Hollande, Valls e la paura

Il presidente francese e gli uomini del suo governo stanno segnando un tratto della storia francese e della nostra storia a colpi di manganello. Si potrebbe aggiungere: nel peggior modo possibile. La Francia è nel mirino dei fondamentalisti islamici, sicuramente il passato (presente…) coloniale la colloca in un’area a rischio, è stata colpita e messa in ginocchio da azioni terroristiche non certamente organizzate da esperti militari, ma da lupi solitari. Ma è l’atteggiamento che infastidisce e che mostra la mancanza di stoffa politica. Davanti a un efferato omicidio qual è stata la risposta governativa? Un mischiare tutto senza un minimo di analisi, senza ragionare per il solo scopo di alzare barriere in difesa dell’Eliseo mai così fragile. Così tutto sullo stesso piano: l’Isis, i manifestanti contro la loi travail, gli hooligans, il terrorismo internazionale, la criminalità e le morti violente. E’ tutto allarme terrorismo a fronte di zero analisi.

Per il vantaggio di non avere chi manifesta contro la legge sul lavoro che ammazza il futuro e precarizza le nuove generazioni, vieta tutto. Chiude Parigi. Crea un clima da fascismo che non potrà che aiutare il Fronte Nazionale.

La polizia picchia contro tutto quello che si muove. Lo ha fatto in occasione della Conferenza sul clima, quando sono emersi i filmati che dimostravano come sono andati i fatti. Lo sta facendo cercando di reprimere le manifestazioni di piazza dei cittadini francesi che, a differenza di quelli italiani, non si sono arresi e sono al nono sciopero generale. Ieri a Parigi, a fronte di un milione e duecentomila persone in piazza, è successo di tutto. Scrive sul suo profilo fb Valerio Nicolosi, operatore Sky:
“Scontri, tanti. Quell’odore acre di lacrimogeni che ti si attacca alla gola, il rossore degli occhi e più di mezz’ora di diretta su Sky tra idranti, manganellate, granate adsordanti e spray urticanti. Quando quasi tutto finisce mi avvicino per questa foto con il cellulare e un gentilpolizitto mi spara un bussolotto di lacrimogeni a grappolo su una gamba mentre ero di spalle”.
Vien da pensare a una situazione parallela. Per esempio Obama ha mostrato una diversa cautela di fronte ai fatti di Orlando. Intanto ha cercato sin dall’inizio di evitare che si saltasse alle conclusioni troppo facili e che non fanno altro che alimentare il fuoco ignobile e razzista stile Trump. Poi ha sottolineato gli errori fatti dall’Fbi, ha spiegato  quanto le armi facili da reperire abbiano inciso sulla strage, quanto abbia inciso la diffusione sempre più sfacciata dell’omofobia. Insomma si è comportato da presidente responsabile, senza gettare nel panico il paese e senza alimentare il peggio del peggio che si cela nelle pieghe della società.
Che differenza con Hollande. L’unica speranza sono i francesi. I cittadini che non arretrano di un millimetro nella loro lotta contro chi governa male, contro i giovani e contro il futuro, il paese.

globalist, 15 giugno 2016

Si veda inoltre http://www.atlantico.fr/decryptage/parait-qu-ne-faut-pas-bombarder-molenbeek-et-saint-denis-benoit-rayski-2680754.html

Bisogna farla finita con i discorsi ansiogeni. (Martine Aubry, 25 febbraio 2016)

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