodo del terzo piano. La cultura e la comunicazione possono produrre un nuovo immaginario per questa società e non aderire passivamente all’esistente del momento

Mettere al centro dell’attenzione grandi opere suscettibili di vasto coinvolgimento sociale e economico come la Città della salute e la Città della scienza, i trasporti, e una cultura accessibile e la semplificazione del processi decisionali politici e amministrativi.

Porsi con lucidità il problema delle alleanze in un sistema tripolare, pur essendo avverse le condizioni finchè un polo sogna di diventare forza maggioritaria e governare da solo il paese (M5s) e gli altri due si illudono di frenare il declino il loro solo grazie a un leader carismatico o almeno comunicativo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...