Il terrore, la paura, la risposta

Simone Lorenzati

E dunque l’attentatore di Monaco era un 18enne squilibrato. Tedesco di origine iraniana. Da solo ha seminato il panico in un mondo che ormai vive col terrore la sua quotidianità. Naturalmente anche questa volta, dopo dieci minuti, erano già pronte dal popolo della rete una miriade di soluzioni. Dalla pena di morte (utilissimo deterrente per chi pensa di farsi saltare in aria o di spararsi comunque a fine strage) all’invasione militare. Non si sa bene di cosa peraltro. L’attentatore di Nizza aveva la doppia cittadinanza tunisina-francese, quello di ieri era tedesco, seppur di origine iraniana. Allora cosa facciamo, sganciamo le bombe su Tunisia e Iran? Oppure su Francia e Germania? Senza dimenticare che le invasioni di Iraq, Siria e Libia, con le loro bombe intelligenti, certo non hanno portato orde di nemici all’Isis. In ogni caso, seguendo questa logica, dovremmo bombardare Sicilia e Calabria ogniqualvolta venga arrestato un mafioso di quella provenienza. Vogliamo andare allo scontro di civiltà coi musulmani? Si prospetta un bel mondo combattendo contro 2 miliardi di persone.

La verità è che, in questa onda di pazzia collettiva, l’Occidente finge di non avere molte colpe che invece ha. E, soprattutto, che la sola speranza di uscirne è proprio grazie all’aiuto degli islamici “moderati”, che sono la stragrande maggioranza. Esattamente come avvenne in Italia durante gli anni del terrorismo (perché il nostro senso di superiorità ci fa scordare che anche qui c’era chi metteva le bombe sui treni, nelle stazioni, nelle piazze). E si è riusciti a sconfiggerlo proprio perché i terroristi sono stati isolati dal resto della cittadinanza.

Perché, che tu uccida seguendo rivendicazioni politiche, religiose o di altro genere, poco importa. Come disse benissimo Juan Goytisolo “Uccidere un innocente non è difendere una causa, è uccidere un innocente”. Io continuo a pensare che nel breve periodo sia molto più utile il lavoro di intelligence che non quello militare o bellico. Mentre, guardando al futuro, ritengo che la salvezza risieda nella cultura, nell’intelligenza, nell’umanità e nell’integrazione.

Altrimenti vorrei capire esattamente in cosa consisterebbe l’alternativa. Un perenne stato militare? Un mondo simile agli Stati Uniti, dove infatti stragi come quelle di ieri avvengono spesso? Mettiamo uomini armati ovunque: nei supermercati, per strada, nei locali di svago, e in una miriade di altri posti visto che chiunque potrebbe colpire ovunque. Mi rivedo in Benjamin Franklin “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”. Altrimenti ricominciamo ad erigere muri e fili spinati. Ai confini dell’Europa, ai confini degli stati singoli. Magari con i pazzi e potenziali attentatori già dentro. E allora facciamolo intorno a casa nostra. Un bel muro in maniera tale che nessuno possa entrarvi. Salvati dal muro. Che però ha due facce. Impedisce di entrare. Ma non fa nemmeno più uscire.

http://www.nytimes.com/roomfordebate/2016/07/15/can-we-just-live-with-terrorism/military-solutions-force-others-to-live-with-terror

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...