Chi era Provenzano

Felice Cavallaro
Cosa nostra e la morte di Provenzano. «Il nuovo capo dei capi? Non c’è ragione per cui debba esserci…»

Parla Salvatore Lupo, uno dei maggiori esperti di mafia: «Provenzano? E’ morto un uomo che era già finito. Cosa nostra oggi non ha necessariamente un’organizzazione piramidale. Ci sono bande che fanno affari, hanno relazioni fra loro»
Corriere della Sera, 14 luglio 2016

Per capire come cambia la mafia dopo la morte di Bernardo Provenzano, come si prefigura una mafia senza “capo dei capi”, ovvero per capire se lo stesso quesito va rimodulato, chiediamolo ad uno dei maggiori esperti della materia, il professore Salvatore Lupo. “Intanto, diciamo che è morto un uomo che era già finito, privo di testa, privo del ben dell’intelletto, mentre noi che la testa l’abbiamo ancora rischiamo di restare sempre affezionati a questa mitologia del ‘capo dei capi…”.

Se è così, la “mitologia” persisterà con Totò Riina fino a quando non se ne andrà pure lui.

“E resisterà ancora con Matteo Messina Denaro grazie a una stampa, forse a tanti inquirenti affezionati a questa semplificazione”.

Stiamo parlando di uomini che comandano, che comandavano Cosa nostra…

“Troppo facile. Non basta individuare una persona con un nome, una faccia e indicarla come il cattivo. E’ un errore. Questo valeva anche quando Provenzano era nel pieno della sua attività. E’ una forzatura pensare che, per esempio, nell’anno 2000 Provenzano potesse avere lo stesso potere di Riina quando con un suo gesto, prima del 1992, cadevano le teste”.

Vuol dire che era meno potente?

“Provenzano non poteva avere lo stesso potere perché la mafia, nei tempi della sua leadership, dopo l’arresto di Riina avvenuto nel 1993, non aveva la stessa capacità intimidatoria di prima, come chiunque sa. Pensare che potesse farlo è restare ancorati a strutture anacronistiche, a modelli immobili”.

L’uomo dei “pizzini” passava per lo stratega dell’“immersione”…

“Chiunque esamini i ‘pizzini’, vede che hanno un atteggiamento prudentemente mediatorio, tranquillamente tradizionalista. La cosiddetta sommersione è questa: una organizzazione che si rende conto che deve cambiare linea perché è stata risospinta nel sommerso dal contrattacco subito. E la mia convinzione è che questo sistema, applicato a Messina Denaro, risulti altrettanto deviante”.

E allora il “capo dei capi” chi è? O non c’è?

“Non c’è nessuna ragione per cui dovrebbe esserci un capo. La mafia è composta ormai da bande che fanno affari, hanno relazioni fra loro. Non ci sono clamorose azioni violente. E non ci sono squadre di killer che devono rispondere a qualcuno. Insomma, non c’è bisogno di pensare che debba esistere un dittatore”.

Dovremmo quindi archiviare l’immagine consegnata da Buscetta a Falcone su una organizzazione piramidale?

“La descrizione di questa società non è necessariamente piramidale nemmeno nella versione di Buscetta che parlava piuttosto di una organizzazione federativa con organi dirigenti come la ‘Commissione’. D’altronde, il fatto che non ci sia un unico capo non significa che non esista Cosa nostra. E’ una rete di associazioni e relazioni illecite che, seppure indebolita, è ancora vigente”.

E opera in quali campi? Punta ad affari e alta economia?

“Io non faccio l’investigatore. Come sempre la mafia agisce ovunque è possibile fare denaro. Secondo le opportunità di mercato. Molti imprenditori sono stati e sono collegati a questa rete. Ma la mafia siciliana, per come l’abbiamo conosciuta, non mi sembra sulla cresta dell’onda rispetto ad altre organizzazioni come la ‘ndrangheta”.

E il gioco del toto-capo dei capi…?

“Risparmiatecelo”.

Lei è coautore con il professore Giovanni Fiandaca di un testo considerato demolitorio dai magistrati impegnati nel processo sulla cosiddetta Trattativa Stato-mafia. Per Fiandaca il reato addirittura non esiste. E’ scettico l’ex pm Giuseppe Di Lello. Ma lei ha sostenuto che non c’è mafia senza trattativa fra apparati dello Stato…

“Trattare fa parte delle storia della mafia. Prima e dopo Riina la mafia ha sempre trattato.

E se tratta vuol dire che qualche interlocutore ce l’ha. Ma dire che esista la grande trattativa legata ai ‘sistemi criminali’ della prima Repubblica ne passa. Per essere chiari, alla Trattativa con la T maiuscola non credo. Ma che tante trattative con la ‘t’ minuscola ci siano state è certo”.

 

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