Pentastellati nella palude

Iacopo Jacoboni, Ecco tutti gli sponsor della Muraro. Non è stata la Raggi a sceglierla                   La Stampa, 3 agosto 2016

Virginia Raggi non ha scelto lei Paola Muraro, questo è un dato di fatto. Gliel’hanno piazzata due sponsor politici del Movimento cinque stelle nella spartizione delle cariche interne alla giunta, Stefano Vignaroli, in primis, e Paola Taverna; la quale negli ultimi tempi dice troppo spesso in giro – anche al ristorante dove sono soliti andare, dietro Montecitorio – «Virginia deve fare come diciamo noi», frase pronunciata sfoggiando il suo gusto per la battuta in romanesco. Il primo sponsor della Muraro è dunque il cinque stelle che più s’è occupato di rifiuti, un deputato cresciuto peraltro a pochi chilometri dalla discarica di Malagrotta, a Roma. Vignaroli ha combattuto per anni contro discarica e inceneritori; già è curioso, dunque, che si affidi a un’esperta che è pro-inceneritori.

Muraro è diventata una delle consigliere di Vignaroli fin dalla fine del 2013. A mettere in contatto, involontariamente, i due è stata una deputata del Pd, Laura Puppato, che è amica della Muraro. Da allora Vignaroli – che non è uno specialista in senso tecnico, diciamo così – s’è sempre più affidato alla consulente di lungo corso dell’Ama (e di altre aziende). E qui dobbiamo chiederci: la storia è soltanto Vignaroli e Taverna che portano la Muraro alla Raggi (cosa in effetti avvenuta), o è anche la Muraro che, per se stessa e i suoi mondi, si conquista la fiducia di Vignaroli, facendo da trait d’union di fatto tra Movimento e mondo delle imprese romane (municipalizzate o private) e dei tecnici sugli inceneritori?

A Roma la partita dei rifiuti è ghiottissima, e totalmente trasversale. Vi hanno partecipato nel corso degli anni le gestioni Pd, e quella Alemanno, nessuno di loro può dirsi puro politicamente. Ma, pur cambiando le stagioni politiche, i soggetti (gli attori reali) del sottopotere romano sono rimasti altri, gli stessi: le imprese e i tecnici, o gli alti burocrati. Uno di questi era Giovanni Fiscon, direttore generale e braccio destro di Franco Panzironi all’Ama – l’azienda municipale dell’ambiente. Fiscon era vicino di stanza della Muraro quando lei era consulente sui Tmb, gli impianti per il trattamento meccanico della spazzatura. Un mondo che torna, quello alemanniano, un po’ troppo spesso dalle parti della giunta Raggi per non indicare qualche legame assai resistente al tempo e al mutar del vento.

Un terzo ambiente che in qualche modo emerge studiando il caso-Muraro è quello dei carabinieri: il marito, Gianfranco Lusito, ex comandante provinciale dei carabinieri di Treviso (Muraro è di origini venete, rovigina, per l’esattezza), è oggi colonnello con incarico direttivo a Roma, dov’è andato a fare il capo dell’Ufficio addestramento delle scuole dell’Arma. Il Messaggero ha scritto, fino a ieri sera non smentito, anche di un pranzo al circolo ufficiali, frequentato dalla coppia, al quale parteciparono Fiscon e il prefetto, allora commissario dei rifiuti, Goffredo Sottile. Entrambi, Fiscon e Sottile, furono definiti dal Corriere «il cerchio magico di Cerroni», e indagati in vicende legate a Mafia Capitale.

 

Certo è Vignaroli che va con la Muraro, non ancora assessora, a incontrare un emissario della Colari, l’azienda di Cerroni, poco prima delle ultime elezioni comunali, per scongiurare una prima emergenza di rifiuti. Incontro al quale, al di là di ogni altra considerazione, non aveva un titolo formale per accedere, e che lo pone in conflitto con il lavoro nella bicamerale sui rifiuti: ragione per la quale oggi il Pd chiede le sue dimissioni dalla Commissione. Ma poi Vignaroli, dotato di una sua schietta simpatia e capacità di persuasione, fu anche quello che convinse Beppe Grillo a fare nel 2014 l’iniziativa di scendere in visita alla discarica di Malagrotta. È lo stesso Vignaroli? Grillo che adesso, ci raccontano, comincia a essere arrabbiato per la piega che sta prendendo la vicenda rifiuti romana. Vignaroli è poi entrato stabilmente nella cordata Di Maio, quella della scalata a Gianroberto Casaleggio, fin da quando, nel 2014, riuscì grazie all’appoggio di Di Maio, e al sostegno e i voti anche del Pd, non solo a entrare nella Commissione parlamentare sugli illeciti nel ciclo dei rifiuti, ma a diventarne il vicepresidente. Erano i tempi, ormai lontani, del dialogo Di Maio-Renzi.

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