La gestione privata del pubblico

Ernesto Galli della Loggia, Quei notabili tra soldi e potere, Corriere della Sera, 7 agosto 2016

La crisi del nostro sistema bancario non è solo un fatto economico, è anche un capitolo di storia sociale del Paese. Parlo in riferimento ai tanti istituti medi e piccoli — ma pure a una banca come il Monte dei Paschi, ad esempio — la cui crisi costituisce una radiografia spietata del potere locale italiano. Essa ci racconta infatti nel modo più crudo che cosa sono e come si comportano le oligarchie che dominano nella periferia italiana e che attraverso i loro esponenti troviamo ogni volta alla testa degli istituti in bancarotta. Svelandoci che cosa realmente è l’Italia dei tanto esaltati «territori». Carige, Banca Etruria, Banca Marche, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, CariFerrara, CariChieti, Monte Paschi: c’è dentro mezza Penisola: anzi tutta quanta se si considera la lunga lista di banche minori (quasi tutte di credito cooperativo) che la Banca d’Italia ha commissariato nei mesi scorsi e che vede una massiccia presenza di banche del Mezzogiorno. Causa e modalità dello sconquasso sono più o meno sempre le medesime. La storia è sempre la medesima. È una storia di gruppi di comando locali installatisi alla testa degli istituti, i quali in sostanza si perpetuano cooptando via via i propri membri. Sono in genere formati da qualche imprenditore non sempre brillantissimo, da qualche nome più o meno «illustre» tratto perlopiù dal ceto possidente tradizionale, da un pugno di professionisti affermati con vasti giri di contatti e di «agganci», da una vecchia gloria superammanicata o da qualche astro in ascesa della politica locale.

… «Che cosa ci si può aspettare da un Paese così?» viene malinconicamente da chiedersi. E viene da pensare al film della sua storia unitaria, al film degli ultimi 150 anni, che ormai sempre più spesso sembra riavvolgersi al contrario. Infatti è contro questa riottosa «società civile» intimamente sorda a ogni richiamo all’interesse generale, e contro i suoi animal spirits autocentrati e ciecamente acquisitivi, che da sempre se l’è dovuta vedere lo Stato italiano. Ed è contro di essa che tanto spesso sono sembrati naufragare i suoi tentativi di far valere regole di legalità e fini collettivi più ampi e più civili. Tentativi che oggi più che mai sembrano vani nel momento che a questo Stato è venuta meno l’arma della politica, e insieme quella sua preziosa appendice democratica rappresentata dai partiti, che in passato si è rivelata decisiva per imporre la propria volontà alle periferie. Per tenerle insieme, per legarle a un progetto capace di guardare lontano, oltre i loro confini e i loro interessi immediati. Oltre i consigli d’amministrazione bancarottieri e gli arricchimenti personali.

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