Ulisse e il viaggio

Federico de Augustinis, “Fatti non foste a viver come bruti”. Sette buoni motivi per viaggiare: la lezione di Ulisse, Kataweb, Il mio libro

Quando Ulisse e i suoi compagni salparono alla volta di Itaca, di ritorno dall’interminabile guerra di Troia, senza saperlo furono protagonisti del capitolo più importante di uno dei filoni più prolifici della letteratura di tutti i tempi, il viaggio. Reale o figurato, d’avventura o di introspezione, on the road o tutto interno alla testa del protagonista, ogni romanzo in fin dei conti racconta la storia di un “viaggio”, da un’origine ad una destinazione. Viaggiare d’altronde è anche una delle passioni più condivise da tutti, e proprio la vicenda di Ulisse, uno dei più celebri degli eroi cantati da Omero, ci spiega il motivo, e -chissà- magari può darci qualche buona ragione per preparare lo zaino e metterlo in spalla…

1) Viaggiare ti insegna a superare gli ostacoli.  Un vero viaggio presenta dei veri ostacoli. Nella terribile odissea di Ulisse gli ostacoli sono continui nella via: mostri mitologici, sirene, il gigante dal solo occhio Polifemo o la terribile Maga Circe. Ma affrontarli è un passaggio necessario per l’eroe, e solo la determinazione, l’astuzia o l’ingegno permettono a Ulisse di raggiungere il proprio scopo. Allo stesso modo, un vero viaggio non può prescindere da continui ostacoli: la paura per il diverso e per l’ignoto, la solitudine, le avversità che sorgono quando ci si muove in un ambiente nuovo e non ovattato. Ma questi ostacoli sono proprio parte necessaria del viaggio: scoprire i propri limiti, imparare a superarli e ad aggirarli, spingerli sempre un po’ più in là.           

2) La bellezza di un viaggio sta tutta nel tragitto. Molti non vedono l’ora di raggiungere la meta, ma il vero amante del viaggio sa bene che la bellezza sta tutta nel percorso che si attraversa per raggiungerla. La vicenda di Ulisse dedica relativamente ben poco spazio all’arrivo dell’eroe nella sua Itaca. I veri passaggi importanti, che hanno fatto dell’opera di Omero uno dei testi più famosi di sempre, stanno tutti nel percorso attraversato dall’eroe per raggiungere il suo obbiettivo.

3) Il viaggio ha sempre uno scopo. Già, perché il vero viaggio ha sempre uno scopo, che non sempre è il semplice raggiungimento di una meta. Nel caso di Ulisse,  lo scopo è il ritorno dopo tanti anni di lontananza alla propria terra, alla propria casa, alla propria moglie. Uno scopo che l’eroe terrà fermo fino alla fine, nonostante difficoltà e imprevisti, come sette anni tra le braccia di Calipso…Per mettersi in viaggio ci si può domandare quale sia lo scopo, o forse è meglio scoprirlo solo alla fine. E, come Ulisse, potrebbe venir fuori che quel desiderio di mollare tutto e partire non porterà ad altro che a ritornare a “casa”, ai propri valori, alle proprie origini… magari piuttosto cambiati e arricchiti.

4) Il viaggio è una continua scoperta. Un viaggio infatti può anche essere circolare, ma attraversa sempre la scoperta. Nuove culture, nuove conoscenze, nuovi sapori, lingue ed esperienze. Il viaggio di Ulisse è menzionato anche nell’Inferno di Dante, dove l’eroe omerico sconta proprio la troppa “sete di conoscenza”. Ma senza rischiare di finire all’inferno, viaggiare è sicuramente il modo più efficace per aprire la propria mente, aumentare la propria conoscenza e percezione del mondo, capire modi diversi di pensare rispetto ai nostri.

Ulisse

5) Il viaggio è una perdita (voluta?) di punti di riferimento. Il viaggio di Ulisse ha una caratteristica importante: avviene per mare. Questo vagare nel mare è un tema ripreso da tantissima letteratura, specie negli ultimi secoli, quando esplorazioni e naufragi portavano i vari Robinson Crusoe a “perdere” i propri punti di riferimento per scoprirne (o magari essere costretti a inventarne!) di nuovi. La bellezza del naufragio in un viaggio (in senso figurato…) è proprio quella di perdere i soliti punti di riferimento -le regole del mondo che ci ruota intorno- e scoprirne di nuovi. Il modo più efficace per ragionare meglio e con la propria testa!

6) Il viaggio è scoperta della bellezza. Qualcuno ha detto che il viaggio in fin dei conti è tutta una questione di estetica: la bellezza del viaggiare, seguendo un rito consolidato, delle regole non scritte, dettate dal senso dell’avventura (niente smartphone e gps, ad esempio, o solo autostop) che ci permette di immergerci davvero e interamente in posti nuovi, culture sconosciute, luoghi dove la natura regna sovrana. La storia di Ulisse sembra dimenticare la bellezza, tutta presa dalla tragedia e dalle difficoltà incontrate dal protagonista e dai suoi compagni di viaggio. Ma questa storia è raccontata nella forma che è bellezza per eccellenza, la poesia, che musicalmente accompagna le gesta dell’eroe…

7) Il viaggio come ricerca del senso della vita. Tra tutte le rielaborazioni del mito di Ulisse, senza dubbio la più famosa è quella dell’Ulisse di Joyce. L’eroe dello scrittore irlandese riprende e sottolinea un altro aspetto della vicenda dell’eroe omerico, e quindi un altro aspetto del viaggio, forse il più importante: la ricerca di un senso. L’Ulisse di Joyce “vaga per il quotidiano” in un mare di pensieri alla ricerca di un perché alla sua quotidianità. Il protagonista di Omero, dal canto suo, vaga alla ricerca della conoscenza, e quindi forse di un senso. Allo stesso modo ogni viaggio, per piccolo che sia, comporta in fin dei conti un distacco dalla quotidianità e una ricerca di se stessi e, in ultimo, di un senso.

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