Tania

Aldo Natoli
Antigone e il prigioniero Gramsci. Lettere di Tania
la Repubblica, 4 novembre 1989

Non fu facile per Antonio Gramsci trovare a Roma Tatiana Schucht, sorella maggiore della moglie Giulia, 37 anni (tre in più di lui), ancora bella in volto, insegnante di Scienze naturali, in un istituto privato di via Savoia. Egli l’aveva inutilmente cercata fin dal suo arrivo in Italia, traendone l’impressione che Tania si negasse. Nel febbraio del ’25 ci fu il primo incontro. Lui ne rimase colpito. Lei gli ricordava Giulia. Più di una volta scriverà che nella voce di Tania credeva di riconoscere le inflessioni e il tono della voce di sua moglie che viveva lontana da lui, a Mosca, con il figlioletto Delio. Specialmente nei primi anni del carcere (tra il 1927 e il 1929), si trovano nelle sue lettere passi dai quali traspare quasi un’identificazione tra Tania e Giulia.

Tra l’intellettuale prigioniero e la cognata andò sviluppandosi a poco a poco una fiduciosa e affettuosa amicizia che fu di grande conforto morale per Gramsci. Le lettere e le cartoline postali di Tania a Gramsci, conservate in fotocopia presso l’Istituto Gramsci, sono seicentocinquantadue (quasi tutte inedite) e furono scritte dal gennaio del 1927 all’ agosto del 1935. Credo di essere stato il primo (e il solo finora) a leggerle e a studiarle sistematicamente, facendo il riscontro con le lettere di Gramsci a Tania. La corrispondenza, fittissima fino al dicembre del 1933, si diradò successivamente, dopo il trasferimento di Gramsci nella clinica Cusumano a Formia, dove Tania poteva visitarlo ogni settimana.

Forse esistono anche altri motivi che spiegano la rarefazione del rapporto epistolare, motivi maturati nel corso del 1933. Il ruolo di Tania fu complesso e decisivo sotto molti aspetti, essendo proprio lei il tramite costante fra Gramsci e la famiglia in Russia (Giulia e i figli) e fra lui e il partito comunista. Tania gli scriveva più volte la settimana, ora lettere, anche lunghe, ora semplici cartoline postali, per dargli anche un solo segno della sua presenza. Cercava di prevenirne desideri e bisogni. Lo colmava di affetto. Gli incontri con Gramsci in carcere erano per lei occasione di shock emozionali che si prolungavano nel tempo. Se ne trovano tracce indimenticabili nelle sue lettere.

Ai primi di settembre del 1927, Tania ottiene un colloquio (il primo?) nel carcere di San Vittore, a Milano. Il 5 settembre gli manda una cartolina postale: Mi sembra di essere stata proprio una stupida e di non aver saputo dirti nulla, e non posso fare a meno di piangere. Spero che vedendoti ancora sarò meno emozionata e che anche tu saprai dirmi di che cosa hai bisogno… Temo che anche tu mi abbia trovato ancor più stupida di quanto mi considero io….

Lo stesso giorno, più tardi, gli manderà una lettera: Caro Antonio, come è stato breve il tempo del nostro colloquio, non abbiamo avuto il tempo di capire qual è il nostro stato d’ animo reciproco. Poi avrei avuto desiderio di abbracciarti teneramente e sono rimasta ben delusa, non potendo neppure stringere la tua mano. Spero però che la tua delusione non sia stata troppo grande, almeno vorrei che tu riuscissi a vincere questo sentimento.

E lui di rimando: Ricordi che un pomeriggio a Roma ti ho rivolto la parola credendo che tu fossi Giulia?… Io ti scrivo proprio come a una sorella e tu in tutto questo tempo sei stata per me più di una sorella… A proposito, sai che per lungo tempo avevo pensato di darti qualche fiore cresciuto nella mia cella? (Vedi che romanticismo carcerario?). E’ un incontro sotto gli occhi del secondino. In Gramsci domina immediatamente il rimando da Tania a Giulia e si aprono la strada sentimenti delicati, intimi, colorati di fantasia. Ma il motivo dell’assenza di Giulia (se ne conoscono soltanto sedici lettere, tre inedite, da me rinvenute fra quelle di Tania, nessuna dopo l’ottobre del 1933), o della sua presenza mediata da Tania, sarà uno dei motivi maggiori di tormento per Gramsci ed esploderà talora, più volte, in asprezze che esprimono la solitudine sempre più disperata del prigioniero.

Già fra l’estate e l’autunno del 1927 comincia a configurarsi chiaramente lo scenario del dramma. Gramsci ebbe, per la prima volta, notizia della grave malattia nervosa della moglie alla fine di ottobre, quando Tania gli trasmise due lettere della sorella. Il 17 novembre, dopo un colloquio, Tania gli scrive: Ho capito che non hai fiducia sufficiente in me e credi che io ti possa nascondere cose dolorose, è assolutamente assurdo che tu lo possa pensare perché a mio parere la condizione indispensabile per permetterti di stare sempre tranquillo è di essere informato di tutti gli avvenimenti importanti di casa.

Il 29 dicembre, Tania vede di nuovo Gramsci al colloquio. Il giorno dopo gli scriverà: …il tuo aspetto è alquanto cambiato o, per dir meglio, succede che tu prenda degli atteggiamenti che non ti avevo conosciuto prima di vederti in carcere: ho pensato che talvolta il tuo aspetto può essere paragonato a quello dei fanciulli maltrattati in casa o, specialmente, in collegio. Siamo perfettamente consci delle tue condizioni d’ animo e siamo tutti d’ accordo nell’ intendere qual è il nostro dovere a tuo riguardo. Devi sapere anche che il nostro pensiero è sempre con te, ecco perché mi pare talvolta impossibile discernere tra ciò che ti ho realmente comunicato e ciò che abbiamo pensato insieme. Qui Tania, forse senza saperlo, tocca due punti, uno remoto, l’ altro vicinissimo e attuale, cui Gramsci era sensibilissimo. All’immagine del fanciullo maltrattato come non pensare alla miseria dell’infanzia di Gramsci, che lui stesso più di una volta rievocherà nelle sue lettere, tra i ricordi più dolorosi che gli sono rimasti impressi nell’animo? E l’insistenza (il nostro dovere a tuo riguardo, il nostro pensiero è sempre con te) non mirava forse a fugare i dubbi che Gramsci, prima che altri fatti accadessero, poteva ancora nutrire circa l’animus del partito nei suoi confronti, dopo l’ incidente dell’ ottobre del 1926? Poco dopo, il 6 febbraio del ‘ 28, essendo Tania di nuovo costretta al ricovero in ospedale, Gramsci, preoccupatissimo e adirato perché lei non ha cura di se stessa, l’avverte che non andrà più al colloquio se mi persuado della tua poca saggezza.

E’ la prima volta che Gramsci minaccia Tatiana di interrompere i rapporti: lo farà di nuovo qualche anno più tardi in condizioni ben altrimenti drammatiche. Poco dopo le scriverà che vorrebbe tirarle i capelli. Barbaro!, risponde Tatiana. La schermaglia è affettuosa e non ferisce. Ma il quadro dei rapporti fra i due si colorirà tra poco di tinte più scure, mentre il dialogo diventerà più serrato e si spingerà più in profondità. Il 26 marzo Nino scrive a Tania: Io credo proprio necessario che tu ti decida di andare a trovare la tua mamma (in Russia ndr), un consiglio che, in seguito, le ripeterà più di una volta. La reazione di Tania appare sproporzionata e può far pensare a motivazioni psicologiche non chiare. Essa replica: Non ti permetterò di chiuderti nella tua cattiveria…. Chiudersi rispetto a chi? Alla stessa Tania, ovviamente. Il mio temperamento non accetta una simile situazione.

Che cosa ci dicono di lei le sue lettere? Più volte, ella parla del suo modo di concepire e di praticare i rapporti con il prossimo. Essa non immagina altro rapporto che quello disinteressato: amare il prossimo senza aspettarsi contropartite. E’ un tema che ricorre più volte nelle lettere, senza che sia possibile discernere quando, dal rapporto generico per un prossimo indeterminato, Tatiana trapassi insensibilmente verso l’amore per una persona. Sui sentimenti ella mostra un riserbo che confina con l’inibizione. Il suo rapporto disinteressato sembra provenire più da un’educazione dei sentimenti che da una norma morale, è più tolstojano che kantiano, anche se esprime, ovviamente, anche una moralità. L’affettuosa devozione per Gramsci talora assume i toni purissimi di un amore ideale, sublimato. Che ella sentisse vivamente il fascino della personalità di Gramsci, della sua grande forza intellettuale e morale, è ben comprensibile. Come pure è comprensibile che fosse incantata dal suo humour, atterrita dalle sue collere. Ma nei loro colloqui, anche quando più forte era la commozione, Tania trovava il modo di mettersi da parte. Sono venuta a nome di Giulia e dei bambini, scriverà ripetutamente.

Nelle lettere a Gramsci, […] – essa più volte riuscì ad aprirsi, a schiudere sinceramente la propria intimità. E’ degno di nota, però, che mai una volta, nelle sue risposte, Gramsci riprese quell’argomento, anche solo per aiutare Tania a chiarirlo meglio a se stessa. Tania aveva anche un rapporto speciale, assai contraddittorio con la famiglia. Era ancora una bambina quando negli ultimi anni del secolo scorso gli Schucht lasciarono la Russia. Poi aveva vissuto sempre all’estero e, più a lungo che altrove, in Italia. Qui, dal 1915 era rimasta sola. Non sappiamo perché non seguì i suoi nel ritorno in Russia. Per quanto appartenga a una famiglia di idee rivoluzionarie (il padre Apollo era un antizarista di solide letture, amico di Lenin) Tania non ha conosciuto la rivoluzione del 1917, non ha conosciuto il partito bolscevico, la sua cultura, la sua morale, la sua pratica politica, a differenza delle due sorelle Giulia ed Eugenia, militanti attive. Ha qualche riserva, ma nessuna ostilità, anzi ce lo dice lo stesso Gramsci vorrebbe lavorare per i Soviet, ma non osa, perché non vuole avere l’aria, non avendo combattuto, d’approfittare della vittoria. Quando, tra l’autunno del ‘ 25 e l’ estate del ‘ 26, Giulia verrà a Roma con il figlio Delio e con la terza sorella Genia, Tania avrà dei problemi, si sentirà emarginata, in particolare non sopporterà la condotta di Genia, in una parola soffrirà. Di questo scrisse più di una volta a Gramsci e questi più di una volta le dette ragione.

Nei dieci anni in cui Tania rimase in Italia ad assistere Gramsci, la famiglia più volte e con insistenza le chiese di tornare in Russia. Ma Tania non partirà mai. Un paio di volte cercò di spiegare a Gramsci perché non lasciava l’Italia senza mai dirgli che la ragione principale era costituita proprio da lui. Tania sentiva moltissimo il rapporto con il carcerato. Forse era diventato lo scopo della sua vita. Neanche alla famiglia, neppure alla madre che pur dice di amare tanto, Tania rivelerà mai la verità e si trincererà dietro il solito argomento del rapporto disinteressato con il prossimo. Parlerà anche dell’atmosfera morbosa che pesa nella famiglia (Giulia ne è una vittima), affermando che lei non si sente di vivere in quell’atmosfera.

Io non ho potuto leggere queste lettere senza andare incontro a momenti di viva commozione. Tania, che non era religiosa e nemmeno una militante politica, seppe esprimere al livello insieme più nobile e più umile gli ideali della solidarietà umana. In Gramsci e per Gramsci essa poté realizzare il suo ideale di amore disinteressato e contemporaneamente spezzare i vincoli che le avevano impedito di aprirsi a un’altra persona umana. Questa donna fragile, malata, costretta a letto almeno tre mesi ogni anno, seppe, infaticabilmente, superare la propria sofferenza, divenire letteralmente sorella di Gramsci nella lotta e nel dolore. Senza di lei Gramsci non avrebbe potuto sopravvivere dieci anni in carcere. Tania lasciò l’ Italia nel 1938. Tornata in Russia poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale ed evacuata da Mosca durante l’invasione nazista, morì nel 42, a 54 anni, in una città dell’ Asia centrale sovietica. Fu un’Antigone di quei tempi di ferro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...